venerdì
20 luglio 2018

22:19

Rovigo…da dimenticare

di Flavio Ambroglini*

E’ sempre tremendamente attuale il vecchio detto che “al peggio non c’è mai fine” ed a Rovigo siamo ben incamminati su questa strada: non serve infatti un’arguzia raffinata per rendersi conto dello sfacelo denunciato a piene mani da un sempre crescente numero di persone.

Strade e piazze cittadine somigliano sempre più ad un deserto dove l’unica cosa a risaltare è il blu fiammante che ha delimitato con asburgica sollecitudine tutte le aree possibili immaginabili del centro città, dove poter “spremere” fino all’ultimo centesimo a coloro i quali, a vario titolo, abbiano necessità di recarvisi.

A nessuno sembra esser passata per la testa l’idea che un ben strutturato piano della mobilità urbana avrebbe potuto risolvere molti problemi senza salassare i cittadini: parcheggi scambiatori, piste ciclopedonali, percorsi preferenziali per carico/scarico, trasporto pubblico capillare con minibus, bike sharing, ecc., sono tutte strategie di mobilità sostenibile che città più caotiche di Rovigo hanno utilizzato con successo per rivitalizzare e rendere performanti i centri storici.

Una chiosa: sul sito del Comune di Rovigo, a proposito di bike sharing, campeggia l’avviso “servizio sospeso”….che tristezza!

Probabilmente a Rovigo, ancora non si è capito che il tanto sbandierato “piano del traffico”, fine a se stesso, non porta da nessuna parte se non inserito in quello della mobilità urbana, e comunque nemmeno quello sono riusciti a fare: peccato che “solo” nel quinquennio 2001-2006, siano stati fatti fior di studi praticabili e sostenibili a firma dell’Ing.Michele De Beaumont, esperto del settore che vantava i piani di mobilità urbana di Verona, Parigi, ecc.. Studi misteriosamente scomparsi in luogo di un aggiornamento biennale che li avrebbe attualizzati senza traumi e senza tante strisce blu in odor di gabella…l’ennesima gabella!

E che dire del “flop” in merito al progetto di riqualificazione delle periferie urbane, il quale se predisposto e strutturato adeguatamente avrebbe risolto non un problema, bensì il problema di Rovigo: quell’ex ospedale Maddalena che da solo “pesa” come una decina dei tanti altri problemi insoluti in città.

Dimenticavo il piano B promesso dall’Amministrazione comunale per rientrare tra i beneficiari del finanziamento statale…non se ne parla già più e non oso pensarci: in dialetto si rischia il noto “tacòn pezo del sbrego”! Le tanto sbandierate tecnologie all’infrarosso avrebbero dovuto regalarci il ricordo di buche magicamente scomparse: peccato che il ricordo si fermi a quando le buche non c’erano e la realtà mostri una città piena di strade martoriate, con buona pace dei tanti Rodigini che in quelle buche hanno lasciato ossa rotte, contusioni, gomme forate e carrozzerie ammaccate.

Ma un piano del commercio condiviso con i Commercianti, un piano della mobilità condiviso con tutti, un piano delle manutenzioni per le caditoie ormai inservibili ed intasate, un’idea di “smart city” tipo Monaco di Baviera, un piano del verde pubblico, ecc., sono forse cose spaziali?…a Rovigo sembra di si e per fortuna tra poco ci saranno le ferie, c’è caldo ed i problemi finiranno “rimandati a settembre”, come un tempo si diceva per i non promossi a giugno. All’esame di riparazione erano però tanti i bocciati e quel settembre, non di calendario, è vicino più di quel che si possa ora immaginare.

I Rodigini meritano qualcosa di meglio e vogliono dimenticare questa Rovigo svilita, sudicia ed ormai ridotta ad un’ombra della bella Città d’un tempo!


*Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana – Console Prov.le Fed.ne Maestri del Lavoro

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