sabato
24 giugno 2017

21:05

La trasfigurazione di Gesù

A cura di don Ivano Maddalena

(Matteo 17,1 – 9) 1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Contesto

"Trasfigurazione di Cristo" di Giovanni Girolamo Savoldo, 1530 circa, Galleria degli Uffizi, Firenze

“Trasfigurazione di Cristo” di Giovanni Girolamo Savoldo, 1530 circa, Galleria degli Uffizi, Firenze

Il testo si situa nella sezione narrativa che l’evangelista riporta tra il discorso parabolico (Mt 13,1-52) e il discorso ecclesiale (c.18).

Il racconto della trasfigurazione è riportato dall’evangelista Matteo dopo il primo annunzio della passione e le relative istruzioni circa la sequela (Mt 16,21-28).

Il brano inizia con una breve composizione di tempo e di luogo molto importanti: “Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte” (v. 1).

Ciò che viene narrato si colloca dopo che Gesù aveva indicato le condizioni della sequela; egli prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e si ritira con loro su un monte elevato. La trasfigurazione si colloca “dopo sei giorni”, che forse devono essere contati a partire dalla confessione di Pietro e dal primo annunzio della passione. È probabile che con questa indicazione cronologica egli voglia alludere alla teofania del Sinai, quando “la Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai e la nube lo coprì per sei giorni” e al settimo giorno Dio chiamò Mosè di mezzo alla nube (Es 24,12-18).

Annuncio della passione e trasfigurazione hanno uno stretto legame risultando così due momenti della stessa rivelazione. Solitamente il monte viene identificato con il Tabor, oppure con l’Hermon, sempre coperto di neve. Comunque, trattandosi di una scena simbolica, ciò che conta non è il luogo geografico ma il significato del che il “monte” assume. Si esprime la vicinanza a Dio: su un monte hanno avuto luogo secondo Matteo la tentazione di Gesù (4,8), il discorso inaugurale (5,1) e le apparizioni del Risorto (28,16).

Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte.

"Trasfigurazione di Cristo" di Giovanni Bellini. 1478-1479 circa, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli

“Trasfigurazione di Cristo” di Giovanni Bellini. 1478-1479 circa, Museo nazionale di Capodimonte, Napoli

Gesù, dopo essere stato condotto nel deserto dallo Spirito Santo, è in cammino verso Gerusalemme.

Ad un certo punto conduce in disparte tre suoi apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre che saranno testimoni delle sofferenze di Cristo nel Getsemani.

Gesù l’aveva detto chiaramente che si preparava un tempo di passione, aveva già annunciato la prospettiva della croce.

Egli vuole mostrare il mistero di gloria nascosto nella passione che Egli vivrà e in parte subirà.

Li conduce su di un alto monte, il Tabor (600 m. ca.), di fatto una collina o poco più a dirci che non occorrono grandi imprese per sperimentare la presenza di Dio.

Già abbiamo riflettuto come sul monte delle Beatitudini, Gesù proclama la via da seguire e la vicinanza di Dio…

Abbiamo visto come il deserto è il luogo della tentazione, in cui Gesù capisce il senso della sua vita e della sua missione alla luce della Parola di Dio ascolta e mette in pratica, superando così le prove e le tentazioni a cui Satana lo sottopone.

Il monte luogo della Rivelazione

"Trasfigurazione", Il Pordenone, 1515-1516 circa, Pinacoteca di Brera, Milano

“Trasfigurazione”, Il Pordenone, 1515-1516 circa, Pinacoteca di Brera, Milano

Ecco ora un altro luogo, ancora un monte, è il luogo in cui Dio si rivela; il monte detto della Trasfigurazione: “fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce….”.

Ecco i segni della manifestazione di Dio, indicano la sua presenza.

A noi, che leggiamo oggi il brano, è importante ricordare che si tratta di un’anticipazione della Pasqua, di quel momento prodigioso di cui nessuno è testimone oculare, il momento della resurrezione del Figlio di Dio dalla morte.
Una visione, che prefigura quel che sarà, dopo i giorni del dolore, una visione, che svela la vera identità di Gesù di Nazareth: “È il mio Figlio, ascoltate lui”.

Ascoltare il Figlio prediletto senza temere

Chi lo ascolta diventa come lui. Ascoltarlo significa essere trasformati.

Una visione, che indica quale sarà la condizione finale dei salvati, la morte è solo la soglia verso l’Eternità.

Colpisce l’espressione di Pietro: “È bello per noi essere qui”.

Si, qui è bello, ma l’uomo è un viandante, un pellegrino, un assetato di eternità… Quella vera però che solo Dio dona.

"La Trasfigurazione di Gesù" di Duccio di Buoninsegna, 1308-11, National Gallery, Londra

“La Trasfigurazione di Gesù” di Duccio di Buoninsegna, 1308-11, National Gallery, Londra

Non c’è nulla da temere il dono della salvezza è per tutti, sarà bello essere insieme nella luce e alla presenza del Signore.

Dona speranza comprendere che la morte è solo un passaggio.

L’umanità, alla luce della presenza di Gesù Salvatore, si va trasfigurando.

Lasciamoci invadere nell’intimo da questa verità.

L’esistenza altro non è che la gioia e la fatica di liberare luce.

C’è il tempo della Croce, ma anche quella della luce della Risurrezione, credo che spesso lo si dimentichi.

La prospettiva è quella di annunciarlo sempre, non è più tempo di tacere.

Il Figlio dell’uomo Gesù il Cristo è risorto dai morti.

***

Immagine di copertina: Particolare della “Trasfigurazione” di Raffaello Sanzio e Giulio Romano, 1518-1520, Pinacoteca vaticana, Città del Vaticano

Lascia un commento

Inserisci per primo un commento

Avvisami
avatar
wpDiscuz