domenica
25 giugno 2017

12:18

Egli è per noi e con noi

A cura di don Ivano Maddalena

(Giovanni 6,51 – 58) 51Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 52Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. 54Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. 57Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. 58Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Contesto

Dopo la moltiplicazione dei pani (6,1–16) e il cammino sulle acque del lago (vv.17-22), Gesù tiene un lungo discorso dove svela alle folle quello che sarà per le comunità giovannee il significato profondo della Cena del Signore.

I temi di fondo annunciati da Gesù sono i seguenti:

a) per mezzo del Figlio dell’uomo il Padre dà il vero pane dal cielo, nel quale si concretizza in modo simbolico la salvezza promessa dai profeti (vv. 25-29);

b) in seguito alla domanda posta dai presenti, Gesù prosegue affermando questo pane non è qualcosa di separato da lui, ma si identifica con la sua stessa persona (vv. 32-35);

c) egli infatti è stato mandato dal Padre a portare la vita a ci crede in lui (vv. 36-40).

d) viste e udite le ulteriori mormorazioni dei giudei, Gesù sottolinea che per mezzo di lui si attua l’attesa di un ammaestramento conferito direttamente da Dio (vv. 41-47);

e) sullo sfondo dell’episodio biblico della manna Gesù si presenta nuovamente come il pane della vita (vv. 48-50).

 f) Gesù riprende l’affermazione del v. 48 riformulandola in questo modo: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» (v. 51a). E prosegue: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (v. 51b).

Si giunge al culmine del discorso del pane di vita. Il pane che Gesù darà non solo si identifica con la sua persona, ma è la sua stessa carne che deve essere mangiata perché possa comunicare la vita v. 51 – 59). 

La comunione è volontà di Dio e invito per ogni uomo alla fratellanza

Giusto di Gand e Paolo Uccello  (predella), “Pala del Corpus Domini”, 1467–1468 (predella), 1472-1474 tavola principale, Galleria nazionale delle Marche, Urbino.

Giusto di Gand e Paolo Uccello (predella), “Pala del Corpus Domini”, 1467–1468 (predella), 1472-1474 tavola principale, Galleria nazionale delle Marche, Urbino.

Celebriamo e contempliamo il mistero del corpo e sangue di Cristo, contenuti nei segni sacramentali del pane e del vino, non è una ripetizione di un rito, se lo fosse sarebbe solo esperienza del vuoto,  ma è fare memoria viva del dono di Gesù, della sua presenza in mezzo a noi, con noi e per noi.

Una presenza che comodamente spesso releghiamo dentro preziosi tabernacoli che sono, per quanto preziosi e belli, freddi e simili a una tomba più che una sorgente di vita.

Di fatto Gesù cammina con l’uomo, come percorreva duemila anni fa le strade della Palestina presente tra gli uomini con noi e per noi, non nella storicità della sua presenza, ma nei segni sacramentali del pane e del vino,

il suo corpo e il suo sangue, oltre alla sua Parola che è Parola di vita eterna.

Una presenza presente

Egli è presente in mezzo a noi con noi e per noi, fedele alle sue promesse, non viene meno, al suo guidarci e sostenerci in questa vita, di essere vivo e operante nello Spirito, nell’attesa della vita che sarà per sempre.

Una presenza presente sempre, in ogni istante.

Non è necessario attendere la solennità annuale per ricordarci di queste verità: per troppo tempo Gesù rimane forzatamente recluso nei tabernacoli delle chiese.

Egli chiede di abitare tra gli uomini, di vivere in comunione con ciascuno di noi, di condividere la nostra esistenza per rinvigorirla, per condurla all’approdo finale, alla mensa di Dio.

Spesso invece pensiamo di poter fare senza, di bastare a noi stessi e ci limitiamo  a scomodarlo troppo poco ricercandolo nel buio “tabernacolo” della nostra interiorità solo una volta alla settimana, solo quando non c’è altro a cui aggrapparsi, come estremo tentativo e rifugio.

Comunione con Cristo chiede fratellanza tra gli uomini

Da ultimo, la comunione con Cristo chiede la vera fratellanza tra gli uomini.

Non esiste comunione sacramentale senza impegno per la comunione tra gli uomini.

Che Egli sia con noi e per noi vivo e operante, Egli il vivente, sia il centro della vita nostra.

Di questo ogni battezzato renda grazie, con profonda riconoscenza.

***

Immagine di copertina: Peter Paul Rubens, Trionfo della fede Cattolica, 1626, Royal Museums of Fine Arts of Belgium.

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