lunedì
18 giugno 2018

20:43

Intervista con Omar Pedrini: “Il disco Come se non ci fosse un domani è un invito ai giovani a seguire i loro sogni”

di Francesca Monti

Il 12 maggio, a tre anni di distanza dal precedente lavoro, esce il nuovo disco di Omar Pedrini dal titolo “Come se non ci fosse un domani” (Warner Music).

Registrato e masterizzato tra le Officine Meccaniche di Milano, il Poddighe studio di Brescia e Londra, l’album segna un “nuovo inizio” nella vita di Omar Pedrini, il suo terzo tempo dopo l’ ultimo intervento a cuore aperto dell’ ottobre 2014.

Anticipato in radio dalla titletrack, “Come se non ci fosse un domani” invita i giovani a impegnarsi per cambiare il mondo, a far sentire la propria voce, in una società dove regnano insicurezzza e paura.

Dieci tracce, in cui spiccano le collaborazioni con Noel Gallagher, con Lawrence Ferlinghetti, con la Royal Albert Hall College Orchestra e con Ian Anderson dei Jethro Tull, attraverso cui il cantautore racconta con il suo stile diretto e un pizzico di ironia emozioni, gioie, rabbia, riflessioni sul mondo che ci circonda e disincanto in cui tutti possono ritrovarsi, senza perdere però la speranza in un futuro migliore.

Abbiamo incontrato Omar Pedrini a Milano, un incontro piacevole e molto interessante in cui l’artista ha raccontato il nuovo disco ma anche alcuni aspetti della sua vita personale, in modo sincero e appassionato.

Omar, il tuo nuovo disco rappresenta il terzo tempo della tua vita ma anche un invito alle nuove generazioni a far sentire la propria voce per poter cambiare il futuro. Com’è nato questo progetto? 

“Questo disco è nato in ospedale, quando ho riaperto gli occhi dopo un’operazione al cuore. In quell’istante ho capito che rispetto alle due precedenti, queesta volta le mie paure per le condizioni fisiche in cui mi trovavo erano anche quelle di chi mi stava attorno, in particolare quella sensazione di fragilità, che ho riportato nei versi “mi sveglio e sento che ho già paura” e in tutto il disco affrontando temi riguardanti il futuro incerto, le condizioni del pianeta ma anche la voglia di incoraggiare i giovani a seguire i loro sogni. Oggi tutti abbiamo le stesse paure: il terrorismo, la difficoltà ad arrivare a fine mese, l’inquinamento atmosferico, i leader politici che pensano a lanciare bombe anzichè a perseguire la pace e a risolvere i problemi che ci sono. Io stesso ho vissuto direttamente la precarietà, la paura di non riuscire ad arrivare a fine mese e dopo aver subito la prima operazione, non potendo cantare, sono passato al piano B della mia vita, ho fatto diversi lavori, e non mi vergogno a dire di aver rinunciato ad alcune cose per motivi economici”.

Nei testi delle canzoni del disco traspare la paura ma allo stesso tempo emerge anche la volontà di agire subito per creare un futuro migliore, a cominciare dal titolo dell’album, “Come se non ci fosse un domani”…

“Come se non ci fosse un domani è una frase che sento spesso dire dai giovani, è lo stato d’animo che abbiamo tutti, anche se io resto Omar rockettaro che cerca di vedere il lato positivo delle cose. In questo disco avevo l’esigenza e l’urgenza di parlare ai giovani, che in questa società spesso vengono considerati come non capaci. I titoli dei brani del disco sono tutti apocalittici, hanno dentro quell’inquietudine e quel disincanto, uniti alla sensazione di sentirsi inadeguati. Di fronte a questa incertezza che viviamo secondo me ci sono due soluzioni: la prima è quella che canto nel ritornello di Come se non ci fosse un domani, cioè aspettare che arrivino delle astronavi per lasciare questo pianeta e andare a colonizzarne un altro, e vedo la fine come un rock party cosmico e psichedelico che riporta in vita lo spirito della Summer of Love del 1967, l’anno in cui sono nato, con il ritorno ai veri valori. La seconda strada è che i giovani facciano la rivoluzione, comincino a far sentire la propria voce. Guardo mio figlio che ha 20 anni e vedo che fa la rivoluzione al contrario. Si chiude in casa con gli amici, magari davanti al pc o ai videogiochi e non esce. Ho scritto questo disco proprio pensando ai miei figli, perchè sentivo un’esigenza di pancia, ho messo più cronaca e meno poesia, con testi semplici che sono fotografie di quello che viviamo, raccontando in modo personale qual è il mio atteggiamento oggi. In Fuoco a volontà ad esempio sono io quello che ha la pistola in mano. Ovviamente è una provocazione, ma è la mia risposta a quello che vedo”.

Nelle tracce si percepisce anche un altro sentimento: la rabbia…

“E’ vero, in questo disco faccio i conti anche con la mia rabbia, io ho uno spirito hippie e sono pacifista ma in questo caso è venuta fuori l’anima rabbiosa. Dentro di me c’è un Omar tormentato su cui, col passare del tempo, è prevalsa la parte non violenta ma quando leggo certe cose fuoriesce questa rabbia, come ad esempio il fatto che Trump non intenda rispettare i patti ambientalisti stabiliti nel Trattato di Parigi. E noi non facciamo nulla? C’era Obama a Milano ma non ho visto i giovani andare a manifestare per chiedere il suo intervento a riguardo. Io adoro i giovani e con la mia esperienza di insegnante ho capito che non è vero, come alcuni dicono, che non valgono niente. Questi ragazzi sono un’epoca dopo la mia, non solo una generazione. Io sono l’ultimo uomo dell’era analogica, anche in famiglia sono tutti nativi digitali e tra me e loro c’è una differenza epocale. Infatti dicono che sono vintage… Noi abbiamo bisogno di consigli dai giovani per imparare il linguaggio di questo tempo ma credo anche che noi adulti possiamo trasferire loro le cose migliori che abbiamo imparato anche se comunicare insieme è difficile, perchè oggi tutto scorre veloce e tutto è diventato tecnologico. Nel mio piccolo ho cercato di adeguarmi e di imparare ad usare i social per comunicare con i miei fan. Da sempre mi hanno dato due soprannomi: guerriero perché non mi arrendo mai e zio rock, perchè consiglio i dischi da ascoltare ma anche come prendere in mano la situazione”.

Riguardo il fatto di agire e non stare fermi ad aspettare il cambiamento, hai scelto per la cover del singolo “Come se non ci fosse un domani” la foto di un corteo di giovani. Com’è nata questa idea? 

“L’8 marzo scorso mi sono fermato in un bar a bere un caffè e ho assistito a un corteo femminile organizzato dalle studentesse dei licei di Milano. È stata un’epifania. Dico sempre ai ragazzi di prendere in mano un libro e uscire a fare la propria rivoluzione. Quel corteo pacifico, senza violenza o vetrine rotte, ha lasciato Milano a bocca aperta. Penso che le donne oggi abbiano possono e debbano dire qualcosa. La donna è madre, pensa ai figli, ha nella sua natura il guardare avanti, verso il futuro. Quelle donne del “lotto marzo” mi hanno dato la certezza che i giovani possono portare un cambiamento positivo”.

Ci sono prestigiose collaborazioni in questo disco, a cominciare da quella con Noel Gallagher in “Un gioco semplice”. Com’è nata?

“Non amo i featuring a distanza, anche se oggi va di moda mettere in ogni disco collaborazioni con diversi artisti. Anche in questo sono vecchio stile, mi piace fare duetti o collaborare con amici o cantanti che conosco personalmente. Qualche anno fa Noel Gallagher mi ha fatto entrare nella sua agenzia inglese dopo che ci siamo conosciuti a Firenze, a un concerto degli Oasis, che ho sempre amato. In quell’occasione ho incontrato un amico che lavorava con loro e mi ha presentato Noel e abbiamo scherzato sul fatto che siamo nati a poche ore di distanza, io il 28 maggio 1967 e lui il 29. Il mio amico ha poi raccontato a Noel che scrivo canzoni e gli ha detto che gli avrebbe mandato qualche mio brano da ascoltare. Io mi vergognavo tantissimo e convinto che non avrebbe ascoltato nulla gli ho inviato comunque alcune tracce. E invece non solo Noel le ha ascoltate, ma gli sono anche piaciute tanto che mi ha fatto contattare invitandomi a Londra. Era il sogno della mia vita ma a 45 anni mi sono chiesto Che ci vado a fare a Londra?, e da lì è nato il brano omonimo che ha dato il via al disco che mi ha aperto le porte dell’Inghilterra, suonando con la band inglese The Folks. Con Noel c’è un rapporto umano molto bello, spesso ci vediamo e ceniamo insieme, e il pezzo che mi ha donato è una piacevolissima eccezione perché non ha mai scritto un testo per altri. Quindi è un grande onore per me cantare questa canzone”.

Invece cosa ci racconti della collaborazione con Ian Anderson? 

“Ascolto i Jethro Tulls da sempre, sono un loro fan, e mai avrei immaginato di trovarmi a cena con Ian Anderson. Dopo esserci conosciuti, tramite il loro fonico di origini italiane, con cui sono diventato amico e che era un ammiratore della mia musica, ho fatto avere a Ian “Angelo ribelle” perché pensavo potesse essere di suo gradimento. Il fonico ha fatto sentire il pezzo ad Anderson mentre si trovava in Australia, durante un lungo viaggio in pullman. Tornato in Inghilterra Ian mi ha mandato via mail una traccia audio con un intermezzo e anche con un assolo finale di flauto. E’ stato un regalo bellissimo!”.

C’è poi il featuring con Lawrence Ferlinghetti in “Desperation Horse”…

“Lawrence è un amico di vecchia data, ha 98 anni e un giorno mi ha chiamato dicendomi di avere scritto una canzone per me. In realtà si trattava di un suo reading poetico registrato a Los Angeles con un suo amico che lo accompagnava alla chitarra con una minima base musicale. Gli ho scritto che non era una vera canzone, allora Lawrence mi ha proposto di scrivere io il brano musicando la sua poesia. È stato il momento più alto della mia carriera e un motivo di orgoglio avere un testo dell’ultimo artista della generazione beat degli anni ’70 su cui ho creato la mia musica”.

Come hai lavorato al sound di “Come se non ci fosse un domani”?

“Volevo fare un disco rock che fosse urgente e di pancia. C’è l’Omar dei Timoria, il chitarrista rock ma anche l’Omar cantautore, che si conosce meno perché ha cantato al Festival di Sanremo e poco dopo è finito in ospedale per alcuni mesi, interrompendo la sua carriera. Tutti i pezzi sono nati al pianoforte e alla chitarra a casa mia, poi quando mi sono ritrovato in studio con la band per registrarli abbiamo dato loro un vestito più potente e aggressivo”.

Il disco si chiude con “Sorridimi”, un brano che lascia spazio alla speranza…

“Voglio continuare a credere che i buoni trionferanno e per questo chiudo il disco con un pezzo positivo come Sorridimi, nonostante il tormento, che vivo anche guardando Milano, la mia città d’adozione, che ti porta al cielo ma può anche mandarti nei sotterranei, che può illuderti o portarti al successo, come canto ne Il cielo sopra Milano. E’ una città che va troppo veloce e crea disorientamento, la descrivo dal punto di vista di chi la vive arrivando dalla provincia. Sorridimi è dedicata a mia figlia, è un pezzo nato in una mattina in cui ero a letto a riposo forzato, con tanti pensieri in testa e a un certo punto ho aperto gli occhi e ho visto mia figlia sorridere. Cosa le puoi dire se non “Sorridimi e salveremo il mondo”. L’unica salvezza è nella purezza dei bambini e se ogni giorno ciascuno di noi ha la propria guerra da combattere, allora bisogna alzarsi e lottare”.

Questa la tracklist di Come se non ci fosse un domani: 1. Come se non ci fosse un domani, 2. Fuoco a volontà, 3. Dimmi non ti amo, 4. Il cielo sopra Milano, 5. Un gioco semplice. 6. Angelo ribelle, 7. Desperation Horse, 8. Ancora lei, 9. Freak Antoni, 10. Sorridimi

Dal 12 maggio Omar Pedrini incontrerà i fan negli store delle principali città Italiane: il 12 maggio a Torino alla Feltrinelli di Piazza CLN 251 h.18.30; il 13 maggio a Brescia alla Feltrinelli diCorso Giuseppe Zanardelli, 3 h.17.00 ; il 14 maggio a Verona alla Feltrinelli di Via Quattro Spade, 2 h.11.30 ; 15 maggio a Padova alla Feltrinelli di via San Francesco 7 h. 18.00; il 16 maggio a Milano  ala Feltrinelli di Piazza Piemonte 2 h.18.30; 17 maggio a Bologna alla Feltrinelli di Piazza Ravegnanah. 18.00; 18 maggio a Firenze Feltrinelli RED di piazza della Repubblica h.18.30; 19 maggio a  Genova Feltrinelli di via Ceccardi 16 h.18.00; il 23 maggio  a Roma alla Feltrinelli di via Appia Nuova 427 h.18.00; il 24 maggio a Barialla Feltrinelli di  via Melo 119 h.18:30.

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