domenica
21 gennaio 2018

19:54

Tempo d’elezioni, ovvero la pandemia dei quaquaraquà

di Flavio Ambroglini

Il mondo politico italiano è già in fase di mobilitazione generale e la cosa è comprensibile dato che a votare per le politiche si andrà il prossimo 4 marzo.

Ciò che fa riflettere è che, a dispetto del decorso del tempo e delle esperienze che in esso dovrebbero essere maturate, si assiste ancora una volta all’emersione di noti e meno noti personaggi che, a vario titolo e sotto diverse bandiere, sono ancora tutti vittime, non dell’influenza di stagione, ma del virus del quacquaraquà!

Diverse sono le definizioni delle persone contagiate da quella che pare avere i connotati di una vera e propria pandemia, capace di far impallidire l’influenza… quella vera, che di anno in anno si manifesta, cambiando però i suoi connotati.

La prestigiosissima “Treccani”, nel suo dizionario della lingua italiana così definisce il termine: “quacquaraquà (o quaquaraquà) s. m. e f. [voce fonosimbolica, che ricorda il verso delle oche: Voce siciliana, ma diffusa anche altrove, con cui si allude genericamente a chi parla troppo, quindi chiacchierone, o anche a persona alla cui loquacità non corrispondono capacità effettive, e perciò scarsamente affidabile”.

Tralasciando i simpatici bipedi, viene, a mio modesto avviso, quasi spontaneo associare la definizione a molti dei soggetti che anche questa volta animeranno l’agone politico nazionale e son certo che, parallelamente, quelli veramente in gamba non si sentiranno offesi perché la definizione non li riguarda, mentre gli appartenenti alla compagine dei “soliti noti” a caccia di un posto al sole baciati dalla dea fortuna, palesemente saranno pronti a smentire la loro appartenenza al plotone così ben definito da Treccani.

La probabile spiegazione pare sia quella fornita dal buon Pirandello nel suo “Così è se vi pare” dove tutti i personaggi forniscono storie e spiegazioni plausibili sottolineando alla fine quanto, troppo spesso, sia impossibile per l’uomo – quacquaraquà compresi – riconoscere la realtà.

Penso che tracciare un campione sociale in questo ginepraio italiano, con riferimento alla fiducia nei politici, sia cosa difficile, salvo il riscontrare che la disaffezione verso l’espressione del voto sia andata ben oltre l’assenza vera e propria per i più disparati motivi e rappresenti ormai una sorta di reazione sociale all’ignavia che ha pervaso per troppo tempo il mondo politico a fronte del grave stato di sofferenza in cui versa la maggior parte della società italiana.

Chi avrà l’onere e l’onore di rappresentare gli Italiani a valle della tornata elettorale di primavera dovrà seriamente ripensare, oltre alla concretizzazione dei suoi programmi politici, ad uno studio sistematico e concreto delle priorità nei confronti dei cittadini e dare ascolto a quelle grida silenziose e di affanno che hanno allontanato in modo esponenziale gli Italiani dalla politica, ed evitare il raggiungimento del fatidico punto di “non ritorno”.

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