domenica
25 giugno 2017

12:19

Intervista con Filippo Graziani che ci presenta il nuovo disco “Sala Giochi”

di Francesca Monti

Dopo aver conquistato la Targa Tenco al debutto per la Migliore Opera Prima, Filippo Graziani pubblica il suo secondo disco, dal titolo “Sala Giochi” (su etichetta Farn Music/Universal Music), in uscita venerdi 16 giugno. Il progetto contiene undici tracce inedite, legate da un concept rappresentato dall’amore come panacea e soluzione alle difficoltà che viviamo in questa epoca, ha un sound che unisce acustica ed elettronica, e stilisticamente segna un grande passo in avanti rispetto all’album “Le cose belle”, con cui Filippo debuttò nel 2014 al “Festival di Sanremo”.

“Sala Giochi” è un progetto bio-musicale, pensato sulle colline romagnole, realizzato in due anni e mezzo in cui il cantautore ha composto i testi a casa da solo e ha lavorato in studio con l’arrangiatore Simone Papi per la label svizzera “Farn Music”, guidata dal tycoon Cosimo Vindice.

Il booklet del disco è impreziosito da un ritratto di Filippo immerso nel mondo arcade, del grande Tanino Liberatore, fumettista, illustratore e pittore, soprannominato da Frank Zappa il “Michelangelo del fumetto”, che nella musica ha firmato copertine di dischi celeberrimi tra cui “The Man from Utopia” di Frank Zappa e “Agnese dolce Agnese” per papà Ivan.

Abbiamo incontrato Filippo Graziani a Milano, in occasione della presentazione di “Sala Giochi” presso Mare Culturale Urbano. Ecco cosa ci ha raccontato riguardo il suo nuovo disco.

credit foto Fabrizio Fenucci

Filippo, partiamo dal titolo del tuo nuovo disco, “Sala Giochi”. Cosa rappresenta per te questo luogo?

“La Sala Giochi per me è sempre stata un mondo a sé, un universo molto forte di meccaniche sui rapporti umani, di dinamiche con altre persone perché se hai la mia età è possibile che i primi schiaffi li hai presi in sala giochi, i primi amori li hai vissuti lì. Sono tutte cose che appartenevano a questo mondo che era una sorta di oratorio, gestito però da persone non di chiesa. Quando ho fatto il conto delle canzoni, quando le ho riascoltate tutte insieme con un mio amico, mi è sembrato di essere in una sala giochi e quindi ho capito che il titolo del disco doveva essere quello”.

Le tracce dell’album sono caratterizzate da una fusione di elementi acustici ed elettronici. Come hai lavorato al sound?

“Mi sono lasciato andare molto al mondo dei sintetizzatori, delle batterie elettroniche, come si dice da noi ci ho spataccato tanto e poi ho scritto le canzoni e automaticamente, come in un tetris, le ho unite a questi mondi che mi piacevano ed è uscita questa sorta di fusione tra il mondo cantautorale, legato agli strumenti acustici, come la viola, il pianoforte, il violino, la chitarra acustica e quel tipo di elettronica vintage”.

Il concept del disco è l’amore come soluzione possibile in un mondo complicato come quello in cui ci troviamo a vivere oggi. A cosa ti sei ispirato nella scrittura dei brani?

“Mi sono ispirato tantissimo ai film degli anni’ 80, in particolare a quelli di John Hughes e alle serie movie apocalittiche del primo Mel Gibson, a classici come Sixteen Candles, Breakfast Club, fino ad arrivare a Mad Max, sono questi i film che mi hanno più influenzato, sono commedie leggere, di carattere amoroso, che mi ricordo vedevo da bambino e che tuttora guardo. Mi sono sempre piaciute molto perché c’era quell’equilibrio particolare tra lo smielato, il kitsch, il sogno e la realtà, adoro quegli incastri. E’ un disco che parla d’amore ma in maniera sincera e semplice. In tempi incerti come quelli che stiamo vivendo, con la paura del terrorismo e con la crisi, soprattutto di valori, secondo me è importante scrivere canzoni pensando alle nuove generazioni che mai come oggi hanno bisogno di ritrovarsi. Con questo spirito sono nati brani come Dov’è il mio Posto, Il Mondo che Verrà, Metterci Vita”.

Com’è nata la collaborazione con l’illustratore Tanino Liberatore?

“Ci siamo incontrati per caso, perché sono andato a suonare nel paese dove lui è nato. Alla fine del concerto Tanino è venuto a salutarmi, io ho fatto studi d’arte e per me lui è nell’olimpo dei grandi illustratori, così ci siamo conosciuti, ci siamo presi bene e abbiamo iniziato a frequentarci. Un giorno gli ho proposto di collaborare per il booklet del mio disco e lui ha accettato subito e mi ha fatto un grande regalo. E poi Tanino è un grande illustratore degli anni ’80, è il disegnatore perfetto di quel tempo”.

Prima hai citato il brano Dov’è il mio posto, che chiude il disco. Quali ricordi degli anni ’80 hai portato in questo progetto?

“Negli anni ’80 ero piccolo quindi in questo disco ho portato i ricordi sonori e visivi dell’infanzia, tante cose che hanno a che fare con la musica ma anche con altri contesti. Noi siamo un po’ la generazione di mezzo, ci ricordiamo il mondo delle cabine telefoniche ma abbiamo lo smartphone in tasca, qui proclamo il mio amore per quello che c’era nel secolo scorso”.

Come componi una canzone?

“Io sono un po’ contorto nella composizione, scrivo quando mi trovo in uno stato d’animo preciso, quando ho assimilato sensazioni, esperienze, mi risulta più facile descrivere un’emozione tramite la musica, perché mi ritengo anzitutto un musicista prima che un autore di testi, la musica mi manda delle immagini che poi io descrivo con le parole”.

Presenterai il disco con un tour?

“Poichè il disco è uscito d’estate, ci saranno delle date di presentazione che comunicheremo a breve sulle mie pagine social, ma il tour vero e proprio sarà in inverno nei club”.

Questa la tracklist di “Sala Giochi”: “E’ vero o no”; “Appartiene a te”; “Il mondo che verrà”; “Tutto mi tocca”; “Mettici vita”; “La parte migliore”; “Esplodere”; “Credi in me”; “Vicini e lontani”; “Vorrei”; “Dove è il mio posto”.

 

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