mercoledì
24 maggio 2017

07:59

Federico Rampini presenta a Valdagno “Il tradimento”

Appuntamento Venerdì 3 marzo 2017, ore 20.30, Palazzo Festari – Corso Italia n.63 – Valdagno (VI). Introdurrà e coordinerà l’incontro Eliseo Fioraso.

di Emanuele Bellato

Tra tutti i libri di Rampini “Il tradimento” mi sembra il più sofferto. Naturalmente non dal punto di vista della scrittura, sempre brillante, ma per quanto riguarda il probabile rovello interiore dell’autore nell’esprimere idee, concetti, disillusioni di un uomo che non ha mai nascosto la sua collocazione politica a Sinistra. Infatti le élite traditrici non si trovano – come è sin troppo facile immaginare – solo a destra o negli ambienti finanziari ma anche tra quei politici cosiddetti progressisti che hanno abbracciato acriticamente e senza remore il neoliberismo, su tutti l’ex presidente USA Bill Clinton. Non si salvano – per il corrispondente di Repubblica da New York – neppure gli intellettuali ed i giornalisti, responsabili di aver fatto da cassa di risonanza ai presunti vantaggi ed alle visioni più ottimistiche della globalizzazione. Nella realtà sono diminuite le distanze tra stati “ricchi” ed in via di sviluppo, ma sono aumentate le diseguaglianze all’interno dei singoli stati. Ed allora non bisogna stupirsi della vittoria di Trump, della “Brexit” o della presa del potere degli ultra-nazionalisti in Polonia ed Ungheria. Mi permetto però di aggiungere che dalla “padella si è passati alla brace”.

Rampini non condivide la visione di un Occidente colpevole di tutti i mali del mondo, compreso il terrorismo di matrice islamica. La “piattaforma politica” dei terroristi dello Stato Islamico (spesso provenienti da famiglie borghesi benestanti) non contiene rivendicazioni sociali “[…] quel che odiano dell’Occidente non sono lo sfruttamento capitalistico né le diseguaglianze sociali; ciò che denunciano è lo Stato laico che mette tutte le religioni sullo stesso piano, la libertà di espressione, la libertà dei costumi, l’emancipazione femminile, il fatto che le donne possano studiare e lavorare, vestirsi come preferiscono, sposare chi vogliono”; persino l’interesse per la “causa palestinese” è sparito per via dello scontro tra sunniti e sciiti. Certo, il colonialismo ha prodotto seri danni, ma alcuni stati, per esempio l’India, hanno saputo emanciparsi dal passato coloniale e proiettarsi in avanti fino a diventare grandi potenze. Altri stati, vittime di governanti corrotti, preferiscono dare le colpe per il mancato sviluppo all’America, all’Occidente o al colonialismo. Anche la mancata integrazione è per Rampini un falso problema. Il problema è l’ideologia sanguinaria dei terroristi. L’autore sollecita i cosiddetti musulmani moderati a prendere le distanze dagli integralisti in maniera netta, senza più ambiguità, come fece il Pci, negli anni di piombo, con le Brigate Rosse. Per quanto riguarda l’immigrazione Rampini sottolinea la necessità di ascoltare, senza atteggiamenti di superiorità, le preoccupazioni dei ceti popolari. Ai migranti bisogna riconoscere diritti, ma allo stesso tempo bisogna chiedere il rispetto dei doveri, delle regole del paese di accoglienza. Su questo tema gli Stati Uniti possono insegnare qualcosa, infatti la richiesta di cittadinanza, che prevede un esame, richiede di abbracciare un sistema di valori morali e principi incarnati dalla Costituzione.

Il libro contiene ben tre conclusioni con altrettante proposte su: “Come reagire al terrorismo?”, “Così costruiremo un’altra economia” e “Salvare la Democrazia”, il tutto spiegato con interessanti spunti autobiografici.

Si tratta di un libro di qualità da non perdere, anche se in alcuni passaggi mi ha spiazzato (ma ne sono lieto perché mi ha dato l’opportunità per riflettere ed approfondire ulteriormente alcuni temi). Di una cosa però sono certo: Federico Rampini, nonostante l’auto-condanna, non si può accusare di “tradimento”. Per curiosità ho ripreso in mano la “Divina Commedia” ed ho cercato il girone dei traditori e la relativa pena. …Meglio seguire Dante e Virgilio e risalire sull’altro emisfero dove si trova il Purgatorio e dove sopravvive la speranza di un domani migliore.

***

IL TRADIMENTO

GLOBALIZZAZIONE E IMMIGRAZIONE, LE MENZOGNE DELLE ÉLITE

Il mondo sembra impazzito. Stagnazione economica. Guerre civili e conflitti religiosi. Terrorismo. E, insieme, la spettacolare impotenza dell’Occidente a governare questi shock, o anche soltanto a proteggersi.

Descrizione a cura dell’editore: Senza una guida, abbandonate dai loro leader sempre più miopi e irrilevanti, le opinioni pubbliche occidentali cercano rifugio in soluzioni estreme. Alla paura si risponde con la fuga all’indietro, verso l’isolamento da tutto il male che viene da «là fuori» e il recupero di aleatorie identità nazionali. Globalizzazione e immigrazione sono i due fenomeni sotto accusa. Il tradimento delle élite è avvenuto quando abbiamo creduto al mantra della globalizzazione, quando il pensiero politically correct ha recitato la sua devozione a tutto ciò che è sovranazionale, a tutto ciò che unisce al di là dei confini, dal libero scambio alla finanza globale. Il triste bilancio è quello di aver reso i figli più poveri dei genitori. Il tradimento delle élite si è consumato quando abbiamo difeso a oltranza ogni forma di immigrazione, senza vedere l’enorme minaccia che stava maturando dentro il mondo islamico, l’ostilità ai nostri sistemi di valori. Quando abbiamo reso omaggio, sempre e ovunque, alla società multietnica, senza voler ammettere che questo termine, in sé, è vuoto: non indica il risultato finale, il segno dominante, il mix di valori che regolano una comunità capace di assorbire flussi d’immigrazione crescenti.

E il tradimento è continuato praticando l’autocolpevolizzazione permanente, un riflesso pavloviano ereditato dall’epoca in cui «noi» eravamo l’ombelico del mondo: come se ancora oggi ogni male del nostro tempo fosse riconducibile all’Occidente, e quindi rimediabile facendo ammenda dei nostri errori. In questo acuto pamphlet di denuncia – inclusa un’autocritica sul ruolo dei media – Federico Rampini indica le possibili vie d’uscita: un’economia liberata dai ricatti delle multinazionali e dei top manager; un’immigrazione governata dalla legalità e nella piena osservanza dei nostri princìpi; una democrazia che torni a vivere della partecipazione e del controllo quotidiano dei cittadini; e, infine, un dibattito civile ispirato all’obiettività e al rispetto dell’altro, non ai pregiudizi, all’insulto e alla gogna mediatica dei social.

Federico Rampini,  corrispondente della “Repubblica” da New York, ha esordito come giornalista nel 1979 scrivendo per “Rinascita”. Già vicedirettore del “Sole 24 Ore”, è stato editorialista, inviato e corrispondente a Parigi, Bruxelles, San Francisco, Pechino. Ha insegnato alle università di Berkeley, Shanghai, e al Master della Bocconi. E’ membro del Council on Foreign Relations, think tank americano di relazioni internazionali. È autore di numerosi saggi, tra cui: Il secolo cinese (2005) L’impero di Cindia (2007), Slow Economy (2009), Alla mia Sinistra (2011), Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale. Falso! (2012), Voi avete gli orologi, noi abbiamo il tempo (2012), Banchieri (2013). Con Feltrinelli ha pubblicato Rete padrona. Amazon, Apple, Google &c. Il volto oscuro della rivoluzione digitale (2014). Ha inoltre scritto e portato in scena due spettacoli teatrali: Occidente estremo, vi racconto il nostro futuro e All You Need Is Love, l’economia spiegata con i Beatles. Nel 2005 ha vinto il Premio Luigi Barzini per il giornalismo.

Per informazioni: info@guanxinet.itwww.guanxinet.it tel. 0445 406758 in collaborazione con Libreria De Franceschi snc Valdagno (VI) tel. 0445 412877

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