venerdì
18 agosto 2017

03:10

Trasfigurazione

Il volto di Dio Padre in Gesù il Figlio

A cura di don Ivano Madddalena

"Trasfigurazione di Cristo" di Tiziano Vecellio, 1563

“Trasfigurazione di Cristo” di Tiziano Vecellio, 1563

(Matteo 17,1– 9) 1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Contesto

L’evangelista Matteo colloca la narrazione della trasfigurazione tra il discorso parabolico del capitolo 13 e il discorso ecclesiale del capitolo 18.

In questi capitoli l’evangelo di Matteo segue fedelmente la trama del vangelo di Marco a partire dalla visita di Gesù a Nazaret fino al secondo annunzio della passione (Mt 13,53 – 17,23; Mc 6,1 – 9,32). Come in Marco, anche in Matteo la trasfigurazione è narrata dopo il primo annunzio della passione e le relative istruzioni circa la sequela (Mt 16,21-28; Mc 8,31-9,1). Matteo arricchisce però il racconto di numerosi dettagli rispetto a Marco

Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte.

Gesù, dopo essere stato condotto nel deserto dallo Spirito Santo, è in cammino verso Gerusalemme.

Ad un certo punto conduce in disparte tre suoi apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni, i tre che saranno presenti e testimoni delle sofferenze di Cristo nel Getsemani.

Gesù l’aveva detto chiaramente che si preparava un tempo di passione, aveva già annunciato la prospettiva della croce.

Egli vuole mostrare il mistero di gloria nascosto nella passione che Egli vivrà e in parte subirà.

Il monte “luogo”  teologico

Il villaggio di Daburiyya, sulle pendici del monte Tabor, in Galilea

Il villaggio di Daburiyya, sulle pendici del monte Tabor, in Galilea

Li conduce su di un alto monte, il Tabor (600 metri ca.), una collina o poco più a dirci che non occorrono grandi imprese per sperimentare la presenza di Dio. Non serve scalare picchi, fatiche immani, imprese belle di certo. La vera impresa l’ha fatta Dio Padre mandando il Figlio nella carne.

Già abbiamo riflettuto come sul monte delle Beatitudini, Gesù proclama la via da seguire e la vicinanza di Dio.

Abbiamo visto come il deserto è il luogo della tentazione, in cui Gesù capisce il senso della sua vita  e della sua missione alla luce della Parola di Dio ascolta e mette in pratica, superando così le prove e le tentazioni a cui Satana lo sottopone.

Ecco ora un altro luogo, ancora un monte, è il luogo in cui Dio si rivela; il monte detto della Trasfigurazione: “fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce….”.

Ecco i segni della manifestazione di Dio, indicano la sua presenza.

Trasfigurazione e Pasqua di Gesù

“Trasfigurazione di Cristo”  (1530 circa) di Giovanni Gerolamo Savoldo, dipinto conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

“Trasfigurazione di Cristo” (1530 circa) di Giovanni Gerolamo Savoldo, Galleria degli Uffizi a Firenze.

A noi, che leggiamo oggi il brano, è importante ricordare che si tratta di un’anticipazione della Pasqua,  di quel momento prodigioso di cui nessuno è testimone oculare, il momento della resurrezione del Figlio di Dio dalla morte.
Una visione, che prefigura quel che sarà, dopo i giorni del dolore, una visione, che svela la vera identità di Gesù di Nazareth: “È il mio Figlio, ascoltate lui”.

Chi lo ascolta diventa come lui. Ascoltarlo significa essere trasformati.
Una visione, che indica quale sarà la condizione finale dei salvati, la morte è solo la soglia verso l’Eternità.

Tra stare e andare ci è chiesto di camminare

Colpisce l’espressione di Pietro: “È bello per noi essere qui”.

Si, qui è bello, ma l’uomo è un viandante, un pellegrino, un assetato di eternità, quella vera però che solo Dio dona.

Non c’è nulla da temere il dono della salvezza è per tutti, sarà bello essere insieme nella luce e alla presenza del Signore.

Dona speranza comprendere che la morte è solo un passaggio.

L’umanità, alla luce della presenza di Gesù Salvatore, si va trasfigurando.

Lasciamoci invadere nell’intimo da questa verità. L’esistenza altro non è che la gioia e la fatica di liberare luce.

C’è il tempo della Croce, ma anche quella della luce della Risurrezione, credo che spesso lo si dimentichi.

La prospettiva è quella di annunciarlo sempre, non è più tempo di tacere.

Quindi tra lo stare e andare ci è chiesto di camminare.

Camminare con Gesù e stare con Lui. C’è un’anticipazione di ciò che sarà, ma già è qui e ora nell’attesa di una pienezza che sarà bello vivere e abitare in eterno.

***

Immagine di copertina: Trasfigurazione di Cristo, dipinto di Giovanni Bellini, databile al 1478-1479 circa e conservato nel museo nazionale di Capodimonte a Napoli.

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