sabato
21 ottobre 2017

04:53

La vigna del Signore è il suo popolo

Se i figli non accolgono il messaggio, esso sarà per altri

A cura di don Ivano Maddalena

(Matteo 21,33 – 43) 33Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». 41Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». 42E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato atto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi43Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.

Contesto

Gesù è giunto nella città santa, Gerusalemme. Il confronto con i capi dei Giudei, gli Scribi e i Farisei si fa aspro e le parole e i gesti compiuti da Gesù in quei giorni sono la causa prossima della sua condanna.

Sono tre le parabole che si possono definire di “rottura”. Esse sono la parabola dei due figli (21,28-32), quella delle nozze regali (22,1-14) e la parabola dei vignaioli omicidi (21,33-46).

Il testo liturgico proposto è la terza parabola quella dei vignaioli omicidi.

La parabola si divide in due parti:

  1. racconto parabolico (vv. 33-41);
  2. commento di Gesù (vv. 42-46).

Una vigna da custodire ma di cui non si è padroni

“La vigna del Signore è il suo popolo”.

Una vigna di cui Dio ha avuto e ha grande cura, una vigna guardata con grande amore:

“Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi, vi aveva piantato scelte viti; aveva costruito in mezzo una torre, e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva…”.

L’amore di Dio, si svela, dietro l’immagine del vignaiolo, esperto, attento, che non si risparmia nel suo lavoro, e perciò, giustamente, ne attende il frutto, un frutto che, purtroppo, non verrà, l’uomo, infatti, nel suo agire, delude le attese di Dio.

Il popolo dell’antica Alleanza, Israele, primo destinatario della Salvezza, ha spesso fatto fatica, rifiutato, chiuso il cuore di fronte ai benefici divini, uccidendo i profeti, i servi del Signore, e ora rifiuta il Figlio di Dio, il Messia.

Drammaticità dei fatti

Parabola che racconta fatti drammatici, esperienza di morte e distruzione, lo stesso Dio per mezzo del profeta Isaia, si esprime così:

“Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata, né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; e alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia”.

L’azione di Dio sembra non essere più improntata alla misericordia. La pazienza sembra essere finita. Il Dio dell’Antico Testamento veniva percepito anche così. Non così il Dio Padre di Gesù Cristo che consegnerà il Figlio nelle mani degli uomini del suo tempo che non hanno saputo accorgersi e accogliere il dono della salvezza.

Per chi è l’insegnamento?

La parabola è rivolta ai sacerdoti e agli anziani del popolo, come nella scorsa domenica, ma in realtà è un richiamo per tutti gli uomini, di tutti i tempi, destinatari della salvezza, e così poco accoglienti, e attenti al dono di Dio.

L’attenzione è posta sul rifiuto che l’uomo oppone alla salvezza offerta da Dio, in Cristo, il Figlio, l’erede, riguardo al quale i vignaioli dicono:

“Venite, uccidiamolo, e avremo noi l’eredità”.

L’eredità a cui siamo chiamati è la salvezza, non ci accada di pensare di salvarci da soli.

Un richiamo a tutti, compresi i cristiani di oggi.

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