martedì
26 settembre 2017

16:32

Il buon seme della Parola

A cura di don Ivano Maddalena

(Matteo 13,1– 23) 1Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti».

10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché acoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Contesto

 Il capitolo 13 da il via al terzo discorso presente nel Vangelo di Matteo e consiste in una raccolta di parabole.

Matteo si ispira al Vangelo di Marco capitolo 4,1-34 a cui aggiunge del materiale proprio. Ecco allora di seguito la parabola del seminatore con la relativa spiegazione (vv. 1-23). Ad essa aggiunge in proprio la parabola della zizzania (vv. 24-30), riprendendo poi da Marco (dopo aver saltato Mc 4,21-29) la parabola del granello di senape (vv. 31-32) e poi la parabola del lievito (v. 33), e poi di nuovo da Marco la prima conclusione del discorso (vv. 34-35). Dopo di che aggiunge alcuni brani ricavati dalla sua fonte propria: la spiegazione della parabola della zizzania, la parabola del tesoro e della perla e quella della rete (vv. 36-50). Infine compone in proprio una nuova conclusione (vv. 51-52).

Il testo liturgico può essere così suddiviso:

  1. introduzione (vv. 1-3a)
  2. la parabola del seminatore (vv. 3b-9),
  3. l’intermezzo sull’insegnamento in parabole (vv. 10-17)
  4. infine la spiegazione della parabola (vv. 18-23).

Si semina con fiducia, si attende con speranza e si raccoglie con gioia

L’estate ci restituisce a piene mani la possibilità di raccogliere frutti e ortaggi. Sono giorni di raccolta nei campi, negli orti.

Se c’è chi raccoglie è perché qualcuno ha seminato, c’è stata cura e attenzione nel coltivare e le condizioni del tempo sono state favorevoli.

C’è ancora chi semina e altre raccolte s’attendono.

Chi semina lo fa con grande speranza e fiducia.

Chi raccoglie è riconoscente e gode dei frutti.

E se si è seminato e ora si raccoglie è perché prima si è preparato il terreno.

Rendere favorevole il terreno è fondamentale, condizione necessaria per ottenere i frutti sperati.

Dio semina con fiducia e speranza e raccoglie pure

Così è un po’ per Dio che da sempre semina e credete che è un seminatore generoso, prodigo, fa pochi calcoli; semina.

Un seminatore che a tempo debito desidera raccogliere ed è nella gioia quando si gode dei frutti.

Un Dio che non fa certo mancare i beni della terra all’uomo e se uomini non si sfamano è solo per egoismo di altri uomini che accumulano più del necessario.

Il seme della Parola

Dio semina da sempre buon seme nel mondo.

Il seme è la sua Parola che è via, verità e vita.

Il seme della Sua Presenza, che non viene meno, anche quando a venir meno è l’uomo.

Non sempre l’uomo accoglie il dono della Parola e lo fa germinare e fruttare e questo accade quando il cuore non è aperto.

Il seme soffoca tra le spine delle nostre fragilità, e non trova così vita nuova.

Il seme non muore e rinasce in un cuore che rimane duro come la pietra.

Dio nel suo grande amore non viene mai meno alla sua semina.

Semina che se trova accoglienza rende bene.

Si tratta di una semina spirituale, una semina che anima la vita dell’uomo di senso.

Una semina che chiede di essere accolta.

Il seme di Dio non può operare indipendentemente dalla predisposizione del terreno.

Una semina generosa che certamente porta frutto nella misura in cui l’uomo comprende il dono di Dio.

Rendere disponibile la nostra vita ad accogliere la Parola è una scelta importante, nella libertà,  ed è necessario volerlo coscientemente. Solo così si porta frutto e si è nella gioia di chi gode già ora i segni della presenza del Regno e il dono della salvezza.

***

Immagine di copertina: Seminatore al tramonto (1888) di Vincent van Gogh, conservato al Museo Kröller-Müller di Otterlo

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