sabato
24 giugno 2017

21:04

No alla vendetta, impegno al perdono, amare sempre

A cura di don Ivano Maddalena

(Matteo 5,38 – 48) 38Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. 39Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, 40e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. 42Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle. 43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. 44Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, 45affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. 46Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Contesto

Siamo sempre all’interno del discorso della montagna.

La liturgia di oggi ci presenta la seconda parte di direttive pratiche date da Gesù (vv.38-47) mentre la prima parte l’abbiamo ascoltata domenica scorsa (vv. 21-37).

Nel complesso dei versetti dal 21 al 47 vengono delineati, mediante una collezione di cinque antitesi (una è doppia), gli insegnamenti di Gesù.

Ogni antitesi si apre con la seguente formula: “Avete inteso che fu detto agli antichi”; essa è seguita da una norma presa dall’AT, a cui è contrapposta una direttiva di Gesù, introdotta dalla formula: “Ma io vi dico”.

Le prime antitesi del discorso, ascoltate domenica scorsa, riguardano l’omicidio, l’adulterio e il giuramento (5,21-37).

Le altre due hanno come tema la legge del taglione e l’amore del prossimo, che Gesù interpreta in funzione della non violenza (vv 38-42) e dell’amore dei nemici (vv. 43-47).  

La legge del taglione

Ecco l’antica legge del taglione che conosciamo dalla storia dei popoli antichi e che a volte è applicata ancora oggi con nostro ribrezzo. A volte la vorremmo applicata pure noi in quei casi così scabrosi che la storia ci riserva, nessuno si nasconda, spesso lo vorremmo davvero.

“Occhio per occhio e dente per dente”.

L’insegnamento di Gesù ci porta a lasciar cadere ogni tentativo di applicazione di tale legge.

Già precedentemente Gesù aveva illuminato di senso la Legge antica travisata a proprio uso e consumo dall’uomo.

La legge deve essere sempre per l’uomo e non contro l’uomo.

Gesù, con le sue parole chiare, porta ancora più in profondità l’esigenza di vita fraterna, di rispetto, di perdono, di amore.

Occorre togliere ogni tentazione di vendicarsi, di fare giustizia da se, rispondere colpo su colpo, e se possibile rifuggire dall’assestare il colpo decisivo.

Di fatto. Lo sappiamo bene, la violenza genera altra violenza.

Gesù ci richiama ad applicare il perdono, anche se costa fatica e a volte sembra non essere possibile, per giungere addirittura ad amare il nemico.

No alla vendetta, impegno a perdonare, amare sempre

“Avete inteso, recita il passo del Vangelo, che fu detto:

“Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.

Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,

affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.”

Difficile pensare di amare il nemico, già ci risulta difficoltoso a volte amare coloro che ci amano.

Però Gesù ci ha dato l’esempio, la via da seguire.

Lui l’unico giusto subì l’ingiusta condanna, morendo in croce non prima di un ultimo gesto di perdono verso coloro che lo uccidevano con il supplizio della croce e con la “spada più tagliente”, quella delle parole offensive, coloro che lo tentarono di compiere un gesto eclatante di potenza.

La stoltezza della croce, la follia della croce.

El Greco (Domenikos Theotokopoulos)
Gesù porta la croce, 1577–87
Robert Lehman Collection, 1975
Metropolitan Museum of Art

Proprio in croce Gesù ci offre l’esempio più alto. Ai più parve stoltezza e per altri un’inutile follia un tale fatto eppure dal sacrificio in croce viene la salvezza. Il dono della vita da parte di Gesù ci interpella.

Il modo con cui Gesù non si sottrae ma offre se stesso non deve lasciarci indifferenti.

Il Dio di Gesù Cristo non medita vendetta, ma sovrabbonda il suo perdono verso tutti, ha un amore grande per ogni uomo.

Dio Padre ricco di misericordia e perdono.

Può sembrare assurdo che Dio muoia su una croce; ma è la verità stupenda dell’Amore che salva.

Come accogliere un simile dono e farlo nostro? Amando il prossimo.

L’amore al prossimo ci avvicina all’Amore e l’Amore abita in noi.

Certo, amare non sempre è facile e non è facile neppure perdonare, ma è quel che esige l’amore, quell’Amore che ci ha creato e che ci vuole simili a Lui e eredi della sua stessa vita già qui ora e per la felicità eterna..

***

Immagine di copertina: Kiko Argüello, “Cristo Pantocrator”

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