lunedì
20 novembre 2017

04:43

Borghezio a Barcellona? Al posto dei catalani mi preoccuperei

di Gianni Sartori

Mi informano che nei giorni del referendum catalano, tra tanti “osservatori internazionali” volontari (compresi esponenti dell’autonomismo sardo e veneto, magari non proprio di sinistra, ma sicuramente non fascisti, quindi in qualche modo legittimati), un corpulento parlamentare europeo della Lega Nord  si aggirava per le ramblas. Un certo Mario.

Già appartenente all’organizzazione neofascista (e legata ai servizi segreti) Ordine Nuovo, Mario Borghezio in gioventù avrebbe fatto parte anche di Giovane Europa, sezione italiana di Jeune Europe (vedi J. Thiriat).

Un po’ di biografia.

L’11 luglio 1976 venne fermato dalla polizia e trovato in possesso di una cartolina postale indirizzata al “bastardo Luciano Violante”, un magistrato che indagava sulle trame dell’estrema destra.

Nella cartolina, firmata Ordine Nuovo, si poteva leggere: “ 1,10,100, 1000 Occorsio”.

Vittorio Occorsio era un giudice che indagava sul terrorismo neofascista e il giorno prima era stato assassinato da Concutelli, capo militare di Ordine Nuovo. Sempre sulla stessa cartolina, oltre ad alcune svastiche, c’era la scritta “Viva Hitler”.

A modo suo coerente, qualche anno fa, mi pare su “Panorama”, Borghezio si fece fotografare ostentando una grande ascia bipenne, quella che tiene appesa in casa (simbolo di ON, un richiamo a quello dei collaborazionisti francesi di Petain).

Per ragioni non ben precisate negli anni settanta si è allontanato dall’Italia e ha vissuto a lungo in Africa. In Zaire (ex Congo belga) avrebbe lavorato per la Camera di commercio italo-zairese.

Ammiratore, l’ha detto lui, del dittatore Mobutu Sese Seko, un despota sostenuto dal Belgio (ex potenza coloniale) e dagli USA che lo avevano aiutato nel far carriera dopo il colpo di stato contro il legittimo presidente Lumumba, poi assassinato.

Come ho detto non si hanno notizie precise, ma ricordo che in quel periodo alcuni neofascisti italici (Delle Chiaie di Avanguardia Nazionale, Concutelli *di Ordine Nuovo, pare anche Boccacci…) in Angola sostenevano Savimbi (leader dell’UNITA, legato al Sudafrica) combattendo contro i movimenti di liberazione come MPLA (Movimento popolare di Liberazione dell’Angola). Inoltre diversi neofascisti europei vennero assunti direttamente da Pretoria che li inviava in Namibia. Qui, novelle waffen ss, andarono a combattere contro il movimento di liberazione (SWAPO).

Pur non conoscendo l’esatta natura delle attività di Borghezio, va ricordato che fu lo Zaire di Mobutu, insieme al Sudafrica, a invadere l’Angola quando questa dichiarò l’indipendenza.

In quei giorni, novembre 1975, un compagno diciottenne, Piero Bruno di Lotta continua, venne ucciso dai colpi di pistola della polizia, colpito alle spalle. Proprio davanti all’ambasciata dello Zaire di Roma dove si era svolta una manifestazione di protesta contro l’aggressione all’Angola indipendente.

Borghezio sembra essere ancora in buoni rapporti (di reciproca stima) con Stefano delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale (gruppo neofascista del secolo scorso, recentemente riesumato); partecipa a iniziative comuni e lo chiama pubblicamente “comandante”. **

Stefano Delle Chiaie è stato indagato e processato in relazione ad alcuni tentativi golpisti e alla strategia della tensione. E’ sospettato di aver promosso tentativi di infiltrazione nei gruppi della sinistra extraparlamentare (anche tra gli anarchici grazie al suo amico e camerata Mario Merlino).

Il suo nome è stato collegato alle attività dell’Aginter Press (organizzazione insediata in Portogallo e organica con la rete anticomunista della NATO Stay Behind) legata alla PIDE e alla CIA e operativa nell’ambito della strategia della tensione in Italia (vedi Piazza Fontana etc.).

Delle Chiaie (che Borghezio, ripeto, non ha vergogna di chiamare “comandante” mentre contemporaneamente si esibiva come sostenitore della causa basca) collaborava con i servizi segreti spagnoli (lo aveva già arruolato Carrero Blanco) contro i dissidenti. In particolare i baschi rifugiati in Iparralde (Paese basco del Nord, sotto amministrazione francese).

Non era l’unico. Anche altri neofascisti italiani (Concutelli, Calore, Ricci, Cauchi…) presumibilmente collaborarono con il BVE (squadra della morte parastatale da cui poi derivò il più noto GAL) e non si esclude che Concutelli fosse direttamente coinvolto nella sparizione di Pertur (nel 1976).

Relativamente note poi le foto che avevano immortalato i neofascisti italici a Montejurra (Jurramendi in lingua basca). Sempre nel 1976, nell’aggressione  squadristica contro i Carlisti democratici (due morti e numerosi feriti).

Borghezio è stato condannato nel 1993 (anche se soltanto a una multa) per aver “trattenuto” (secondo altre versioni: strattonato, malmenato…) un bambino immigrato, venditore ambulante. Un’altra condanna l’ha avuta per aver causato l’incendio dei pagliericci di un accampamento di migranti a Torino nel 2000.

E’ stato poi condannato anche per diffamazione aggravata dalla finalità di odio razziale contro l’ex ministro all’Integrazione, Cecile Kyenge.

Inquietante sapere che Borghezio (stando a quanto raccontava Maurizio Murelli, un neofascista condannato per aver lanciato una bomba a Milano durante una manifestazione negli anni settanta, poi tra i fondatori di Orion) sarebbe stato indagato per una ipotetica partecipazione alla “Falange”, un gruppo misterioso (presumibilmente una creatura dei servizi) che agiva alimentando una “strategia della tensione a bassa intensità”.

In un comunicato degli anni novanta (me lo aveva passato l’allora senatore Francesco Bortolotto, esponente dei Verdi), la Falange minacciava i sindaci veneti che si erano opposti all’Alta velocità (TAV) e firmava con una misteriosa sigla, un specie di Brigata Veneto -Euscadi (con la “C” oltretutto, consonante inesistente in euskera, la lingua basca) e un riferimento all’ETA.

Una maldestra provocazione, ovviamente, visto che nel Paese Basco la sinistra abertzale era contro l’Alta Velocità (e non si immischiava certo nelle questioni venete).

All’epoca l’ETA inviò un breve messaggio ai misteriosi “falangisti” italici: “Non provateci neanche, la prossima volta vi veniamo a cercare” (cito a memoria). Laconico, ma chiaro.

Anche se non risulta che le indagini abbiano accertato una sua diretta partecipazione, resta il fatto che il nome di Borghezio si collegava, magari indirettamente,  a una possibile provocazione contro gli indipendentisti baschi (non era solo una goliardata, trattandosi della fantomatica “Falange”) e ha poi tentato in vari modi di entrare in relazione con le organizzazioni della sinistra basca abertzale. Inquietante appunto, ripensando ai documentati precedenti di infiltrazione dell’estrema destra europea nei confronti dei movimenti di liberazione africani (spacciandosi per antimperialisti, magari con credenziali cinesi, si spera carpite con l’inganno). C’era anche la mano dell’Aginter Press nell’assassinio di Cabral e Mondlane (esponenti dei movimenti di liberazione delle ex colonie portoghesi) e forse anche in quello di Ruth First, antirazzista bianca sudafricana.

Nonostante le sue radici inequivocabilmente fasciste, Borghezio aveva espresso pubblicamente e platealmente  solidarietà a Herri Batasuna (nel 1997 quando venne resa illegale). A mio avviso, un danno di immagine per l’organizzazione indipendentista basca.

Inoltre ha sventolato in varie occasioni l’ikurrina, la bandiera basca (come a Venezia nelle giornate della “Padania”) gridando “Gora Euskadi askatuta” insiema a “Padania libera”. Confondendo volutamente due cose diverse e rendendo difficile spiegare all’opinione pubblica italica quale sia la profonda differenza tra le istanze indipendentiste di Euskal Herria e di Catalunya rispetto a quelle di una non ben definita “Padania” (dove il discorso è prevalentemente economico).

Senza dimenticare l’episodio della registrazione, a Nizza, di una conversazione in cui consiglia a dei camerati francesi di parlare di regionalismo, di religione cristiana, di autonomia…“ma sotto sotto rimanere gli stessi” (ossia fascisti)

Come ho detto, Borghezio si trovava nella capitale catalana nei giorni del referendum, addirittura  all’interno di un seggio elettorale (credo una scuola). A esibirsi e farsi intervistare come “amico del popolo catalano” di cui ha detto di apprezzare la bella lingua.

Lo so. Negli attuali frangenti i catalani hanno problemi di ben più ampia portata. E soprattutto Borghezio non ha ricevuto patenti o attestati da nessuna formazione catalanista.

Tuttavia ritengo che con la sua ingombrante presenza e le sue dichiarazioni non richieste, potrebbe gettare discredito sull’immagine dell’indipendentismo catalano. In particolare  agli occhi delle componenti democratiche e di sinistra dell’opinione pubblica italiana, generalmente poco informata in materia (colpevolmente, va detto, ma questa è al momento la situazione).

C’è chi, a sinistra purtroppo, non aspetta altro. Banalizzare la questione catalana parlando di “scontro tra borghesie” e stabilire parallelismi inesistenti tra ERC e Lega Nord. Fingendo di ignorare il ruolo fondamentale svolto dai compagni della CUP.


*nota 1: va anche segnalato che per Delle Chiaie il Concutelli in realtà non avrebbe mai messo piede in Angola

sulla scomparsa di  Pertur vedi:

Scusate se vi parlo di Pertur

**nota 2: www.youtube.com/watch?v=2HPoOkfniM8

*** nota 3: Tra le sue peggiori dichiarazioni, per la serie “La mia Africa”, questa è significativa: “Non ho più l’età per le prostitute però nel paese della Kyenge ho assaggiato il prodotto locale. Ci sono le più belle donne congolesi: le katanghesi. Le pagavo, certo. Alla sera non sapevi che cazzo fare e avevo 25 anni e quelle erano alte, belle e slanciate. La Kyenge non appartiene a questa specie. Nulla a che vedere”.

Quando si dice un “personaggio da trivio…”.

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