martedì
25 aprile 2017

16:32

Un film in rete a Valdagno: “La pelle dell’orso”

Proiezione giovedì 16 marzo 2017 ore 21.00 Cinema Teatro Super – Viale Trento n. 28 – Valdagno (VI). Con la partecipazione di Marco Segato, regista e Leonardo Mason, attore. Introduce e coordina Sabrina Bollori. Ingresso € 5,50.

Per informazioni: info@guanxinet.itwww.guanxinet.it tel. 0445 406758 in collaborazione con Libreria De Franceschi snc Valdagno (VI) tel. 0445 412877 

di Emanuele Bellato

“Essere in cammino dà quasi sempre più soddisfazione che non arrivare a destinazione. Preferiamo la caccia alla preda” scrive l’esploratore norvegese Erling Kagge nel suo ultimo libro “Il silenzio” (Einaudi, 2017). Queste parole mi sembrano perfette per descrivere sia il romanzo di Matteo Righetto “La pelle dell’orso” (Guanda, 2013) sia l’omonimo film di Marco Segato.  

La caccia all’orso diventa l’occasione per cominciare un’avventura epica che porterà ad un riavvicinamento affettivo tra padre e figlio ed un vinto al suo riscatto. Nel gergo letterario si potrebbe definire un racconto di formazione e di iniziazione, ma lasciamo perdere categorie ed etichette sempre troppo limitative. A dispetto dello stesso titolo è chiara l’impronta ecologista dell’opera, dove la Montagna e le sue foreste non sono solo un piacevole o magari scaltro corollario scenografico.    

Parlando della Montagna bisogna parlare di chi la abita, gente spesso introversa, di poche parole, dal carattere fiero, scontroso, ma sempre leali nei rapporti interpersonali e solidali nel momento del bisogno. In questo senso è stata particolarmente felice la scelta del regista Segato di chiamare l’attore bellunese Marco Paolini per interpretare il protagonista Pietro Sieff. Dall’altra parte è stata coraggiosa la scelta dell’attore, diventato noto come grande narratore-civile, di accettare una parte dove certi silenzi valgono più delle parole. Ritorno a citare Kagge: “Cercare il silenzio. Non per voltare le spalle al mondo, ma per osservarlo e capirlo. Perché il silenzio non è un vuoto inquietante ma l’ascolto dei suoni interiori che abbiamo sopito”.

“La pelle dell’orso” in entrambe le versioni, cartacea e cinematografica, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra gli altri vale la pena ricordare il commento del grandissimo scrittore Ferdinando Camon, riportato in quarta di copertina: “Spesso mi domando: nascerà un nuovo scrittore, capace di raccontare la nuova Natura… la grandezza del piccolo uomo che affronta la Grande Bestia?… D’improvviso, in silenzio, eccolo il romanzo della nuova Natura”.  

Ed in silenzio ogni appassionato della “settima arte” spera che l’alleanza tra cinema e letteratura, esperimento riuscito con “La pelle dell’orso”, inauguri un nuovo ciclo di qualità per il cinema italiano. 

LA PELLE DELL’ORSO

Descrizione: Anni Cinquanta. In un villaggio nel cuore delle Dolomiti vivono Domenico, un ragazzino sveglio ma introverso, e il padre Pietro, un uomo consumato dalla solitudine e dal vino, che per campare lavora alle dipendenze di Crepaz. Il rapporto tra padre e figlio è aspro e difficile, i lunghi silenzi li hanno trasformati in due estranei.

Una notte la tranquillità della valle viene minacciata dal diaol, il diavolo, un orso vecchio e feroce che ammazza una vacca dentro una stalla. La comunità è in preda a un terrore superstizioso e non ha la forza di reagire. Una sera all’osteria in uno scatto d’orgoglio, Pietro lancia una sfida a Crepaz: ammazzerà l’orso in cambio di denaro. La sfida viene raccolta tra le risate e lo scetticismo generale.

È l’occasione che Pietro aspettava da tempo, il mattino dopo, senza dir nulla a nessuno parte per la caccia. Domenico lo viene a sapere e decide di seguirlo. A sua volta abbandonerà la sicurezza del paese per avventurarsi verso l’ignoto. Padre e figlio si immergono nei boschi, sempre più a fondo, fino ad esserne inevitabilmente trasformati. A poco a poco si riavvicinano, si riconoscono e il muro che li separava si sgretola nell’immensità della natura. (www.jolefilm.com)

Marco Segato, è laureato in Lettere all’Università di Padova con una tesi su Martin Scorsese e ha frequentato il master di documentario presso la Scuola Civica di Cinema di Milano. Nel 2007 è stato assistente alla regia al film di Carlo Mazzacurati La giusta distanza. Per Jolefilm, casa di produzione con cui collabora da alcuni anni, ha realizzato nel 2007 il documentario Ci resta il nome con Mario Rigoni Stern, Andrea Zanzotto, Marco Paolini, Daniel Libeskind e nel 2008 il documentario Via Anelli. Lo stesso anno ha curato la regia video de Il sergente di Marco Paolini, e nel 2009 quella di Pensavo fosse Bach, concerto-spettacolo di Mario Brunello. Nel 2011 ha realizzato il film documentario Ora si ferma il vento. Collabora con l´Università IUAV di Venezia e cura la direzione artistica di Euganea Film Festival e di Detour, festival del cinema di viaggio. E’ candidato al David di Donatello 2017 come “Miglior regista esordiente”. 

Leonardo Mason, interpreta Domenico nel  film  “La pelle dell’orso” (2016) di Marco Segato. Nel 2016 ha inoltre lavorato con Marco Recalchi per la realizzazione del film  “Ciò che le nuvole non dicono”  dove ha interpretato la parte del Sub-conscio di Antony.

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