martedì
26 settembre 2017

07:29

Intervista con Daniele Bongiovanni, in mostra alla 57^ Biennale di Venezia

Siamo in prossimità di uno dei più importanti eventi di arte contemporanea, la Biennale di Venezia. Per approfondire sullo scenario, abbiamo incontrato Daniele Bongiovanni, artista de “El círculo mágico’’ alla 57. Biennale. Per addentrarci appieno in quello che sarà il suo contributo, nei suoi progetti post – biennale, negli scenari della sua pittura, abbiamo deciso di intervistarlo nel suo studio di Torino. Artista italiano nato nel 1986, vive e opera tra Palermo, Torino e Lugano. Il suo lavoro spazia dalla pittura figurativa a quella più concettuale.

Quest’anno uno dei temi della Biennale è la valorizzazione dell’artista, assieme all’opera che spesso lo identifica. Cosa ne pensa?

Il dialogo e il rapporto diretto con l’autore permette di osservare e comprendere più a fondo tutto il suo iter, la sua ricerca, il suo messaggio. Penso che questa formula sia di grande livello, in quanto generatore di nuove connessioni.

Di cosa parla nello specifico il progetto da lei realizzato?

Ho sviluppato un soggetto su cui lavoro da molto tempo e su cui ho tirato fuori molte cose negli ultimi anni. Il valore della bellezza intrinseca. La natura totalizzante delle cose che spesso guardiamo in modo troppo sintetico, ovvio e condizionato. Le mie indagini sul tema provengono anche dal tema generale del Padiglione “La Marge”, che ha una tematica generale rivolta sia al sociale, sia al mondo onirico; questo mi ha permesso di esprimermi al meglio. Il mio progetto è la collezione “Natura con Deus”.

La figura ricorre in molte sue opere, ma non sempre è cosi, vero?

La figurazione mi appartiene, infatti non l’abbandono mai. Anche perché la mia idea pittorica segue dei canoni di costruzione classici. Tuttavia in alcune collezioni figurative/informali è in parte, o almeno all’apparenza, assente, benché esse raffigurino paesaggi naturali molto “pensati”, idealizzati con una nuova forma.

Usa dei modelli?

No. Ovviamente modulo le forme seguendo un certo rigore realistico, ma nonostante ciò, il tutto è nuovo, non ha quasi mai dei riferimenti fisici.

Oltre alla Biennale di Venezia, e ai tanti altri impegni, sarà in mostra anche negli Stati Uniti, al Market Art + Design, che si svolgerà presso il The Bridgehampton Museum cosa porterà?

Sarà una sorta di collegamento tra “Nimble” e “InEtere”. Sono due cicli che quasi necessitano l’uno dell’altro in quanto opposti, unificati hanno una forte poetica. Il tema si chiamerà “Alias Project”.

Che riflesso hanno, o hanno avuto, i viaggi e i luoghi che ha visitato nelle sue opere?

Nelle mie opere c’è il mio passato e il mio presente, ci sono gli studi, la ricerca, ma anche i miei momenti di vita. Ho sempre viaggiato e viaggio molto, ma non sempre le città, i luoghi, influenzano il mio lavoro, il quadro generale delle cose fatte nasce da una realtà interiore rielaborata, più che da un impulso esterno. Però devo ammettere che considero gli aspetti esterni veicoli velocissimi e fondamentali.

L’innovazione può cambiare il fattore del bello, ciò che finora abbiamo assimilato grazie al passato verrà mai messo in discussione?

Tutto viene messo in discussione, tutto cambia, lo dimostrano i tempi e le abitudini che mutano. Secondo me non esiste il gusto, ti piace una cosa con cui instauri una certa empatia, per cui esiste una certa predisposizione. Nel peggiore dei casi una cosa piace perché è di moda. Il bello che si deve ricercare non deve essere quello apparente, quello è soggetto alle mode, cosa che sfiorisce alla prossima tendenza. Il bello autentico deve essere una qualità intoccabile, oggettiva e perenne.

Nelle sue mostre ha spaziato molto con le tematiche, quali sono i progetti per il futuro?

Per il futuro cercherò di mettere sempre più in luce il tema che porterò negli eventi già citati, con qualche novità ovviamente, la ricerca non si arresta mai.

Lascia un commento

Inserisci per primo un commento

Avvisami
avatar
wpDiscuz