martedì
25 aprile 2017

20:27

Ray Charles, il genio che immaginava il mondo con gli occhi di un bambino

di Carlo Zannetti

Solo un tuffo nel mondo della magia ci potrebbe restituire quello sguardo.  Luccichio di diamanti. In questa strana notte ho come la sensazione di riuscire a vedere  quello splendore che di sicuro era presente  negli occhi di Ray Charles. Era un bambino,  intento ad osservare il suo mondo in parte inquinato dalla povertà, ma certamente ricco di cose nuove, di colori e di oggetti che sarebbero poi  divenuti nella sua mente piccoli incancellabili  ricordi infantili.

Sarei disposto a fare qualsiasi pazzia per guardare da vicino la gentilezza e l’esuberanza di quegli occhi. Occhi di genio. Ray Charles, detto “The Genius” non nacque privo della vista ma divenne non vedente all’età di sei anni. Lui stesso sembra  non avesse mai compreso quale fosse stata la vera causa di questo suo grave handicap.  Un glaucoma?  Un’infezione dovuta al contatto con acqua saponata? Quando ancora poteva vedere, Ray fu costretto, da una sorte avversa, ad assistere impotente all’improvvisa, prematura ed assurda morte di suo fratello George, il quale affogò davanti ai suoi occhi impotenti in una tinozza piena di acqua.

Questa fu l’alba oscura della vita del celebre musicista americano che all’inizio era solo un ragazzo povero, non vedente e con tante tragedie alle spalle.

Il grande Charles Bukowski diceva: “C’è una dozzina di modi per perdere una corsa ed un modo solo per vincerla” e Ray vinse, Ray divenne “The Genius”.

Ma quali sono le principali caratteristiche di un genio? Secondo alcuni studi le particolarità che contraddistinguono un’eccezionale vivacità inventiva e creativa sono:  la determinazione, la curiosità, una metodicità di studio come autodidatta, una forte autocritica, un’attitudine a vivere in solitudine e quasi sempre una mancanza di interesse per i  soldi.

I geni spesso sono smarriti perché percepiscono il mondo come troppo complicato e sono costretti dalla loro natura a non comprendere i veri motivi della presenza nella vita di così tante ingiustizie e cattiverie. Oltre a questo credo che facciano molta fatica a digerire l’ipocrisia. Sono questi i motivi  per i quali molti di loro preferiscono isolarsi nel tenero tentativo di non vedere?

Ray Charles Robinson nacque nel 1930 in una famiglia di umili origini  nel sud degli Stati Uniti d’America, da una coppia  che non era nemmeno sposata. Suo padre, sembra avesse altre tre famiglie. Il giovane non fu seguito molto perché i suoi genitori morirono giovani e lasciarono Ray solo, molto povero ma per fortuna con quel dono musicale fantastico nascosto nel  suo cuore.

Una voce unica ed una rara capacità nel suonare il pianoforte erano le peculiarità di questo famosissimo interprete , erano  la vera unica colonna sonora  del suo piccolo mondo.

Una luce gialla illuminava quella piccola stanza a Jacksonville in Florida. Era quella la città  dove si esibiva da giovane con alcune band per soli quattro dollari a sera.  Dopo alcuni anni, si trasferì a Seattle dove cominciò a registrare  e a collezionare  i suoi primi successi.

Stiamo parlando di una persona che viene inclusa nella rosa dei dieci più grandi artisti di sempre.

Indimenticabile la sua apparizione nel mitico film “The Blues Brothers” (1980) di John Landis quando accanto a John Belushi e Dan Aykroyd impersona l’eccentrico venditore di strumenti musicali del “Ray’s Music Exchange”, che prima dimostra ai componenti della “Blues Brothers Band“ che il piano elettrico che loro vogliono acquistare suona benissimo e poco dopo spara due colpi di revolver sul muro per allontanare e spaventare un ragazzino che tenta furtivamente di impossessarsi di una chitarra elettrica. In quella scena memorabile vi consiglio con il cuore di osservare con attenzione le sue mani, mentre accarezzano con una dolcezza infinita quel piano.

Sorridente anche se  tormentato, Ray Charles era sinonimo di gavetta, di difficoltà economiche e problemi fisici, oltre che di grandissimo talento musicale.

La gavetta era quel recipiente metallico che serviva ai soldati per conservare e consumare il rancio. Venire dalla gavetta significa provenire dai livelli più bassi di una carriera.

Nella musica, venire dalla gavetta vuol dire avere imparato a suonare senza lezioni, significa essersi esercitati con lo stomaco vuoto in qualche topaia di quelle con la lampadina appesa al soffitto basso che si accende con la catenella da tirare.

Sei costretto a rinunciare a tutto per inseguire quelle note che ti fanno impazzire e dimenticare tutto il resto.

Le sue mani danzavano sicure sulla tastiera l’unica vera compagna della sua vita. Osservate nelle foto quel largo sorriso sempre stampato sul suo viso. Un sorriso che mi ha da sempre impressionato perché sembra essere lì solo per nascondere una smorfia di infinita tristezza.

La sua interpretazione più famosa é legata al brano “Georgia on My Mind” scritto nel 1930 da Stuart Gorrell e Hoagy Carmichael.

Gorrell scrisse il testo per l’affascinante sorella di Hoagy, Georgia Carmichael.

La canzone fu registrata nel 1960 da Ray Charles, che la incluse nell’album “The Genius Hits The Road” e che come disco singolo raggiunse subito  la prima posizione della classifica americana.

“Georgia nella mia mente, Georgia, Georgia durante tutto il giorno, solo una vecchia dolce canzone, tiene Georgia nei miei pensieri. Ho detto Georgia, Georgia una canzone di te, risuona dolce e chiara, come i raggi di luna attraverso i pini. Altre braccia si protendono verso di me, altri sguardi sorridono teneramente, ma é sempre, nei sogni più sereni,che la strada mi riporta da te. Nessuna pace, nessuna pace, posso trovare,solamente questa vecchia dolce canzone.

Ray Charles, morì nel 2004 all’età di 73 anni dopo  una lunghissima carriera, dodici Grammy Awards e milioni di dischi venduti.

Nella sua autobiografia dichiarò che la musica era la sola cosa che conosceva.

“The Genius”, il genio che fu costretto a vedere per tutta la vita il mondo attraverso i pochi ricordi di quell’infanzia così difficile, colui che vide per sempre con gli occhi di un bambino.

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