martedì
25 aprile 2017

16:28

“Io sono la Risurrezione e la Vita”

A cura di don Ivano Maddalena

(Giovanni 11,1 – 45) 1Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Mattia Preti detto Cavalier calabrese. "Resurrezione di Lazzaro" (Genova, Musei di Strada Nuova - Palazzo Rosso)

Mattia Preti detto Cavalier calabrese. “Resurrezione di Lazzaro” (Genova, Musei di Strada Nuova – Palazzo Rosso)

11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Antonio Calegari - La Resurrezione di Lazzaro (1779)

Antonio Calegari – La Resurrezione di Lazzaro (1779)

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».

45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Contesto

Caravaggio, "Risurrezione di Lazzaro" (Museo Regionale di Messina)

Caravaggio, “Risurrezione di Lazzaro” (Museo Regionale di Messina)

La fine del capitolo precedente aveva segnato il culmine della tensione tra Gesù e i giudei, al punto tale che egli era stato costretto a rifugiarsi al di là del Giordano (cfr. 10,31-42). 

Ora viene narrata la risurrezione di Lazzaro, che rappresenta l’ultimo segno compiuto da Gesù e al tempo stesso la causa immediata della sua morte, che viene decisa subito dopo in una riunione segreta del sinedrio.

Questo episodio, con quanto segue, ha quindi lo scopo di spiegare perché la vicenda terrena di Gesù si sia conclusa con la morte in croce e al tempo stesso di suggerire l’angolatura secondo cui dovrà essere letto il racconto della sua passione e morte.

Il racconto comprende tre parti:

  1. introduzione (vv. 1-16),
  2. incontro con Marta e Maria (vv. 17-37),
  3. racconto dell’evento miracoloso (vv. 38-44);
  4. conclude il tutto una breve nota informativa (v. 45).

Notizia che manifesta la gloria di Dio

Gesù si appresta a salire decisamente verso Gerusalemme, dove vivrà l’esperienza dell’accoglienza nella festa, ma anche il non riconoscimento che lo porterà alla morte in croce.

Mentre è in cammino giunge la notizia della malattia di Lazzaro, l’amico, l’amato da Gesù, come Marta e Maria.

Quanti sentimenti umanissimi nel cuore di Gesù il figlio di Dio.

Gesù si era rifugiato dai suoi avversari, non era ancora giunta la sua ora, ma ora si espone dicendo che la malattia di Lazzaro è destinata a diventare un segno che la potenza di Dio e del Figlio è vittoriosa sulla morte, la morte non è la fine, né la morte di Gesù, né la nostra.

La notizia della salute cagionevole di Lazzaro e la sua morte offrono a Gesù di allargare la visione del nostro limite e comprendere che siamo fatti epr al vita piena.

Gesù infatti cerca di spiegare agli apostoli che egli dona la vita, mette si in pericolo la sua vita, ma tutto deve compiersi.

Deve compiersi la volontà del Padre, e finché non l’ha compiuta la sua vita non è in pericolo.

Quando tutto sarà compiuto, i suoi avversari potranno ucciderlo.

I sentimenti di Gesù e la volontà di Dio

Resurrezione di Lazzaro (libro delle ore di Maria di Borgogna, 1477)

Resurrezione di Lazzaro (libro delle ore di Maria di Borgogna, 1477)

Lazzaro è morto e ciò provoca in Gesù la commozione profonda, la si coglie nel dialogo che Gesù ha con le due sorelle: Marta e Maria.

I Giudei esprimono invece la comune umanissima domanda: se sono nato da Dio, perché mi abbandona alla morte?

La morte, come la croce, non è il segno dell’abbandono di Dio.

Volontà di Dio è che l’uomo viva in eterno: ecco l’esperienza della risurrezione ogni giorno fino alla risurrezione ultima per l’eternità.

Lazzaro torna a vivere grazie a Gesù.

Avviene dunque il miracolo che sembra anticipare la scoperta del sepolcro vuoto di Gesù: è Risorto.

Lo dice chiaramente Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita”.

Al centro di tale affermazione vi è la persona di Gesù e la fede in Lui (chi crede in Lui).

Mediante la fede la morte è superata dalla vita (anche se muore vivrà) ed è nella fede che la vita presente ha già una forza capace di vincere la morte (non morirà in eterno).

Ciò che colpisce è che il miracolo della risurrezione di Lazzaro avrebbe dovuto condurre alla fede, ma per le autorità diventa un motivo di condanna.

La Pasqua di Gesù la nostra Pasqua

La Pasqua di Gesù non sarà nel segno della festa ma nel segno del dono della vita perché gli avversari penseranno alla sua eliminazione.

Da ultimo accogliamo una speranza certa racchiusa nel Vangelo: anche nel momento più drammatico dell’esistenza, quando deve attraversare la soglia della morte, l’uomo, non è solo, nessun uomo resta solo, accanto c’è un amico,  l’Amico, capace di commuoversi per la nostra condizione, di consolare la nostra angoscia, e di sostenerci nel passaggio finale: è Cristo che per noi è morto e ci rende partecipi della sua resurrezione, che è ben diversa da quella di Lazzaro, perché, in Lui, la nostra resurrezione sarà pienezza di vita per sempre.

***

Immagine di copertina: Giotto, “Resurrezione di Lazzaro” (1303-1305 circa), Cappella degli Scrovegni, Padova

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