mercoledì
13 dicembre 2017

02:35

Caccia a Igor “il Russo”: A Quarto Grado, stasera su Retequattro, parla la sorellastra

Nella puntata in onda questa sera – alle ore 21.15 su Retequattro – “Quarto Grado” intervista Nikoletta Bergel, sorellastra di Norbert Feher, alias Igor Vaclavic, soprannominato “Igor il russo”. È l’uomo accusato di aver ucciso il tabaccaio di Budrio (Bo) Davide Fabbri, lo scorso 1° aprile, e la guardia forestale volontaria Valerio Verri, che lo aveva fermato per caso a Portomaggiore (Fe), l’8 aprile, per un controllo anti bracconaggio. Di lui si sono perse le tracce da allora, ed è in corso una serrata caccia all’uomo per ritrovarlo.

Nikoletta Bergel è sorellastra di “Igor”, hanno in comune la madre. La donna vive a Subotica, in Serbia.

Di seguito, l’intervista realizzata da Francesca Carollo

Carollo: «Quand’è stata l’ultima volta in cui ha visto o sentito suo fratello Nikoletta?»

Bergel: «Avevo 4 o 5 anni quando lui se n’è andato dalla Serbia e ho continuato a parlare con lui una due volte all’anno, quindi non posso dire di conoscerlo così bene».

C: «Ma quando è stata precisamente l’ultima volta in cui ha parlato con lui?»

B: «Ho parlato con lui l’ultima volta l’anno scorso: ci siamo detti “come stai?” e cose del genere, ma non è stata una conversazione lunga».

C: «Comunicavate tramite Facebook?»

B: «Sì. Facebook è sempre stato l’unico modo per parlare con lui, non avevo e non avevamo nessun altro modo per raggiungerlo».

C: «Non avevate un suo numero di telefono?»

B: «No, lui non ci ha mai chiamato… non abbiamo nessun numero».

C: «Come ricorda suo fratello? Cosa sa del suo carattere?»

B: «Ero molto giovane, non ricordo tutto di lui. Quello che mi è stato raccontato dalla maggior parte delle persone è che era un ragazzo buono, gentile».

C: «Suo fratello è anche stato condannato per violenza su una minorenne…»

B: «Non ho mai saputo niente di questa storia della violenza. L’unica cosa che so è quest’ultimo episodio di cui parlano i giornali: sono completamente choccata da questa cosa, non avrei mai pensato che mio fratello potesse fare una cosa del genere».

C: «Cosa diceva a lei e alla sua famiglia? Cosa sapevate di lui, di che lavoro faceva in Italia?»

B: «Lui non ce l’ha mai detto veramente, ma dalle foto che aveva messo pensavamo lavorasse in un negozio di automobili».

C: «Cosa sa della sua vita in Italia? Dei suoi amici, del fatto che avesse una ragazza, di cosa facesse, di dovevivesse, in che città?»

B: «Non conoscevo nessun indirizzo di mio fratello. Noi sapevamo solo che si spostava da paese in paese».

C: «Vi mandava soldi?»

B: «No, niente… non ci hai mai mandato nulla».

C: «Qual è il vero nome di suo fratello?»

B: «Norbert Feher».

C: «Lo sapeva che era chiamato anche Igor?»

B: «No, perché non sapevo nulla di questa storia prima di leggerla su Facebook».

C: «Quindi il nome Igor Vaclavic non le dice nulla».

B: «Assolutamente nulla».

C: «Quindi il profilo Facebook con cui lei gli scriveva è Norberto Ezechiele Feher».

B: «Sì, esatto».

C: «Non sapevi che era stato in prigione in Italia?»

B: «No… la mia famiglia sapeva qualcosa, ma non ne hanno mai voluto parlare con me».

C: «Sa quando è nato?»

B: «Non lo so esattamente, la mia famiglia non me l’ha mai detto. Diciamo che ho visto tante foto».

C: «Quanti anni lei pensa che abbia?»

B: «Penso sia nato nel 1980, 1981».

C: «C’è una persona a cui è particolarmente legato? Sua madre, una sorella, un amico di qui?»

B: «No, io penso che non ci sia nessuno di importante per lui qui in Serbia».

C: «Era un soldato e o aveva fatto il sevizio militare? È legato in qualche modo all’esercito?»

B: «Per quello che so, non era un soldato. Se n’è andato da qui prima di fare il servizio militare».

C: «Quindi se n’è andato prima del servizio militare obbligatorio?»

B: «Sì».

C: «Sa dove possa aver imparato ad avere a che fare con armi o fucili?»

B: «Non lo so. Non ne ho idea: non hai mai parlato della sua vita».

C: «È sorpresa che sia un killer? Che abbia ucciso almeno due persone in Italia?»

B: «Sono sorpresa: tutta la mia famiglia lo è… perché prima di adesso non avevamo mai sentito nulla di male su di lui. La mia famiglia intera è choccata».

C: «La polizia italiana ha contattato lei o la sua famiglia?»

B: «Sì, la polizia serba ha contattato mia madre, ma gli italiani forse non ancora. Non ne sono certa, ma sicuramente la polizia serba sì».

C: «Sa che in Italia ci sono centinaia di poliziotti che stanno cercando suo fratello? Vuole dirgli qualcosa? Diconsegnarsi alla polizia?»

B: «So che lui non ha mai commesso questi crimini, vorrei dire a tutti che mio fratello non è così come lo descrivono. A lui voglio dire: “Tieni duro che tutto andrà bene”. Mio fratello non è così. La nostra famiglia è con lui… deve tenere duro».

C: «Ma quello che ha commesso…»

B: «So che ha commesso un errore, ma forse sarà arrestato per qualcosa che non ha fatto: nessuno è sicuro di tutte queste cose di cui è accusato, perché nessuno era lì. Non lo conosco bene, non so chi siano i suoi amici. Tutto può succedere, ma noi cerchiamo di resistere e di dargli una chance».

C: «Che tipo di famiglia siete voi?»

B: «Mia mamma ci ha dato tutto quello che poteva: è una persona retta e corretta. Noi sorelle andiamo tutte d’accordo. Siamo una bella famiglia».

C: «Ha delle foto con suo fratello?»

B: «Non ne ho. Forse da qualche parte ce n’è qualcuna vecchia, ma era tanto tempo fa e non ne sono sicura».

C: «Cosa pensano suo fratello, sua sorella, sua mamma di quello che è successo?»

B: «Siamo tutti sotto choc. Speriamo che tutto possa andare per il verso giusto e che ci sia una fine positiva a questa storia».

C: «In Italia stanno cercando di arrestarlo, ma anche in Serbia è ricercato…»

B: «Sappiamo che tutti lo stanno cercando in Italia e anche qui, ma se veramente ha fatto queste cose deve pagare».

C: «Come definirebbe, alla fine, suo fratello?»

B: «Non lo so. Non lo conosco così bene, non potrei darti una risposta corretta».

C: «È pronta a collaborare con la polizia italiana se verrà qui?»

B: «Alla polizia direi le stesse cose che ho detto a te. Molte cose della sua vita le ho conosciute perché le ha condivise su Facebook. Quando ho saputo cos’era successo l’ho cancellato e bloccato da Facebook, perché non volevo più sapere niente della sua vita».

C: «Ha bloccato suo fratello su Facebook?»

B: «Sì, l’ho bloccato».

C: «E ha cancellato tutta la corrispondenza con lui».

B: «Sì, non ho nessuna comunicazione con lui. Ho cancellato tutto».

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