martedì
26 settembre 2017

07:38

Una mostra in rete: Andrea Palladio, il mistero del volto

Del mistero svelato del volto di Andrea Palladio e della mostra in corso a Vicenza ne parleranno Guido Beltramini, direttore del Palladio Museum e Alessandra Bertoldi, dei Licei Valdagno stasera Giovedì 13 aprile 2017, alle ore 20.30, presso Palazzo Festari (Corso Italia n.63) a Valdagno (VI)

di Emanuele Bellato

“Il mistero del volto di Palladio comincia da una immagine che non c’è: ne I Quattro Libri dell’Architettura di Andrea Palladio, stampati a Venezia dall’editore Domenico de’ Franceschi nel 1570, manca il ritratto dell’autore. E’ una assenza sorprendente? Per certi versi sì”. Queste sono le parole introduttive del catalogo della mostra “Andrea Palladio, il mistero del volto” (Officina Libraria, 2016) a cura di Guido Beltramini  

Il direttore del Palladio Museum parte dunque da un’assenza per riempirla di contenuti e per interessare anche quel pubblico poco avvezzo a visitare mostre ha avuto la geniale idea di aggiungere un tocco di “giallo” all’evento coinvolgendo anche la Polizia scientifica per ridare un volto al Palladio (solo due dipinti hanno superato le rigorose analisi).

Sembra davvero incredibile che uno dei più grandi architetti di tutti i tempi non abbia lasciato una testimonianza delle sue fattezze, abitudine per altro già in voga in epoca medioevale. Il mistero si infittisce se pensiamo alla vasta rete di conoscenze: pittori, scultori e artisti che sicuramente ha conosciuto, incontrato e con cui ha collaborato nel corso della sua vita.

Personalmente mi piace pensare ad una forma di ritrosia caratteriale unita alla mancanza di vanità. In altro ambito e tempo, penso a due figure a me altrettanto care: Dino Campana nel campo poetico e Giacomo Matteotti nel campo politico. Pur essendo due figure del ‘900, quindi attive in un periodo in cui alla pittura si affiancò la fotografia, di loro esistono pochi scatti. A memoria quattro foto e un dipinto ritraggono il poeta marradese. Tra l’altro continua a circolare, purtroppo anche in ambienti letterari, una falsa foto di Dino Campana (in realtà si tratta di Filippo Tramonti). Una decina di foto per il martire socialista polesano, ma quelle note e più chiare sono solo due.

Guardando i profili biografici di questi tre personaggi, così diversi, forse imparagonabili, sono comunque riuscito a trovare un tratto comune: l’abnegazione totale, anzi direi estrema, verso la loro missione. Campana esprimeva il suo desiderio di essere pubblicato per provare la sua esistenza e si dedicò completamente alla realizzazione di un solo libro “I Canti Orfici”, capolavoro riscritto completamente a memoria e con alcuni appunti dopo che il “duo fiorentino” Papini-Soffici smarrì il manoscritto de “Il più lungo giorno” (il libretto fu ritrovato solo nel 1964 tra le carte di Soffici). Matteotti dedicò la sua vita per la libertà e l’ideale socialista. Palladio creò bellezza nel suo laboratorio a cielo aperto di Vicenza e ispirò gli architetti di tutto il mondo. 

Ecco dunque il mistero svelato: il volto degli eletti è nelle loro opere.

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Andrea Palladio. IL MISTERO DEL VOLTO

Una mostra di CISA Andrea Palladio e Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, in collaborazione con ROSIZO State Museum and Exhibition Center a cura di Guido Beltramini

Vicenza, Palladio Museum, 3 dicembre 2016 – 18 giugno 2017

Del più conosciuto architetto degli ultimi cinque secoli non esiste un ritratto cinquecentesco. O meglio, sappiamo da Vasari che ne sono esistiti almeno due: un primo ad opera del pittore veronese Orlando Flacco ed un secondo, attribuito a Tintoretto, che compare in un inventario del 1599. Di entrambi però si sono perse le tracce.

Per questo gli inglesi nel Settecento si sono inventati una faccia di Palladio. Compare all’inizio della prima traduzione in inglese de I Quattro Libri dell’Architettura, pubblicata a Londra dall’italiano espatriato Giacomo Leoni fra il 1715 e il 1720. Ma il Palladio “inglese” compare vestito alla moda del Settecento e, nonostante Leoni dichiari l’incisione basata su un ritratto di Paolo Veronese, è chiaramente un’invenzione. Pochi anni più tardi gli italiani rispondono con un ritratto diverso, pubblicato sulla guida al Teatro Olimpico del 1733. L’autore dice di averlo copiato da un ritratto presente alla Rotonda, ma è il ritratto giusto? Non lo sappiamo perché l’originale fino ad oggi era introvabile.

Ma allora, la faccia di Palladio che siamo abituati a vedere è vera o falsa? Per la prima volta al Palladio Museum una mostra tenta di ricostruire tutta la complicata storia del volto del mitico architetto, esito di una accanita ricerca scientifica che si snoda lungo cinque secoli fra dipinti falsificati, equivoci e cantonate. E non mancano  colpi di scena, alla luce di nuove scoperte negli Stati Uniti e in Russia.

Guido Beltramini è direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio. Studioso di storia dell’architettura del Rinascimento, dedica particolare attenzione all’architettura veneta, all’arte della guerra e alla cultura dell’Antico. Ha curato mostre alla Biennale di Venezia, alla Royal Academy di Londra, alla Pierpoint Morgan Library di New York, al National Building Museum di Washington. Il suo libro Palladio privato (2008) è stato pubblicato in tedesco e in inglese. Dall’autunno 2015 è visiting professor a Harvard University

Alessandra Bertoldi docente di materie letterarie presso i Licei di Valdagno.

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