lunedì
20 novembre 2017

04:39

Un libro in rete a Valdagno: “Le parole della cura. Medicina e filosofia” di Umberto Curi

Il libro “Le parole della cura. Medicina e filosofia” (Raffaello Cortina Editore, 2017) del prof. Umberto Curi sarà presentato a Valdagno, Palazzo Festari,  Martedì 24 Ottobre 2017, alle ore 20.30. Interverranno il filosofo Paolo Vidali e il medico psicoterapeuta Carlo Simionato. Introdurrà e coordinerà l’incontro Luca Romano. Evento promosso da Guanxinet in collaborazione con Amer. 

di Alessandra Imoscopi*

“Le parole della cura” di Umberto Curi è un testo che fa riemergere l’origine ed il significato antico delle parole della cura, ovvero delle parole legate alla cura della persona. Parole che al giorno d’oggi vengono usate negli ambiti più disparati, spesso senza una cognizione adeguata rispetto a ciò che significano. Parole che anche noi medici usiamo ormai di routine senza sapere bene da dove provengano e quanto profondo sia il loro significato.

Curi focalizza l’attenzione sulle parole medicina, terapia, farmaco e chirurgia. L’etimologia greca fa appartenere la parola “medicina” ad un gruppo di verbi che sottendono l’attività del “darsi pensiero”. “Alla radice dei termine medico e medicina ritroviamo un’attitudine che non coincide immediatamente con un’azione, con un intervento su qualcuno, ma che piuttosto allude a una disposizione interiore, caratterizzata da uno stato d’animo di interesse per la condizione di un altro”. Ecco, questo appare come uno snodo fondamentale del libro, che pone l’accento sul significato antico di questi due termini che andrebbe recuperato. Il medico non è un prestatore di servizi, come ormai nella nostra società appare, ma è colui che innanzitutto si dà pensiero per la condizione altrui.

Proseguendo, il libro parla della medicina come arte e tecnologia. Arte in quando presuppone per così dire una predisposizione artistica (basti pensare a quel particolare tipo di sesto senso che nel medico si estrinseca attraverso il cosiddetto “occhio clinico”) e tecnologia in quanto oggi ci si avvale di modernissimi supporti tecnologici sia di tipo diagnostico che terapeutico al servizio della salute degli individui.

Fa riflettere, proseguendo nella lettura, l’approfondimento che l’autore compie sul termine terapia. “Servizio” – questo il significato originario del termine greco therapeia. E dunque è letteralmente “servitore”, colui che svolga la funzione del therapon”.

L’autore spiega poi le differenze tra Evidence Based Medicine (la medicina basata sulle evidenze, ovvero sulle “prove di efficacia”) e la Narrative Medicine (medicina narrativa, ovvero la medicina fondata sulla narrazione). Entrambi i termini sono molto conosciuti e dibattuti oggi: l’Evidence Based Medicine è appannaggio del mondo scientifico, in quanto basata su protocolli, linee guida, studi di vario tipo; la Narrative Medicine è invece un approccio di tipo umanistico che comincia ora ad insinuarsi positivamente nella medicina classica, in ambiti anche delicati quali quelli, ad esempio, dell’oncologia e delle cure palliative. Le due discipline, seppure hanno basi diverse, potrebbero arricchirsi reciprocamente interagendo tra loro.

Altro concetto che l’autore riporta, concetto molto antico che risulta essere riscoperto oggi dal mondo scientifico è quello secondo il quale “se è correttamente concepita e praticata, la medicina presuppone un approccio olistico [dal greco holon = intero], vale a dire un modo di “trattare” il paziente come una totalità, anziché come un insieme di parti separate”. Una delle attenzioni della medicina attuale è quella infatti di non trattare l’organismo come un insieme di organi e apparati scollegati tra loro ma come un unicuum complesso formato di corpo e anima, meritevole quindi di una valutazione globale. L’autore riporta infatti “Come già si è visto, secondo una pluralità di fonti indipendenti, la tesi dell’inscindibilità fra la natura del corpo e la natura del tutto può farsi risalire fino ad Ippocrate, il fondatore della medicina”.

Meritevole è poi la riflessione dell’autore sul dovere del medico. “Il medico che, come il buon nocchiero, sa condurre la nave non solo quando il mare è calmo, ma anche quando infuria la tempesta, non dovrà mai dimenticare quanto consigliava Ippocrate: “ il compito è di acquisire una scienza così esatta che permetta di sbagliare poco qua e là. E io molto loderei quel medico che poco sbagliasse”.

Avviandosi a concludere, si può affermare che “Le parole della cura” insegna che per comprendere la complessità della cura della persona, non si possono ignorare i significati antichi, reconditi, ricchi di sfaccettature che le parole legate alla cura portano ciascuna con sé, significati sui quali i fondatori della medicina e della filosofia hanno riflettuto e scritto pensieri che noi riceviamo come un dono prezioso. Sta solo a noi, però, avere l’intelligenza ed il cuore per interiorizzarli.


*Medico Geriatra


Foto di coperina: U. Curi da cronachemaceratesi.it


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