martedì
17 ottobre 2017

11:47

“Non sia turbato il vostro cuore”

A cura di don Ivano Maddalena

(Giovanni 14,1 – 12) 1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via». 5Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». 6Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». 8Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. 12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

Contesto

La prima parte del Vangelo di Giovanni è chiamata “Libro dei segni (capitoli 2 – 12). La seconda parte (capitoli 13 – 20) è chiamata «Libro della gloria» perché in essa Gesù manifesta in modo pieno, mediante la sua morte e risurrezione, la gloria di Dio, cioè l’attuazione del suo progetto di salvezza.  

Questa parte inizia con il racconto dell’ultima cena (capitolo 13,1-30), al termine del quale, dopo una premessa (13, 31 – 38), sono riportati tre discorsi di addio pronunziati da Gesù ( capitoli 14; 15 – 16; 17)).

Il primo discorso ha come tema la partenza imminente di Gesù e del suo ritorno al Padre. Il discorsosi può suddividere in tre parti:

  1. Gesù annuncia la sua partenza e esorta i discepoli a credere in lui, che è la via verso il Padre (vv. 1-14),
  2. assicura la sua presenza a chi persevera nel suo amore, osservando i suoi comandamenti (vv. 15-24)
  3. promette l’invio del Paraclito e il dono della pace (vv. 25-31).

Il testo liturgico comprende quasi per intero la prima di queste tre parti. Essa si divide a sua volta in due momenti:

  1. Gesù guida i suoi discepoli al Padre (vv. 1-7),
  2. Gesù è rivelazione piena del Padre (vv. 8-14).

Rifuggire la paura, credere

“Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”.

L’invito sembra essere quello a una doppia fiducia, di fatto al fede in Dio passa attraverso la fede in Gesù il Cristo.

Poiché Gesù è via, verità e vita Egli ci conduce all’incontro con Dio Padre.

A Filippo che gli chiede una chiara manifestazione del Padre, viene detto che la vera, storica manifestazione di Dio è la persona di Gesù e in Lui occorre riporre fede, credere in Lui significa essere in comunione con Dio Padre.

Avere fede oggi

In tempi in cui riporre fede, vivere la fiducia, sembra essere segno di debolezza e fragilità vogliamo leggere l’invito di Gesù come una esortazione a vincere la tentazione del fare da sé, del pessimismo, della chiusura in se stessi, della tristezza e della paura.

Non sia turbato il cuore di chi vive, crede e spera.

Non sia turbato il cuore di chi non vede, non tocca, non sente.

Non c’è bisogno di vedere, toccare, sentire.

Il cuore sia abitato dall’intima certezza che il Risorto è vivo, vivente  e presente accanto ad ogni uomo.

Il Risorto abita la nostra vita, dentro di noi.

Dire ad(Dio) è dire arrivederci

Gesù, con un lungo discorso di addio, che è quasi un testamento, si congeda dai suoi, li prepara alla sua imminente morte,  ma, allo stesso tempo, annuncia la sua resurrezione e rivela qualcosa della vita futura, che li attende, come attende ogni altro uomo, che abbia creduto in Lui.

Alla luce della risurrezione e in forza del dono dello Spirito, noi siamo in grado comprendere in profondità le parole di Gesù.

Noi non viviamo la condizione degli apostoli Tommaso e Filippo.

La loro domanda era plausibile: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”

Noi abbiamo sperimentato chi è Gesù.

Sappiamo quale sia la via da percorrere.

Alle parole Gesù ha fatto seguire i fatti: “lo sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre, se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”

Necessario atto di fede che non svilisce la nostra intelligenza e non incatena la libertà dell’uomo di credere o meno.

Vivere da credenti credibili

Alla luce della risurrezione e abitati dallo Spirito Santo è bene vivere da credenti credibili.

Non c’è altro da aggiungere se non dire: io credo!

Non c’è altro da fare se non capire che dimorare con Gesù, vuol dire fare esperienza di Dio nella propria vita.

La fede esige radicalità; essa è dono gratuito di Dio, simile ad un piccolo seme, ma che ha in sé una grande potenzialità, perciò è indispensabile coltivarla, e coltivarsi come uomini e donne di fede.

Come? Con la preghiera, l’approfondimento della Parola, vivendo i Sacramenti e le opere concrete, che la comunione con Lui e il prossimo esigono.

***

Immagine di copertina: Opera di Duccio di Buoninsegna

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