venerdì
18 agosto 2017

03:01

Francesco Venuto, la musica prima di tutto

di Carlo Zannetti

Quel giorno del 2011, nei pressi di Padova, erano le quattro di un afoso pomeriggio estivo ed avevo appuntamento con Eugenio Finardi. Io ero arrivato nel luogo prestabilito già due ore prima. Quella di precedere gli altri é un’abitudine che ho sempre avuto perché sono di natura molto impaziente soprattutto quando si tratta di incontrare più volte le persone che ho conosciuto e frequentato nella vita. E’ una mia necessità. Il rivedere certi volti  mi riempie il cuore e soprattutto mi fa sentire vivo. Poi l’attesa mi piace perché mi aiuta a stemperare la mia esagerata emotività  ed altresì mi serve a moderare la mia  non comune espansività.

Io sarei uno di quelli che abbraccia e bacia tutti. Io mi affeziono facilmente alle persone, io voglio bene al mondo.

Eugenio non lo vedevo da quindici anni e avevo veramente voglia di parlare con lui. Arrivò prima un ragazzo, dall’aspetto distinto, che mi guardò e disse: “Ciao sono Francesco Venuto“ e poi aggiunse: “E’ tutto a posto qui?”. Io annuii. Dopo qualche minuto arrivò Eugenio sorridente e cordiale come sempre.

Nella vita incontri tantissime persone, ma solo alcune ti trasmettono qualcosa con una semplice stretta di mano. La stretta di mano é importante. Io e Francesco da quel momento ci siamo rispettati onorando sempre la parola data e abbiamo avviato una collaborazione artistica importante oltre ad una sincera amicizia.

Francesco Venuto nell’ambito musicale italiano professionale é conosciuto da tutti. Sono migliaia le persone che hanno avuto modo di notare la sua figura immobile, sempre molto attenta e quasi nascosta dalla penombra del bordo palco. Lui é sempre stato un punto di riferimento per gli addetti ai lavori. Il palcoscenico é la sua casa , sempre al fianco di alcuni dei più grandi artisti del panorama musicale italiano ed internazionale.

Lui adesso é un consulente dell’immagine, un produttore discografico  ed un direttore artistico qualificato. E’ un uomo tosto che ha macinato centinaia di migliaia di chilometri in lungo ed in largo per l’Italia e che crede nell’universo della musica e in molte delle persone che all’interno ci lavorano.

E così, pochi giorni fa si presenta un occasione per rivederci e lui prende l’autostrada da Torino e viene a Padova. Lavoriamo insieme per la produzione di un video clip musicale e riusciamo anche a parlare un po’ delle nostre vite. Dopo tre ore ritorna a Torino.

Ad un certo punto mi guarda e mi dice: “Avevo voglia di rivederti”. Io in quel momento penso che bastano poche parole dette in modo sincero per restituirti una parte di quello che la vita ti ha tolto nei  trascorsi difficili.

Francesco é un uomo che riesci a comprendere e ad apprezzare nel corso degli anni perché non é un chiacchierone ma forse  questo dipende  dal fatto che  é sempre molto impegnato. Lui é un uomo che ha vissuto dietro le quinte e che quindi ha visto il rovescio della medaglia. Artisti indifesi nella vita di ogni giorno che poi si trasformano sul palcoscenico in belve senza paura di nulla, quasi per riscattare se stessi da quella  penalizzante fragilità quotidiana. Francesco é un uomo tosto, che ha scelto il lavoro giusto. Quando sei con lui ti senti al sicuro, é uno di quelli che trova sempre la soluzione e che qualsiasi cosa succeda non si scompone mai , ma agisce  di conseguenza.

Alla mia domanda: “Mi puoi raccontare  alcuni degli aneddoti più significativi dei tuoi venticinque anni vissuti dietro le quinte?” Risponde con gentilezza: “Potrei riempire le pagine di un libro ma non posso raccontarti nulla perché la discrezione nel mio lavoro é fondamentale e poi non sarebbero tutti così divertenti come potresti pensare”.  Dopo pochi secondi sorride e mi racconta di quando agli inizi della sua carriera di fronte a diverse migliaia di spettatori, Piero Chiambretti lo apostrofò chiamandolo “ Spock”  perché il microfono fischiava come un treno a vapore e non funzionava per niente.

Poi mi racconta che fu suo padre ad indirizzarlo verso lo studio del pianoforte classico quando aveva soli sei anni. A diciassette anni ascoltò per caso i “Supertramp “ e rimase folgorato dalla travolgente musica pop – rock del favoloso gruppo britannico.

In tutti questi anni a Francesco, non ho mai raccontato che io i “Supertramp” li ho visti e sentiti dal vivo a Parigi nel 1980, dopo un viaggio allucinante durato tre giorni all’andata e tre giorni al ritorno ,con partenza da Padova a bordo della mia mitica Vespa “Primavera” 125 bianca. Ma questa é un’altra storia.

E’ il progressive rock che appassiona Venuto che appena ventenne inizia a collaborare come tastierista con alcune band di Torino e nel frattempo raggranella un po’ di soldini facendo il tecnico audio. Ma Francesco non si ferma mai e così nel 1994, all’età di ventisei anni, decide che la sua strada é quella della musica. Lui é giustamente convinto di avere una forte inclinazione naturale che si traduce in una rara bravura  nell’organizzazione degli eventi, nella promozione e valorizzazione dei talenti. Tradotto in parole semplici é un  promoter nato. Il suo lavoro é quello di rendere  più facile la vita degli artisti,  é colui che si preoccupa di trovare a loro i concerti, che appura che le condizioni economiche siano adeguate al loro spessore e che non succeda mai nulla di pericoloso.

La sua vita, un film. Fin dall’inizio mette al centro dei suoi interessi sempre e solo la musica, questo al di là delle economie e del successo personale . Collabora con i più grandi cantautori italiani e a livello internazionale con il grande chitarrista statunitense Ritchie Kotzen, con Elvin Jones batterista storico di John Coltrane, con Miles Davis, con i sassofonisti di fama mondiale Wayne Shorter e Ornette Coleman.

Un ultima domanda: “Cos’è il talento?”. Francesco é come sempre spontaneo e mi risponde: “Riuscire a vivere di musica nel 2017”.

Osservo il suo sguardo mentre ci salutiamo e vedo gli occhi di un uomo molto coraggioso che ha messo in gioco tutto per la musica. Ma la vita personale insieme ad una così grande passione per la musica, possono veramente viaggiare sullo stesso binario? Nel mio caso la risposta é no, perché per la musica ho dovuto sacrificare tutto. Comunque sappiate che se potessi tornare indietro rifarei lo stesso ? E tu Francesco?

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