sabato
24 giugno 2017

21:00

Un libro in rete a Valdagno: “Lo scontro. Il vescovo principe e il prete ribelle”

Mercoledì 14 dicembre 2016, alle ore 20.30, presso Palazzo Festari (Corso Italia n.63 – Valdagno) sarà presentato il libro “Lo scontro. Il vescovo principe e il prete ribelle” (Reverdito, 2016) di Luigi Maistrello. Introdurrà e coordinerà l’incontro Ubaldo Alifuoco.

Per informazioni: info@guanxinet.itwww.guanxinet.it tel. 0445 406758 in collaborazione con Libreria De Franceschi snc Valdagno (VI) tel. 0445 412877

di Emanuele Bellato

Sarebbe bello se il libro “Lo scontro” finisse nelle mani di Papa Francesco. In fondo don Bruno Scremin è stato un anticipatore del nuovo corso della Chiesa Cattolica. Come Giovanni il Battista il “prete ribelle” da Bassano ha annunciato tempi nuovi e come tutti i profeti e gli innovatori è stato perseguitato, isolato e persino processato. Eppure il suo messaggio era chiaro e semplice: ritornare al Vangelo. Erano gli anni del Concilio, anni carichi di attesa e speranza, ma nel Veneto, ed in particolare a Vicenza, quel vento di rinnovamento non soffiò mai. “Obbedienza, gerarchia e disciplina” continuarono a far parte del vocabolario della gerarchia ecclesiastica. L’Istituzione Chiesa, presieduta dal Vescovo Principe, era ormai diventata il fine e non il mezzo per annunciare il messaggio evangelico. Nuove chiese e nuovi seminari si ergevano a celebrare il potere temporale ancor prima di quello spirituale.

Leggendo dei turbamenti di Bruno Scremin molti si riconosceranno, pur non avendo indossato la veste talare. Quasi tutti, specie nella nostra regione, abbiamo vissuto una fede tramandata dove il rispetto e la devozione verso l’autorità religiosa non derivavano dal merito delle opere di bene compiute ma semplicemente dal ruolo ricoperto. Così si è formata la casta sacerdotale che è prosperata grazie ad una borghesia bigotta e  conservatrice.

Però se si conosce bene la Buona Novella è naturale, prima o poi, ribellarsi. Il messaggio di Gesù non lascia indifferenti, provoca scandalo, non media. Gesù è nato in una grotta e non in un palazzo. Gesù ha sempre scelto i poveri. Gesù ha scacciato i mercanti dal tempio. Gesù è morto in croce per riscattare l’umanità intera dalla schiavitù del peccato. A chi segue il Vangelo viene spesso affibbiata l’etichetta di comunista. In realtà, guardando i tempi storici, dovrebbe essere il contrario. Inoltre il cristianesimo delle origini non conosceva la burocrazia e rifiutava ogni forma di violenza. Il PCI, disse giustamente Bruno Scremin, è solo un’altra Chiesa.

b10-18Per camminare sulle orme del Cristo don Bruno ha dovuto allontanarsi dall’ombra dei campanili. Anche fuori però non è stato facile. Le sue virtù, l’intransigenza e la purezza d’animo si scontrarono ben presto con gli egoismi e le miserie umane, come quando lui e il fratello Peter proposero alla Comunità di base di Padova, di cui facevano parte, di mettere in comune ognuno i propri beni; un passo giudicato dai confratelli prematuro. Siamo nel 1968, l’anno della rivoluzione culturale un fenomeno che interessò anche il movimento cattolico. In quel periodo don Bruno Scremin collaborava con la comunità dell’Isolotto e la repressione non tardò ad arrivare; prima con la rimozione di don Enzo Mazzi, fondatore della comunità cristiana di base e poi nel 1971 con un processo, con imputato Scremin, insieme ad altri quattro preti e quattro laici “per istigazione a delinquere e turbamento di funzioni religiose”. Grazie anche all’efficace difesa dell’avvocato Lelio Basso, eminente figura del socialismo italiano, fu giudicato non colpevole.

Durante la sua vita don Bruno fu educatore, Vice-Rettore del Seminario di Vicenza, insegnante, operaio ceramista, correttore di bozze, capocantiere in Libia. Si impegnò altresì in politica, prima col PSIUP e poi con Democrazia Proletaria. Non delle scelte particolarmente felici ma sicuramente un altro modo per combattere o per distinguersi dal potere clericale connivente con la Democrazia Cristiana. Altrettanto tormentata e drammatica fu la sua esperienza sentimentale e matrimoniale.  

Arrivato alla pensione, dopo una felice esperienza in una cooperativa, si dedicò generosamente agli ammalati terminali di Aids. Dopo tante angherie e difficoltà definì quel periodo la “stagione della tenerezza”. Alfine, pur restando fedele a sé stesso ed alle proprie idee, rientrò tra le braccia di Madre Chiesa, per stare vicino, in una casa di riposo, ai fratelli preti malati. Forse non vedremmo mai l’immaginetta sacra di don Bruno Scremin e nessun altare lo celebrerà, ma è l’intera sua vita ad emanare profumo di santità e ad indicarci la retta via: quella del Vangelo, ovvero quella degli ultimi.

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LO SCONTRO

Il vescovo principe e il prete ribelle

lo_scontro_il_vescovo_principe_e_il_prete_ribelle… C’era tra questi preti che guardavano a don Mazzi, più sofferente e più insofferente di tutti, don Bruno Scremin. Veniva da una modesta famiglia operaia proprio di Bassano del Grappa, “la culla dei preti”, e per decenni come racconta don Luigi Maistrello nel prezioso “Lo scontro. II Vescovo Principe e il prete ribelle”, scritto “a quattro mani” (“quelle di “don” Bruno e le mie”), era stato un seminarista, un prete, un teologo, un docente “senza grilli per la testa”. Finché, appunto, l’inquietudine per le contraddizioni di una certa Chiesa clericale preconciliare finì per diventare incontenibile. E sfociò, inevitabilmente, in uno scontro frontale con quel vescovo che come forse nessun altro rappresentava il mondo che lui si illudeva di poter cambiare. Scontro destinato a diventare la sintesi delle spaccature del “piccolo mondo antico” vicentino, dove la religione era spesso velata di quella ipocrisia perbenista e vuota di fede vera che sarebbe stata canzonata da Pietro Germi nella gemella Treviso di “Signore e signori”… (dalla Prefazione di Gian Antonio Stella)

Luigi Maistrello,  nato nel  1954 a Isola Vicentina e prete dal 1979. Dopo trentacinque anni di vita in varie parrocchie della diocesi,  è attualmente il cappellano del Carcere di Vicenza. Lavora anche in una Cooperativa Sociale denominata ‘Elica’ che ha fatto nascere con un gruppo di amici fin dal 1983. Autore di varie pubblicazioni di carattere spirituale presso le Edizioni Il Messaggero e Paoline, in particolare di “Passione Evangelica” (2014), un testo di riflessioni introdotto dal teologo Vito Mancuso.

Ubaldo Alifuoco,  è passato per esperienze molto diverse, alcune operative altre di studio e ricerca soprattutto sul piano dello sviluppo economico e, più recentemente, sulle attuali dinamiche geopolitiche. E’ stato Segretario della Camera del Lavoro di Vicenza. Come ricercatore per IRES – Istituto di ricerche economiche e sociali e Istituto Gramsci Veneto, ha pubblicato testi in materia economica. E’ stato assessore al bilancio e alle finanze del Comune di Vicenza. Ha fondato e diretto un’Agenzia pubblica ( in partnership Provincia-Camera di Commercio) denominata Area Balcanica.

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