sabato
25 novembre 2017

16:20

“Non potete servire Dio e la ricchezza”

A cura di don Ivano Maddalena

(Matteo 6,24 – 34) 24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza. 25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena.

Contesto

Siamo ancora all’interno del discorso della montagna ma ci addentriamo nella seconda parte di esso dove troviamo una serie di direttive da parte di Gesù riguardanti le principali pratiche religiose capitolo 6 (vv.1-18) a cui fa seguito una raccolta di detti che hanno come tema il rapporto con i beni materiali (6,19-34).

Quest’ultimo brano si apre con l’invito a non accumulare tesori sulla terra ma nei cieli (vv.19-21) a cui fanno seguito tre detti riguardanti l’occhio in quanto lucerna del corpo (vv.22-23).

Viene poi riportato il brano proposto dalla liturgia (6,24-34), che possiamo così suddividere:  

  1. un detto introduttivo riguardante i due padroni (vv.24)
  2. una piccola raccolta che ha come tema la ricerca del regno dei cieli (vv.25-33).

La raccolta si struttura come segue: una prima esortazione dove si trova l’enunciazione del tema (v.25), che viene poi illustrato con due similitudini, quella degli uccelli in riferimento al cibo (vv.26-27), e quella dei gigli del campo, concernente il vestito (vv.28-30).

Viene poi una seconda esortazione, incentrata sul tema del regno (vv.31-33).

Come conclusione viene riportata una massima sapienziale (v.34), attestata anche nella letteratura extrabiblica.

Non potete servire Dio e la ricchezza!

La parola di Gesù vuole rassicurare: “Non preoccupatevi”.

Attenzione ciò non significa non datevi da fare, non interessatevi, lasciate perdere, non importa.

Ciò che Gesù vuole dirci, mediante questa raccolta di detti, è che l’uomo è chiamato a mettere il servizio di Dio al primo posto.

Ciò significa che siamo chiamati a mettere da parte l’ansia per la sicurezza della propria vita.

La fede e l’amore che il Signore non indicano passività ma di operosità intelligente, ispirata da una giusta scala di valori che indicano una scelta tra Dio e la ricchezza.

Dio dalla parte dei poveri

E Dio sta dalla parte dei poveri, e noi?

“Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo,  di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?”

Dipinto di Cerezo Barredo

Dipinto di Cerezo Barredo

Il valore della vita è grande!

Certo, anche in questi giorni vediamo come la vita non sia rispettata, il suo valore sia pari a niente.

La vita di uomini e donne svuotata di ogni dignità.

C’è chi toglie dignità e chi la chiede, chi lotta per una maggiore dignità e rispetto della vita.

Eterna lotta dell’uomo verso la libertà e la felicità, l’uomo deve ricordare che senza Dio ciò non è possibile, Dio si offre e dona senso alla vita nostra.

I fatti che segnano la storia personale e comunitaria, non ci devono trovare freddi e staccati, ma la lettura storica deve essere fatta con il Vangelo in una mano e l’altra occupata ad aprirsi al dono di sé e all’accoglienza, all’impegno concreto per far seguire alle parole i fatti.

Se Dio è attento e presente con grande amore verso le sue creature, anche le più piccole, che Egli nutre e veste con cura facendole belle, tanto più sarà provvidente nei confronti dell’uomo.

Dio è Provvidenza e l’uomo non deve temere.

Se Dio agisce così, tanto più noi siamo chiamati ad agire così, mettendo Lui al primo posto, prendendo esempio da Gesù attaccando il cuore a Lui, in comunione con Lui.

E il cuore in Dio è un cuore che ama l’uomo, ogni uomo.

L’uomo è chiamato ad amare Dio e il prossimo più della ricchezza:

“Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro,  oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza”.

Sta a noi scegliere, e non solo a parole: o Dio o la ricchezza.

Si tratta di una scelta concreta che segna l’esistenza; questa vita, nell’attesa che tutto ciò sia eterno con una certezza: Dio non abbandona nessuno e a nessuno verrà mancare nulla già qui ora, se l’uomo vedrà nell’altro uomo Dio stesso.

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