martedì
25 aprile 2017

16:38

Intervista con il Maestro Bruno Santori: “Jazz&Remo Il Festival è un tributo a Sanremo in chiave jazz”

di Francesca Monti

“Jazz&Remo Il Festival” è il progetto discografico del Maestro e direttore d’orchestra Bruno Santori, nato dalla volontà di accorciare le distanze tra due generi musicali, jazz e pop. L’album vuole essere un omaggio alla grande tradizione musicale sanremese, rielaborando in chiave jazz i più grandi successi della kermesse.

Prodotto da Bruno Santori e Zenart, pubblicato da Solomusicaitaliana, l’etichetta discografica di Radio Italia, e distribuito da Sony Music, il disco vede la partecipazione di Fabio Crespiatico (basso elettrico), docente di basso elettrico ad indirizzo pop presso il conservatorio “A. Boito” di Parma; Stefano Bertoli (batteria) che ha suonato tra gli altri con Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia ed è docente di batteria jazz presso il conservatorio “L. Marenzio” di Brescia; Giulia Pugliese (voce) giovane scoperta che nel 2015 ha partecipato a “The Voice of Italy”.

Il Maestro Santori presenterà live “Jazz&Remo Il Festival” nel corso del Kaz Jazz Fest 2017 che si terrà tra il 7 e il 17 settembre a Bodrum (Turchia) e il 14 ottobre durante il Candle Festival di Birgu a Malta.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il Maestro Santori e parlare con lui del suo nuovo progetto.

Maestro Santori, ci racconta com’è nata l’idea di realizzare questo nuovo progetto?

“Dopo una vita nella musica ho pensato di voler dare spazio a questo mio grande interesse verso il jazz, sono un musicista classico che ha sempre fatto musica pop, ma la passione per il jazz non l’avevo mai espressa pubblicamente. Quando tre anni fa ho lasciato la sinfonica di Sanremo, dopo cinque anni bellissimi di direzione artistica e stabile che mi hanno coinvolto tantissimo, ho voluto prendermi del tempo per questo progetto. Ho iniziato facendo qualche concerto jazz con varie formazioni, poi ho pensato che per impormi all’attenzione della gente dovevo fare qualcosa che mi assomigliasse. L’anno scorso ricorreva l’anniversario dei 40 anni dal mio primo Festival di Sanremo e ho pensato di fare un tributo alla kermesse attraverso un disco jazz. Mi sono messo per quattro mesi a casa e ho rielaborato armonicamente, ritmicamente, concettualmente i brani dando questa nuova estetica, senza snaturare le canzoni, lasciandole con strutture riconoscibili perché aspiro a portare il jazz a chi non lo conosce. Considero il jazz un’alta forma di espressione artistica e culturale dove c’è la necessità di avere una conoscenza non solo dell’armonia, ma anche di come si estende verso i concetti tematici come l’improvvisazione. Quello che la gente riconosce sono strutture semplici, nel jazz non è sempre così, quindi dovevo trovare un compromesso tra queste due cose. Ho vissuto con enfasi il fatto che abbiamo suonato jazz davanti a 2000-3000 persone e la gente cantava, questo mi entusiasma perché vuol dire che stiamo comunicando qualcosa che rimarrà dentro il pubblico”.

Cosa rappresenta per lei il jazz?

“Il jazz è un’espressione culturale alta ma data come una pastiglia dolce e piacevole. Non necessariamente la cultura deve essere vissuta come una forma di costrizione ma deve essere qualcosa che viene scelto per piacere. Io credo che la musica jazz possa essere considerata la musica classica attuale. Chi ha scritto la musica classica non ‘ha considerata come tale ma come qualcosa di attuale, che accade sul momento. Ecco perché penso che il jazz possa essere visto allo stesso modo della musica classica. Noi attraverso le difficoltà eleviamo noi stessi e questo vale anche per la musica. Devo dire che per me rappresenta l’umanità e faccio quel poco che posso affinché la gente si possa interessare ad essa”.

Nel disco sono presenti brani di grandissimi artisti, da Mina a Modugno a Mia Martini ed Alex Baroni, solo per citarne alcuni. In base a quale criterio ha scelto le canzoni?

“Non c’è un reale criterio tranne per “Nel blu dipinto di blu” di Modugno, che non potevo non inserire, e per “Le mille bolle blu” di Mina, una scelta più commerciale, il resto invece è nato da quello che mi sembrava più vicino al jazz rispetto ad altri brani che non mi permettevano di fare lo stesso lavoro”.

Ha preso parte come direttore d’orchestra e anche come direttore musicale (nel 2009 con Bonolis)  a molte edizioni del Festival di Sanremo. Qual è il ricordo più bello legato a Sanremo? 

“Siccome l’ho anche prodotto è stato quello con Giorgio Faletti che ha cantato “Signor Tenente”, c’è una storia che mi legava a lui e al suo progetto, a quel tempo gli dissi che sarebbe diventato un grande scrittore di libri, e avrebbe avuto un immenso successo, lui non ci credeva e invece poi è accaduto. Io mi resi conto delle sue qualità di scrittore e della profondità delle sue parole quando scrisse Signor Tenente. Lo ricordo con grande emozione”.

Cosa ne pensa dei talent?

“I talent sono quello che oggi la gente vuole, vuole la tv, la sfida, piangere e ridere, c’è chi riesce ad arrivare al successo, e chi invece non ce la fa. Non è che all’interno del talent ci siano grandi possibilità di sperimentare, non posso immaginare una PFM, un Vasco Rossi o un Finardi che escono dal talent, io faccio il possibile affinché la musica possa emergere. Chi vince è il più bravo, ma non è né cantautore né qualcos’altro. Non credo che se prendiamo ad esempio Lucio Battisti dobbiamo pensare alle sue qualità vocali, ma le sue migliori canzoni le cantiamo ancora oggi. L’arte vuol dire anche imperfezione, qualcosa che è magari imperfetto concettualmente, ma perfetto nella sua profondità.  Nel talent questo non può esserci. A me dispiace non che ci siano i talent ma che ci siano solo i talent come possibilità di fare musica. Inoltre non si può considerare la musica come un mero mercato. In radio trasmettono quello che la gente vuole, in tv lo stesso, ma non esiste che la gente possa chiedere con quali medicine essere curata… i medicinali vengono assegnati da un medico, allo stesso modo non si può chiedere alla gente quale musica voglia ascoltare. dovrebbero essere i media a porre all’ascolto delle persone determinate scelte musicali, così potrebbero imparare ad elevare se stesse. Quando accade l’opposto diventa una caduta libera a cui non si può porre fine. Io quest’anno ho molto criticato il brano che ha vinto il Festival, ma non perché il pezzo non sia bello o non meriti il successo che ha, resto stupito del fatto che il Festival di Sanremo proponga questa canzone dance anni 80, come rappresentativa della canzone italiana e un po’ mi preoccupa. Credo che il Festival debba essere uno strumento anche a difesa e a protezione della canzone italiana”.

Tra i suoi prossimi progetti c’è RadioItalia Live- Il concerto, di cui è direttore musicale, e il tour di presentazione del disco con due date all’estero…

“Con RadioItalia Live- Il concerto sono molto felice di potermi mettere a servizio dei grandi artisti italiani e sarà così anche quest’anno. Per quanto riguarda il tour è in divenire, stiamo rappresentandolo all’estero, ho fatto questa scelta perché si tratta di musica italiana, con questa nuova veste più elegante perché il jazz viene suonato in ambienti eleganti. In Italia dobbiamo crearci uno spazio, nessuno ci aspettava, nessuno ci ha chiamati, il nostro è un progetto originale che forse stiamo facendo noi per la prima volta, anche se Mario Biondi fa pop jazz ma con canzoni sue. Siamo in attesa di capire cosa fare”.

Questa la tracklist del disco: “E non finisce mica il cielo”; “Quello che le donne non dicono; “E poi”; “Cambiare”; “Ancora”; “Adesso tu”; “Luce”; “Vacanze Romane”; “Il cuore è uno zingaro”; “Volare”; “Le mille bolle blu”.

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