domenica
03 dicembre 2017

11:56

Fate attenzione. Vigilate!

A cura di don Ivano Maddalena

(Marco 13,33-37) 33Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento.34È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare. 35Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; 36fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.37Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!»

Avvento

Miniatura del Messale trecentesco di Jan ze Středy che riporta l'introito della prima domenica d'Avvento: Ad te levavi animam meam, Deus meus, in te confido, non erubescam.

Miniatura del Messale trecentesco di Jan ze Středy che riporta l’introito della prima domenica d’Avvento: Ad te levavi animam meam, Deus meus, in te confido, non erubescam.

La Chiesa già nel IV secolo aveva fissato il tempo quaresimale e pasquale vicino all’attuale modo di viverlo, non era invece sentito il bisogno di un tempo di preparazione alle feste della manifestazione del Signore. L’origine del tempo di Avvento è più tardiva, infatti viene individuata tra il IV e il VI secolo. La prima celebrazione del Natale a Roma è del 336, ed è proprio verso la fine del IV secolo che si riscontra in Gallia e in Spagna un periodo di preparazione alla festa del Natale.

Un tempo di preparazione si vive solo a partire dal VI secolo. In origine l’Avvento si configurava in modo simile alla quaresima. La celebrazione del Natale fin dalle origini venne concepita come la celebrazione della risurrezione di Cristo nel giorno in cui si fa memoria della sua nascita. Nel 380 il concilio di Saragozza impose la partecipazione continua dei fedeli agli incontri comunitari compresi tra il 17 dicembre e il 6 gennaio.

In seguito verranno dedicate sei settimane di preparazione alle celebrazioni natalizie. In questo periodo, come in quaresima, alcuni giorni vengono caratterizzati dal digiuno. Tale arco di tempo fu chiamato “quaresima di s. Martino”, poiché il digiuno iniziava l’11 novembre. Di ciò è testimone s. Gregorio di Tours, intorno al VI secolo.

Ora l’Avvento dura il tempo di quattro domeniche, la prima è oggi 3 dicembre e l’ultima il 24 dicembre e per gioco di calendario praticamente vigilia del Natale di Gesù. 

Significato teologico

La teologia dell’Avvento ruota attorno a due prospettive principali. Da una parte con il termine “adventus” (= venuta, arrivo) si è inteso indicare l’anniversario della prima venuta del Signore; d’altra parte designa la seconda venuta alla fine dei tempi.

Il Tempo di Avvento ha quindi una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio fra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi.

Contesto

Siamo alla fine del Vangelo di Marco, poco prima del racconto della passione di Gesù a Gerusalemme. L’evangelista Marco inserisce un discorso di Gesù, cioè una raccolta di detti. Gesù dice apertamente di essere il “Figlio dell’uomo” che un giorno verrà con grande potenza e gloria per dare compimento al piano salvifico di Dio e per instaurare definitivamente il suo regno.

Importante contestualizzare il brano odierno con la visione d’insieme del capitolo 13 che inizia con la profezia della distruzione del Tempio (vv. 1-4), successivamente si elencano i fenomeni che precederanno la fine dei tempi: venuta dei falsi profeti, cataclismi e persecuzioni (vv. 5-13); la grande tribolazione (vv. 14-23); venuta del Figlio dell’uomo (vv. 24-27); invito alla vigilanza (28-37).

Il testo liturgico di questa prima domenica d’Avvento presenta i versetti riguardanti la vigilanza (vv. 33-37). Non sapendo quando sarà la fine dei tempi, i discepoli devono mantenersi sempre pronti. 

Il Signore Gesù viene nel nostro quotidiano

Il Vangelo di questa prima domenica di Avvento è un richiamo alla vigilanza attiva sempre e comunque.

Un invito a non scervellarsi in calcoli e predizioni sul tempo, che rimane ignoto, della venuta del Figlio dell’uomo.

Occorre saper riconoscere nella storia quotidiana personale e comunitaria i segni della presenza di Cristo e vigilare.

Vigilare, per ben quattro volte Marco lo riprende in modo inequivocabile l’invito a vigilare.

“State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.

È come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare”.

Metafora assai chiara e di semplice comprensione.

Vegliare

Il padrone di casa prima o poi torna a ciò dovremmo pensarci un po’ più spesso.

Chi vigila è vive in continua attesa.

Colui che vigila è come la sentinella, pronta a dare il segnale di gioia per la venuta dell’Atteso.

La vigilanza non è nel segno della paura ma della gioia, anche se nel Vangelo c’è un richiama a non addormentarci, a farci trovare pronti  e non “addormentati”.

Perdono l’attimo della gioia coloro il cui cuore e mente si sono appesantiti e addormentati non sono stati vigili, pronti all’accoglienza.

Ed è tempo di grazia questa stagione di Avvento per risvegliarci dal sonno spirituale e non solo.

Ricerca e attesa

Una ricerca che cerca, indaga, scopre e riconosce la presenza di Colui che è venuto, viene e verrà.

In questa cammino accogliamo l’invito di un cristiano illuminato e saggio come frère Roger: “In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete” (S. Giovanni). Ovunque tu sia sulla terra, tu che vorresti percepire il mistero che è nel cuore del tuo cuore, intuisci in te, anche se in modo fuggevole, la silenziosa attesa di una presenza.”

Il silenzio apra il cuore e la mente alla preghiera che rende sapienti e capaci di riconoscere la presenza dell’Amore. Ricerca e attesa, scoperta e incontro che dona nuova vita.

Buon Avvento a tutti.


Immagine di copertina: Michel Gobin, Giovane con la candela, olio su tela, Museo di belle arti, Orléans

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