sabato
21 ottobre 2017

04:56

Hasta Siempre Olol!

di Gianni Sartori

Nella mattinata del 7 ottobre si è svolta la cerimonia laica con cui i compagni hanno voluto ricordare Olol Jackson.

Come “funerale” è stato quantomeno anomalo. Mi ricordava quelli dei compagni anarchici a Carrara: una testimonianza. Se non una festa sicuramente una manifestazione.

Proverò a riassumere ripescando dalle molteplici impressioni e sensazioni raccolte.

Un collage di immagini fugaci, sovrapposte, non ben messe a fuoco: forse per l’emozione, il magone.

Le lacrime disperate della fiera compagna, i fumogeni giallo-rossi sulla scalinata del cimitero, gli applausi, i pugni chiusi che si sono alzati per onorarlo quando la bara veniva caricata sull’auto per portarla a Noventa per la cremazione,

il grandissimo striscione con la scritta “Hasta siempre Olol con tutto l’amore che c’è”, poi appeso a Palazzo Chiericati con la bandiera zapatista dell’EZLN.

E l’incredibile corteo, un brandello di anni settanta, che dal cimitero ha raggiunto a piedi piazza Matteotti scandendo: Hasta siempre Olol e Olol è vivo e lotta insieme a noi.

Centinaia i manifesti col suo volto incollati durante la notte sui muri e alle fermate dell’autobus (e in parte ignobilmente strappati da qualche squadraccia di miserabili)

Impossibile ricordare la miriade di facce conosciute e non, i nomi delle persone incontrate o intraviste nellamultitudine che ha presenziato alla cerimonia di addio.

Centinaia e centinaia, sicuramente oltre un migliaio.

Provenienti non solo da Vicenza, città che comunque piangeva la perdita di uno dei suoi cittadini migliori, forse troppe volte inascoltato.

In prima fila una nutrita rappresentanza di facchini (il proletariato della logistica) del sindacato ADL Cobas. E poi alcuni parenti di Olon provenienti dal Piemonte, l’assessore Isabella Sala, Fulvio Rebesani, il musicista Rigobello, il fotografo Attilio Pavin, Luca Bassanese…

Decine di vecchi compagni, alcuni della fine degli anni sessanta (ex di Potere Operaio e Lotta continua, qualche anarchico…), altri degli anni settanta (autonomi soprattutto): Tiziano Zanella, Gino Vallesella, Sandra Marcon, Mario Piccinini, Donato Tagliapietra, Francesco Zaltron, Roberto Segalla, …in qualche caso insieme ai figli attivi in qualche centro sociale della provincia (Arcadia, Bocciodromo…).

E ancora più numerosi, ovviamente, i più giovani, suoi coetanei o quasi…

Quelli che con Olol, avevano condiviso non solo un lungo pezzo di strada, ma talvolta anche la presa di coscienza nei primi anni ottanta, quando il ciclo delle lotte sembrava essersi arenato e loro si costrinsero a inventare nuovi linguaggi, nuove forme di resistenza allo strapotere della merce:

Francesco Pavin (tenero e determinato nel suo intervento, col racconto della vera storia, non ancora conclusa, del mitico bomber verde di Olol), la scrittrice Chiara Spadaro, Giampaolo Cecchetto, già responsabile di Greenpeace per Vicenza con la moglie Emanuela Lievore, nipote di partigiani. 

E ancora: il cantante degli Assalti Frontali che ha eseguito vari pezzi (anche Bella ciao…), il gruppo vicentino dei  Vertical (ho riconosciuto il sassofono di Gastaldon); molti esponenti della comunità somala: tenerissima “Lady Oscar” (come lui la chiamava da bambina, sua coinquilina nel condominio di piazzetta Fabiani a san Pio X) sciolta in lacrime, arrivata da oltre Manica col rimpianto di non potergli narrare la sua lunga esperienza londinese; Andrea che aveva preso parte alle occupazioni di Cà Balbi e san Antonino, l’altro Andrea (Silvestri) del No Dal Molin, Cristina dell’ex collettivo Spartakus, la “Billo”; Andriollo, responsabile dell’ANPI provinciale e il responsabile di quella di Malo (moralmente “erede” del Tar), lo scrittore Rigon…

Ovviamente Arnaldo Cestaro, l’inossidabile, con l’amico Federico di Lovertino, contadino biologico e già attivo contro la A31.

Schiera numerosa, quella dei suoi amici romani e romanisti (Olol era un sostenitore della squadra giallorossa), un paio di sindacalisti, uno della CISL e un altro della CGIL (già attivi nel No Dal Molin)…e poi tutti gli altri, una folla impossibile da abbracciare.
Ho controllato: nei vari interventi la parola più pronunciata è stata “fratello”. Mai a sproposito.

Tra le testimonianze raccolte, riporto per esteso il ricordo espresso dai suoi compagni del sindacato di base ADL:

Il mondo è sempre più solo quando muore un combattente. E tu, Olol, combattente lo sei sempre stato, nei centri sociali, nelle lotte per la difesa del territorio, in quelle a fianco dei lavoratori. Stanotte si è spezzato un cuore, di quelli tra i più generosi che abbiamo visto, di quelli più appassionati. Quell’infinito amore che hai sempre avuto per l’uguaglianza e per la libertà non si spegne; non si spegnerà mai.

È stato un onore averti al nostro fianco: per noi, tuoi fratelli e sorelle di sempre, per tutto il movimento, che ti ha dato e preso tutti gli anni della tua vita. Una vita breve, troppo breve. Che ci insegna che il mondo si cambia con la voglia di lottare, con quei desideri che abbiamo sempre condiviso e voluto realizzare insieme. No, il dolore non può passare in secondo piano. Ma il dolore è anche la speranza di continuare a guardare il presente ed il futuro anche con i tuoi occhi.

Ciao Olol, con tutto l’amore che c’è.

I compagni e le compagne dei Centri sociali del Nord Est e di Adl Cobas

Forte il ricordo, fortissima l’assenza.

“Solo adesso – ha spiegato un amico fraterno di Olol nel suo intervento – capisco veramente il senso dell’espressione: un vuoto incolmabile”.

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