giovedì
27 luglio 2017

06:44

Intervista con Alex Britti: “Nel disco In nome dell’amore – Vol. 2 canto l’amore in modo ironico e leggero”

di Francesca Monti

Il 5 maggio è uscito il nuovo album di Alex Britti, “In nome dell’amore – Vol. 2” (It.Pop / distribuzione A1 Entertainment S.p.A), anticipato dal brano “Speciale” (il cui video ha superato 790 mila views) e composto da sette tracce, legate tra loro dal tema dell’amore, ironico e divertente, quel sentimento che muove il mondo e che lo rende più bello. Il disco è caratterizzato da una accurata ricercatezza sonora, con un sound che spazia dal blues al rock ‘n’ roll, dal pop al jazz e da testi diretti e profondi, che arrivano dritti al cuore.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Alex Britti, parlando di musica ma anche di cucina. Ecco cosa ci ha raccontato.

 Alex, è uscito il tuo nuovo disco “In nome dell’amore – Vol. 2”, in cui si parla d’amore ma in modo più leggero e ironico rispetto al primo capitolo. Com’è nato questo album?

“Quando ho scritto il primo capitolo di In Nome dell’amore, ho notato che avevo composto una serie di canzoni, di cui alcune erano più introverse e seriose, e altre più leggere. Così le ho divise in due parti. I brani più seri li ho messi nel disco “In nome dell’amore – Vol. 1” che conteneva anche la canzone “Perché” in cui affronto un tema molto delicato e purtroppo attuale come la violenza sulle donne. Quindi in questo nuovo lavoro ho inserito i brani in cui descrivo l’amore in modo ironico, divertente, ed è frutto delle storie vere vissute con una donna. Bisogna distinguere secondo me tra un amore pensato, che solitamente è più shakesperiano e un amore vissuto, più diretto. Io quando sto bene con una ragazza rido con lei, scherzo, penso a mangiare, a bere, a farle le coccole, a vivere questo amore insieme. Ed è quello che canto in “In nome dell’amore -Vol. 2”.

Quindi hai scritto tutti i brani dei due dischi nello stesso periodo?

“Sì, ho scritto tutti i brani nello stesso periodo a parte “Speciale”, che è arrivato dopo, a disco finito. Un brano dedicato a chi ha la fortuna di incontrare l’amore della sua vita. Mi capita spesso di comporre canzoni e poi lasciarle nel cassetto, quando mi servono le riprendo e ci metto il fiocco, nel senso che ne curo la confezione, sia musicalmente che a livello di testo”.

Come hai lavorato sul sound, che è molto variegato e spazia dal blues di “Tanti anni fa” al rock di “Libero”, un omaggio a Chuck Berry?

“E’ un disco apparentemente suonato, che nasce in questa maniera: faccio una serie di session, registro, poi mi chiudo in studio, taglio, comincio a programmare al computer, quando ho finito il pezzo ci suono sopra la chitarra e canto. Questo album è stato fatto con le stesse modalità dei precedenti ma con l’intento di farlo arrivare più fresco, più rock, più suonato, più diretto, a partire dai testi. Se devo dire sei bella lo dico schietto, senza troppi giri di parole. In una canzone (E basta, ndr) canto “voglio te e basta”, c’è tanto dentro questa frase nella sua semplicità, racchiude in modo abbastanza celato tutte le indecisioni e le insicurezza del giorno d’oggi, quando uno ha una storia d’amore il potenziale nemico virtuale è sempre dietro l’angolo, abbiamo i social sempre in tasca. A me piace invece arrivare dritto al punto, non mi nascondo dietro paroloni o dietro uno schermo, mi piace parlare la lingua del popolo. Oggi la poesia viene scambiata per altro, si guarda all’estetica anzichè al concetto, non si va a fondo, non si prova a comprendere il vero significato delle parole e questo vale anche per la musica e per altri campi”.

Qual è allora il tuo rapporto con i social?

“Ogni tanto li uso, ma non sono un social dipendente, ho Instagram da due mesi ma posto foto che mi divertono, non sono uno a cui piace fare i selfie, non mi appartiene questo modo di fare”.

Ci puoi anticipare qualcosa riguardo il tour con cui presenterai il nuovo disco?

“E’ un tour molto suonato, non ho fronzoli neanche là, siamo un trio, basso, chitarra e batteria, sul palco c’è anche un deejay che mette un po’ di elettronica, e due ragazze che cantano per portare un tocco di freschezza. Ci sarà un clima di festa, ho una band di giovani molto bravi, abbiamo tutti una gran voglia di suonare e divertirci”.

Il 31 luglio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’ambito di “Luglio suona bene”, farai un concerto speciale con Max Gazzè…  

“Non so ancora cosa faremo, nella migliore tradizione del jazz e del blues improvviseremo, Max conosce il mio repertorio, io il suo, suoneremo insieme come ci è capitato di fare tanti anni fa, ma al momento non abbiamo ancora un’idea precisa di quello che canteremo sul palco”.

Oltre che un grande cantautore e musicista, sei anche un produttore di giovani talenti, come i Kutso e Pierdavide Carone. Cosa ne pensi del mondo musicale odierno?

“I giovani mi fanno tenerezza perchè hanno poco spazio per emergere, nonostante siano in possesso di mezzi che noi non avevamo, come la rete, con cui promuoversi e fare tante cose, però la musica va meno di moda rispetto al passato, ci sono poche possibilità di ricerca di nuovi talenti, in radio e in tv. Ci sono i talent, sono trasmissioni tv molto belle ma funzionano in quanto prodotto televisivo e non in quanto musica, se togli le luci, il balletto, l’enfasi e il pubblico che applaude a comando, di musicale resta poco. Poi bisogna considerare anche un altro aspetto: in venti anni di talent per assurdo sono usciti meno talenti che in passato, e chi riesce a vincere magari dura poco, tranne qualcuno che per fortuna resiste non per merito del talent ma per il talento che ha. Penso però che questi artisti sarebbero usciti comunque. E poi prima c’era molta più musica dal vivo, c’erano il Roxy Bar, Top of the pop, Mtv, Videomusic, Super, Festivalbar, oggi è rimasto ben poco”.

Un’altra tua passione è la cucina, hai preso parte recentemente a Celebrity MasterChef. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

“Sicuramente io ho lasciato a Masterchef dei bei piatti… (ride). Ho conosciuto nuove persone che sono diventate amiche, abbiamo legato molto tra noi celebrities, sia all’interno del programma che fuori, quindi mi è rimasto un bel ricordo di questa esperienza. Certo, non basta un mese in tv per diventare bravi chef, la cucina è una cosa seria e per imparare serve tempo, passione ed esperienza”.

A quale piatto assoceresti il tuo nuovo album?

“Lo assocerei a un piatto semplice. Oggi anche nei programmi che vediamo in tv i piatti sono legati all’estetica, mentre la cucina nasce per soddisfare la fame, la pancia, la gola. Inoltre tu non puoi giudicare dalla tv se un piatto è buono e poi a volte viene dato più peso all’impiattamento che al sapore. Ti trovi spesso a fare il disegnatore anzichè il cuoco. Io cucino perchè sono un goloso, sto dalla mattina alla sera a cercare le cose buone da mangiare e sono al confine tra una grande passione e una malattia, per fortuna ho ancora un metabolismo che tiene (ride)…però mi piace mangiare e quando vado in un ristorante che mi porta un piatto che è un disegno pazzesco, bello e colorato sono contento però se poi lo mangio e non mi piace non torno più in quel locale. A volte preferisco dei ristoranti che non disegnano ma nei quali mangi dei piatti buonissimi. La stessa cosa vale quando compro un libro che è solo estetica ma non mi lascia niente, o nella musica. Ci sono grandi successi che passano in radio e poi dopo qualche anno non te li ricordi nemmeno. E così per i piatti, io vado spesso in un ristorante in Costiera amalfitana dove c’è questo chef che si chiama Gennaro che è il Jimi Hendrix della cucina, una volta gli ho detto: stupiscimi e lui mi ha portato un piatto di spaghetti pomodoro e basilico, non impiattato, senza ingredienti strani. Oggi ad esempio è di moda mischiare il pesce con la frutta, all’insegna del famolo strano citando Verdone. Quel piatto di spaghetti, semplice ma profondo, è uno dei ricordi più forti tra i piatti che ho mangiato nei ristoranti d’Italia negli ultimi dieci anni. Secondo me se uno cerca di avere sempre un’etica nella vita, non solo nel lavoro, rischia di vivere meglio”.

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