sabato
23 giugno 2018

08:19

Il Comune di Bagnoli sperimenta un nuovo modello di gestione dei migranti: oltre 750 ore di formazione per l’educazione di 250 migranti

Sono state presentate oggi presso la prefettura di Padova le prime azioni previste con il progetto europeo Pand PAS – Pre and Post arrival Schemes to facilitate inclusion and prevent xenophobia and radicalization.

Il progetto, che ha preso avvio a gennaio 2018, coinvolge oltre al Comune di Bagnoli, che ne è capofila, anche altri stati europei impegnati nell’accoglienza dei rifugiati: Portogallo, Slovenia, Croazia e Cipro. Obiettivo del progetto è produrre strumenti per scongiurare le partenze illegali e contrastare il traffico di esseri umani come attività di pre-partenza e produrre buone pratiche pilota per la gestione senza criticità nei territori ospitanti e la partecipazione attiva dei migranti.

In particolare si è lavorato sui temi riguardanti il modello di gestione presente nei centri di accoglienza gestiti da associazioni e da cooperative sociali nel territorio facendo particolarmente riferimento alle attività educative e di formazione rivolte ai migranti evidenziando che le grandi concentrazioni sono un grave errore.

Il progetto vuole infine studiare da un punto di vista antropologico il fenomeno migrazione nei territori dell’Unione Europea e individuarne e raccontarne le criticità e i problemi ad esso collegato con un approccio scientifico (Universitario) Europeo per poter essere registrato ed elaborato anche per i tempi futuri.

“L’Italia non può essere lasciata sola e non può essere Bagnoli lasciato solo per l’accoglienza di centinaia di migranti, ecco perché un approccio europeista al fenomeno. – spiega Roberto Milan, Sindaco del Comune di Bagnoli – Abbiamo messo in luce delle criticità nell’accoglienza: dal possesso di documenti per i richiedenti asilo, fino a una corretta educazione e formazione. Questo progetto mette in luce la cosa più importante: la forte criticità alla concentrazione delle persone. Affrontare la tematica immigrazione dal punto di vista oggettivo, con la collaborazione dell’università di Lisbona che affronta dal punto di vista scientifico l’esperienza, dà forza al documento finale che risulterà al termine di questo progetto che sarà presentato al parlamento europeo. Vogliamo presentare un modello di soluzione che può essere applicabile in Italia come in altre nazioni.”
Le prime azioni pilota che il Comune di Bagnoli ha previsto hanno lo scopo di avere migranti educati e informati sui comportamenti da tenere e positivamente attivi nei paesi ospitanti.

Su questa linea è stato previsto un bilancio di competenze che coinvolgerà circa 250 migranti: in base ai risultati di questo bilancio sono stati delineati dei percorsi di formazione per un totale di 750 ore.

Le tematiche dei corsi riguardano temi trasversali che favoriscano il contenimento di criticità sociali e sanitarie (educazione civica, igiene e salute, lingua e cultura italiana, etnopsicologia, parità di genere, raccolta differenziata, etc.) e competenze professionalizzanti (agricoltura bio, soft skills per il lavoro, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, laboratorio di comunicazione).

Inoltre, è possibile che fornendo una corretta formazione e avviamento al lavoro ai migranti si riesca ad arrivare ad una condizione tipica di persone autosufficienti che permetta in tempi rapidi l’uscita dal programma di protezione e un conseguente contenimento della spesa di gestione dei migranti per passare da uno stato assistenzialistico ad una forma attiva delle persone coinvolte. Si intende, infine, sottolineare che l’attività prettamente assistenzialistica pone dei limiti educativi e comunicativi.

“Il progetto – prosegue Milan – nasce circa un anno fa per trovare delle soluzioni a una problematica del Comune di Bagnoli, quando avevamo circa 1 migliaio di rifugiati. Volevamo mettere in moto dei meccanismi per fermare i problemi e le criticità nate nei territori dell’accoglienza: l’educazione e la formazione in ambito civico, sanitario, culturale. I migranti nel territorio avevano usanze e modi di fare che appartenevano alla loro cultura e che andavano in contrasto con le norme del nostro territorio, abbiamo studiato un percorso per andare a colmare questa difficoltà con un progetto che mettesse in piedi dei corsi per avere migranti più educati e avere coscienza di ciò che potevano fare.”

Altro aspetto interessante del progetto è stata l’individuazione da parte dell’Università di Lisbona di 32 buone prassi a livello europeo che potessero essere prese da spunto e imitate in altri paesi: per l’Italia è stata individuata una proposta di protocollo d’intesa per l’inserimento lavorativo dei migranti.

“Il Consiglio territoriale dell’Immigrazione ha deciso di stendere un protocollo per un possibile inserimento lavorativo – spiega Pasquale Aversa, Vicario della Prefettura di Padova, uno dei partner del Progetto Pand Pas – ci è sembrata una buona idea così abbiamo stilato una serie di criteri e interventi nel mondo del lavoro, con adesione quasi totale di enti datoriali e associazioni di categoria. Abbiamo previsto 3 fasi per inserire in tutto o in parte al mondo del lavoro la persona che è in attesa del giudizio della commissione: alfabetizzazione, orientamento e inserimento vero e proprio attraverso stage e tirocini inizialmente. Tutto questo è in fase di bozza, manca solo il placet dal Ministero dell’interno e siamo ottimisti sulla sua buona uscita.”

“La cosa più bella di questo progetto è il fatto di aver riunito intorno a un tavolo tutti gli enti e le istituzioni che si occupano di migranti. – conclude il Sindaco Milan – Ci auguriamo il prima possibile una chiusura dell’hub di Bagnoli e una gestione in piccoli gruppi da parte di brave cooperative. Se così sarà le criticità portate dall’immigrazione potrebbero scomparire. “

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