venerdì
20 luglio 2018

21:50

Rampini a Valdagno presenta “Banche. Possiamo ancora fidarci?”

Dopo la breve pausa estiva riprende l’attività culturale del network Guanxinet. Martedì 13 settembre 2016 a Valdagno (VI), alle ore 20.30, presso Palazzo Festari (Corso Italia n.63) sarà presentato il nuovo libro di Federico Rampini “Banche. Possiamo ancora fidarci?”. Introdurrà l’incontro Eliseo Fioraso.

di Emanuele Bellato

In apertura del suo ultimo libro “Banche. Possiamo ancora fidarci?” (Mondadori, 2016) Rampini, partendo da un breve racconto familiare denuncia leggerezze, superficialità, incompetenza ed approssimazione di bancari e banchieri, comportamenti che spesso sfociano in cialtroneria e delinquenza organizzata, dove a farne le spese sono sempre e solo i risparmiatori, specie se “piccoli”.

Anch’io voglio partire dal personale per ragionare sulla spinosa questione se dobbiamo continuare a fidarci o meno delle banche. Il mio rapporto con le banche non si può riassumere in un episodio, ma è parte integrante della mia vita, infatti sono figlio di un bancario, già direttore di filiali nelle province di Padova, Rovigo e Venezia. Certo, un bancario particolare, anomalo, che più volte ho definito anarchico. Non ho mai visto mio padre andare al lavoro con la cravatta e la ventiquattrore, negare un consiglio o un aiuto a chi meritava ed era in difficoltà; non l’ho mai visto frequentare circoli esclusivi o i cosiddetti salotti buoni e soprattutto non mi ha mai raccomandato per un posto sicuro in banca.

Ma sto parlando di un’altra epoca, seppur temporalmente vicina, quella delle vere banche territoriali. Nei suoi numerosi trasferimenti, corrispondenti ad altrettanti avanzamenti di carriera, portava con sé la famiglia a vivere in affitto nell’appartamento attiguo alla banca, sia per affetto sia per stabilire un rapporto più stretto con la comunità locale.

Poi sono arrivati gli accorpamenti, mascherati da fusioni, e mio padre, cogliendo l’occasione, ha scelto la via del prepensionamento. Afferrando alcuni suoi discorsi mi pare di aver capito che non si riconoscesse più nel nuovo sistema, centralizzato, distante in tutti i sensi dal risparmiatore. Dal direttore “psicologo”, amico, confidente, sostegno per avviare attività imprenditoriali; storica figura di riferimento insieme al parroco, al sindaco ed al capitano dei Carabinieri si è passati in poco tempo al direttore e bancario “piazzista”, mero esecutore di ordini provenienti dall’alto, venditore di prodotti in cui nemmeno lui crede. Questa perdita d’identità (e di dignità lavorativa) mio padre non l’ha accettata e solo oggi posso capire perché mi disse di gettare nel cestino la medaglia ricordo della sua banca dopo tanti anni di onorata carriera.

Tra le cause che hanno portato al crack o sull’orlo del fallimento diverse banche negli ultimi anni Rampini segnala proprio la megalomania, i sogni di grandezza di certi banchieri “padri-padrone”, impegnati a costruire gruppi bancari sempre più potenti, perdendo di vista le proprie origini. Basti pensare alle acquisizioni di Veneto Banca in Romania e nella costiera adriatica, da ambo le sponde. Oppure le mire espansioniste della Popolare Vicentina sulla stessa Veneto Banca e su altre banche in seguito segnate da una sorte ancora peggiore (Popolare Etruria, Carife etc…).

Le “popolari” non hanno solo tradito i territori, ma soprattutto chi in quei territori da sempre vive, suda e lavora, per mettere da parte qualche misero risparmio per il proprio sostentamento e per quello delle future generazioni. Anche senza aspettare le sentenze della magistratura è ormai evidente la truffa colossale, immorale, perpetrata a danno di ignari risparmiatori. Indubbiamente esiste una piccola percentuale di clienti allettati dal maggior guadagno a fronte dell’alto rischio nel sottoscrivere le obbligazioni subordinate, ma al di là di questi c’è un esercito di pensionati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, agricoltori non adeguatamente informati, o peggio ancora ricattati. Ricatti che non avevano bisogno di essere pronunciati perché la formula implicita era la seguente: “o sottoscrivi le nostre obbligazioni o ti tagliamo il fido”, che ricorda tanto il classico banditesco “O la borsa o la vita”. Insomma, dal mitico Nordest siamo passati al selvaggio Far West…

Di fronte a tante anomalie, pratiche opache, abusi, prezzi delle azioni gonfiate, bilanci “creativi” , sottolinea Rampini, è venuto a mancare il ruolo dei controllori. Il cane da guardia non ha abbaiato o ha abbaiato troppo tardi. Sul banco degli accusati la Banca d’Italia, la BCE e la Consob. Ma non solo, altrettanto colpevoli sono le reticenze dei giornali economici e di molti media locali, spesso vicini a quei gangli di potere considerati intoccabili. Lodevole eccezione – aggiungo io – Vicenzapiu.com che da diversi anni racconta le peripezie di Zonin & BPVI, dossier raccolto in un libro di recente pubblicazione “Vicenza. La città sbancata. Quello che dovevi sapere sulla Banca Popolare di Vicenza noi lo abbiamo scritto. Da sempre” (MediaChoice editore, 2016).

Se Atene piange, Sparta non ride. Sparta in questo caso sono gli USA, epicentro della crisi finanziaria-immobiliare. Nonostante alcuni benefici della cura Obama (che in questi anni ha dovuto muoversi e battersi contro un parlamento a maggioranza repubblicana) il sogno americano rischia di essere divorato dal debito a vita. Per esempio le inaccessibili rette universitarie stanno costringendo alla fuga dei cervelli. Intanto nuove ombre aleggiano sull’economia americana, spiega Rampini: “gli esempi di recidiva abbondano a molti anni di distanza dal disastro del 2008 e dall’azione di nuove regole che avrebbero dovuto ripulire i mercati finanziari”. …I lupi di Wall Street perdono il pelo ma non il vizio…

Se la situazione è così grave, ovunque, possiamo ancora fidarci delle banche? La regola aurea nei rapporti con le banche secondo Federico Rampini è la seguente: “Fidarsi a occhi chiusi: mai. Sospettare, diffidare e controllare: sempre”*.

P.S.: *La chiusa dell’articolo la devo a mio padre che ha letto ed apprezzato il libro e si è scritto in un post-it proprio questo saggio consiglio con l’intenzione di tenerlo sempre bene a mente nei rapporti con le banche, ora che è dall’altra parte della barricata.

Banche: possiamo ancora fidarci?

71uukhag20lDescrizione a cura dell’editore: Il 2015 verrà ricordato per uno shock a cui gli italiani non erano abituati né preparati. Sono fallite delle banche. Piccole, ma non trascurabili. La protezione del risparmio è stata messa in dubbio. Un brivido di paura si è diffuso perfino tra i clienti di altre banche più grosse e più solide, perché nel frattempo entravano in vigore nuove regole, imposte dall’Europa, che comportano maggiori rischi per i risparmiatori. Sono così venute alla luce storie tragiche: cittadini ingannati, titoli insicuri venduti agli sportelli bancari, obbligazioni travolte nei crac. In parallelo, brividi di paura sulla tenuta delle banche si sono manifestati anche in altre parti del mondo: in Cina e persino nell’insospettabile Germania. E a preoccuparci non ci sono solo le banche private, quelle dove abbiamo i conti correnti e i libretti di risparmio. Anche quelle che stanno molto al di sopra, le istituzioni che dovrebbero governare la moneta e l’economia, non offrono certezze. In America, nell’Eurozona o in Giappone, la debolezza dell’economia ha rivelato errori e limiti delle banche centrali. In un’epoca come questa, in cui i redditi da lavoro diventano incerti o precari, il risparmio è ancora più importante che in passato. Ma possiamo fidarci di chi ce lo gestisce? Quali precauzioni dobbiamo prendere per evitare di essere defraudati, impoveriti? Nel 2013 Federico Rampini scriveva: «I grandi banditi del nostro tempo sono i banchieri. La crisi iniziata nel 2007 nel settore della finanza americana, poi dilagata ad ampiezza sistemica nel 2008 fino a contagiare l’economia reale di tutto l’Occidente, ebbe la sua causa scatenante in comportamenti perversi dei banchieri». Da allora, siamo sicuri che il mondo sia cambiato? Abbiamo appreso le lezioni di quella crisi, per evitare una ricaduta? O, al contrario, le cause profonde non sono state veramente aggredite né tantomeno sanate? Rampini torna ad accendere i riflettori sui mali e le malefatte della finanza e sui comportamenti non sempre virtuosi dei banchieri. E questo suo libro vuole servire da guida. Per capire quel che sta succedendo nel sistema del credito. Per essere meno sprovveduti e fragili di fronte agli shock finanziari. Per imparare qualche regola di sopravvivenza, di autodifesa di fronte a quelli che da tutori possono trasformarsi improvvisamente in predatori del nostro risparmio.

Federico Rampini, corrispondente della «Repubblica» da New York, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per «Rinascita». Già vicedirettore del «Sole 24 Ore» e capo della redazione milanese della «Repubblica », editorialista, inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelles, San Francisco e Pechino, ha insegnato nelle università di Berkeley e Shanghai. È autore di numerosi saggi: con Mondadori, Il secolo cinese (2005), L’impero di Cindia (2006), L’ombra di Mao (2006), La speranza indiana (2007), Slow Economy (2009), Occidente estremo (2010), Alla mia Sinistra (2011), Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo (2012), Banchieri (2013), Vi racconto il nostro futuro (2014) e All you need is love (2014).

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