sabato
18 novembre 2017

12:42

Il giornalista italiano Gabriele Del Grande è ancora detenuto senza motivo in Turchia

Il giornalista italiano Gabriele Del Grande è ancora detenuto a Mugla, in Turchia, dopo essere stato fermato senza uno specifico motivo durante un controllo al confine con la Siria. Il vice console italiano ad Ankara e il legale turco di Gabriele sono andati nel carcere per parlare con il giornalista, ma le autorità turche hanno loro impedito di vederlo.

Una delegazione del consolato italiano di Smirne si era recata nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, sulla costa egea meridionale della Turchia, dove è trattenuto Del Grande. L’invio di una rappresentanza consolare era stato disposto dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, mentre l’ambasciatore d’Italia ad Ankara, Luigi Mattiolo, aveva trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963.

“Ho in fase di lavorazione un contatto mio personale e diretto con il Governo turco, per fargli capire chiaramente qual è il livello di attenzione del nostro Paese su questa vicenda”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, mentre la Farnesina ha chiesto che il giornalista sia rimesso in libertà, nel pieno rispetto della legge.

In una breve telefonata ai familiari in Italia, il 35enne reporter toscano aveva raccontato di essere stato trasferito a Mugla e di aver deciso di iniziare lo sciopero della fame: “Inizio lo sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti”,  ha annunciato Del Grande. “I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta”.

Gabriele Del Grande, 35 anni, è reporter e documentarista. Nel 2014, insieme ad Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry, ha realizzato il documentario “Io sto con la sposa” che racconta la vera storia di cinque profughi palestinesi e siriani, sbarcati a Lampedusa, che per arrivare in Svezia mettono in scena un finto matrimonio. Finanziato con il crowdfunding, il film è stato presentato alla 71ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, sezione Orizzonti.

Come giornalista ha collaborato con L’Unità, Redattore Sociale, Peace Reporter. Ha scritto i libri “Mamadou va a morire”, “Il mare di mezzo” e “Roma senza fissa dimora”. Nel 2013 ha realizzato un reportage sulla guerra civile siriana, pubblicato da Internazionale.

Anche l’associazione 100autori segue con la massima attenzione e forte preoccupazione la vicenda di Gabriele Del Grande.

Nonostante le autorità turche abbiano garantito che la sua liberazione potrebbe essere imminente, è importante non abbassare la guardia e continuare ad tenere alta l’attenzione sulla sua vicenda, sino a quando non sarà davvero rientrato in Italia.

“Chiediamo con forza alle autorità italiane e turche di velocizzare la richiesta di liberazione di Gabriele”, afferma Andrea Purgatori, portavoce dei 100autori, “fermato solo per aver tentato di svolgere il suo mestiere, in un paese, la Turchia, in cui è ormai chiaro che il diritto di cronaca non è più consentito”.

100autori chiede alla Farnesina di accelerare il rilascio del nostro giovane giornalista e regista e accoglie l’invito alla mobilitazione arrivato direttamente da Gabriele Del Grande, che da ieri ha deciso di iniziare uno sciopero della fame nel carcere turco.

Anche noi ci uniamo all’appello per chiedere l’immediata liberazione di Gabriele Del Grande. #iostocongabriele

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