lunedì
25 settembre 2017

00:10

Intervista con Chiara Francini: “Nel mio primo romanzo “Non parlare con la bocca piena” volevo raccontare una storia che parlasse di una donna moderna”

credit foto Azzurra Primavera

di Francesca Monti

“Non parlare con la bocca piena” (Rizzoli) è l’esordio letterario di Chiara Francini. Nel suo primo romanzo l’attrice e conduttrice racconta una storia ricca di colori e sfumature, che diverte e commuove, e che ha al centro il personaggio di Chiara, una ragazza cresciuta da una coppia omosessuale, che dopo aver deciso di lasciare il fidanzato Federico, torna nella casa dei genitori.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Chiara Francini e parlato con lei del suo romanzo, dello spettacolo “Due”, che la vede protagonista a teatro insieme a Raoul Bova, dell’esperienza a Domenica In, dei prossimi progetti e di molto altro.

Chiara, è in libreria il tuo primo romanzo “Non parlare con la bocca piena”. Da dove nasce il titolo? 

“Il titolo del libro “Non parlare con la bocca piena”, oltre che un monito che i miei nonni e genitori mi dicevano quando ero piccola, è legato alla storia della protagonista, Chiara, che cresce in una famiglia con due papà, Giancarlo e Angelo, che le hanno costruito attorno un mondo da fiaba. Per non permettere a nessuno di rompere questa armonia, Giancarlo quando vede una persona estranea che potrebbe fare domande alla bambina riguardo la loro famiglia, dà a Chiara una caramella Galatina e le dice “Non parlare con la bocca piena”. Da lì è nato il titolo del romanzo”.

Chiara, la protagonista del libro che porta il tuo stesso nome, ha avuto un’infanzia felice. Che ricordi hai della tua infanzia?

“E’ stata un’infanzia molto bella e lo si capisce anche dal romanzo, infatti ho avuto l’opportunità di attingere a piene mani da quello che ho vissuto, da quello che ho visto, che mi ha colpito positivamente e negativamente. Sono stata molto amata, mi è stato insegnato quello che è giusto e sbagliato e questo ha fatto sì, grazie ai miei genitori e ai miei nonni materni, che diventassi una donna con delle fragilità ma anche consapevole di saper distinguere il bene dal male”.

Com’è nata l’idea di scrivere questo romanzo?

“L’idea di scrivere questo romanzo è venuta in maniera spontanea, volevo raccontare una storia che parlasse di una donna moderna, molto diversa da quelle del passato, nel senso che racchiude in sé i valori tradizionali, vuole l’amore ed essere felice, ma è anche una donna nuova, profondamente attaccata alla verità, legata al fatto di non doversi mai raccontare bugie, è indipendente, sempre alla ricerca, una che non si adagia. E’ una storia d’amore universale, in cui al centro, oltre alla donna, c’è anche la famiglia con le caratteristiche che io credo debba avere, ovvero deve essere un luogo in cui un bambino cresce, è accudito, in cui gli viene insegnato anche come andar via e come saper ritornare, in cui è amato. La famiglia è un luogo di crescita e d’amore che esula dalla sessualità dei genitori. Volevo scrivere un romanzo anche sull’amicizia, su quella che io credo essere il sentimento d’amore più grande, perchè scevro da implicazioni parentali o sessuali,  quindi volevo raccontare qualcosa che fosse vicino a me come donna e come essere umano”.

Ci sono delle caratteristiche di Chiara in cui ti rispecchi?

“E’ sicuramente una donna nuova come sono io, che non vuole e non deve raccontarsi bugie, in ascolto degli altri, una donna risolta perchè capace di vedere anche quando soffre, quando sta male, ha questa voglia di cercare pur rimanendo profondamente tradizionale. E’ molto simile a me ma anche ad altre donne che mi scrivono, dicendo di ritrovarsi nel personaggio di Chiara”.

Nel romanzo c’è una frase che dice “il nostro non è stato un amore perfetto, ma è stato un amore felice”. Un bel messaggio in cui fai comprendere che la felicità sta nell’imperfezione e spesso l’abbiamo a portata di mano e non ce ne accorgiamo…

“Questo è il messaggio che viene lasciato a Chiara dai suoi genitori, ci viene insegnato come le favole siano tonde, ma un amore felice non è mai perfetto, è perfettibile, nel senso che deve essere aggiustato, formato, un po’ come succedeva quando eravamo piccoli e giocavamo con il das e con il pongo. E’ qualcosa di assolutamente personale, tutti noi siamo unici e speciali, la perfezione non equivale alla felicità, ma questa va costruita giorno per giorno”.

Sei a teatro con lo spettacolo “Due” di Luca Miniero con Raoul Bova. Ci racconti qualcosa in più su Paola, il personaggio che interpreti?  

“Lo spettacolo sta andando benissimo, abbiamo fatto il tutto esaurito, lo riprenderemo il prossimo anno, il testo e la regia sono di Luca Miniero, ed è la fotografia di quella che è la coppia al giorno d’oggi, di quello che significa non solo stare insieme ma decidere di sposarsi. Questa decisione pone i futuri sposi di fronte a tutta una serie di interrogativi. Per quanto concerne Paola, il mio personaggio, è una donna moderna, consapevole dei dubbi e delle paure che ha, è estremamente divertente, vera. Paola e Marco decidono di fare il grande passo e quindi vengono sottolineate le fragilità, i timori, declinati al maschile e al femminile”.

Com’è stata invece l’esperienza a Domenica In con il grande Pippo Baudo? 

“E’ stata stupenda, io amo Pippo, è un gentiluomo, mi ha toccato il cuore, ci sentiamo continuamente, è venuto a teatro alla prima, alla presentazione del mio romanzo a Roma, credo che ormai rimarrà sempre nella mia vita”.

Come ti sei avvicinata alla recitazione?

“Alle elementari mi avevano chiesto di fare Santa Caterina in uno spettacolo teatrale e l’ho interpretata molto bene, è stato il mio primo contatto col palcoscenico. Arrivo da una famiglia normale, ho fatto il corso di studi, poi l’Accademia mentre frequentavo l’università, è comunque una passione nata da me perchè nella mia famiglia non c’è nessun artista, anche se in casa mia si fa molto teatro (ride)”.

Quali sono le attrici che rappresentano per te un modello di riferimento?

“Ce ne sono tante, Monica Vitti, Anna Magnani, Meryl Streep, Silvana Mangano, la Valeri, la Marchesini, donne con personalità, capaci di far ridere e di far piangere”.

C’è un ruolo che ti piacerebbe interpretare in futuro?

“Un ruolo che parli sempre di più di quella che è la realtà femminile oggi, un personaggio che rispecchi quello che siamo, un po’ come Chiara del romanzo, donne moderne, come noi”.

In quali progetti ti vedremo prossimamente? Ci sarà una seconda stagione della fiction di successo di Rai 1 “Non dirlo al mio capo”?

“Ti posso dire che non ho ancora firmato ma ci sarà la seconda serie, con Perla, il personaggio televisivo che ho interpretato e molto amato. Poi farò teatro, cinema e ancora televisione, infine in questo momento sto conducendo una trasmissione radiofonica su Radio 105 chiamata Take Away. Al momento però sono molto concentrata sul romanzo che mi sta dando grandi soddisfazioni”.

Attrice, presentatrice, scrittrice. C’è un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare?

“Mi piacerebbe trarre un film o una serie dal mio romanzo”.

Recensione: “Non parlare con la bocca piena” è un libro appassionante, una storia ironica e sincera, che ti conquista e ti fa entrare nel mondo variegato e colorato della protagonista Chiara, contornato da personaggi allegri e stravaganti come Le Supreme, ma allo stesso tempo commuove e fa riflettere, trattando temi che rimandano a valori fondamentali, che nella società odierna vengono spesso sottovalutati, come l’amicizia, la tolleranza, la famiglia, l’ascolto degli altri e di se stessi e l’amore.

Un romanzo elegante, fresco, frizzante, che scorre piacevole e che si legge tutto d’un fiato, grazie alla scrittura lineare, originale e coinvolgente di Chiara Francini, che dimostra di avere un grande talento anche come scrittrice, oltre che come attrice e conduttrice.

Sinossi libro: Bello sapere che si può tornare. Che a ogni passo falso, nella vita, i genitori sono pronti a riabbracciarti con un calore che gli anni non hanno mai attutito né tanto meno spento. Per Chiara, questo calore profuma di caffè e canta sulle note della Vedova allegra. Perché i suoi genitori sono così, loro che l’hanno tirata su in amorosa allegria, le hanno costruito attorno un mondo da fiaba e hanno trattato la vita come una partita a tombola a Natale: leggera. Chiara ha appena lasciato Federico, il loro nido e i gatti. Il suo essere una donna fallica le ha impedito di portare avanti pure questa storia. E sì che stavolta si era impegnata. Ora il dolore le morde il cuore. Anche le donne come lei soffrono. Ma niente, non ce la fa, ed eccola a suonare il citofono a papà, a trascinarsi su per le scale i due trolley, ad addolcire la vita masticando Galatine per consolarsi un po’. Come le hanno insegnato fin da piccola. Meno male che, a casa dei suoi, Chiara ritrova tutto com’era, la cameretta rosa da principessa, l’albero di Natale acceso a ogni stagione, le riviste anni Novanta, gli amici di famiglia chiassosi e colorati. E naturalmente la matura armonia d’amore fra i suoi genitori. Un amore che ha superato tante prove, un amore coraggioso e per nulla convenzionale, un amore disinteressato e forte che ha sconfitto i pregiudizi, spesso con il fendente di una risata. Ma anche un amore buffo e capace di curare le ferite della vita (pure quelle che non si rimarginano perfettamente e lasciano la cicatrice). Una vera scuola d’amore, da cui Chiara avrà ancora molto da imparare.

 

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