lunedì
25 settembre 2017

00:23

LIBRI CONSIGLIATI #321

La vita non è il male. Cinque capitoli di riflessione sulle tracce del bene
Gabriella Caramore, Maurizio Ciampa
€ 14,90
2016, 247 p., brossura
Salani

«Il bene appare come un enigma. Forse più del male stesso, che pure percorre strade di difficile decifrazione. Il bene è più sommesso, più taciuto, più sotterraneo. Una venatura segreta, un polla che zampilla dal terreno».

Questo libro nasce nel frastuono e nell’affanno, nel disordine e nel subbuglio in cui siamo quotidianamente immersi. Nasce dalla fatica di mettere insieme i frammenti di senso che ci possono consentire di vivere. Nasce dal desiderio di dire e di capire che “la vita non è il male”, come scrive Vasilij Grossman (v. foto di copertina) in “Vita e destino”, per quanto la presenza del male possa apparire ai nostri occhi invadente e pervasiva. “La vita non è il male” non è una tranquilla e ovvia constatazione, è il risultato di un atto più o meno rischioso, come emerge dalle molte storie che sono state raccolte nel libro, cercandole non solo nei testi delle antiche sapienze o nelle parole delle tradizioni religiose e dei grandi maestri, nelle narrazioni letterarie e cinematografiche di scrittori e registi, ma anche nelle immagini e nelle cronache che in questi anni continuano a inquietarci, e negli atti di coraggio che elevano la condizione umana. Perché il bene non smette di affiorare, di rinnovarsi, di esistere. Cercare il bene significa anche domandarsi se esso sia un fatto soltanto individuale o se sia possibile, e in che modo, anche un’altra misura, più estesa. Se sia in definitiva possibile costruire una “rete di fraternità”. La risposta è appena accennata. Starà al lettore darle compimento.

Anteprima (clicca qui per leggere)

L’impeto della realtà. Sulla rotta dei rifugiati attraverso l’Europa
Navid Kermani
Traduzione di: D. Mosca
€ 14,00
2017, 128 p. , ill., brossura
Keller (Collana: Razione K)

A piedi, in autobus, con automobili e treni speciali: una scia infinita di rifugiati si è mossa dall’isola greca di Lesbo verso il cuore dell’Europa. È l’autunno 2015 e Navid Kermani ha trascorso diverse settimane sulla cosiddetta rotta balcanica. Ne è scaturito un reportage acuto e di grande sensibilità umana in grado di spiegare come crisi e conflitti – che eravamo abituati a considerare lontani dai nostri destini – abbiano improvvisamente fatto irruzione nel mondo in cui viviamo.

L’Italia della dolce vita
Oriana Fallaci
€ 20,00
2017, 352 p., rilegato
Rizzoli (Collana: Opere di Oriana Fallaci)

Un ritratto agro e inedito dei peccati della capitale negli anni d’oro di Cinecittà.

Tra i tavolini di via Veneto o nei teatri di posa di Cinecittà, in piazzetta a Capri o al Lido di Venezia, uno sguardo attento e ironico illumina i riti dell’Italia della Dolce Vita. Oriana Fallaci, giovane scrittrice allora impegnata come corrispondente dell’Europeo, coglie lo spirito di quegli anni e di chi li abita: intellettuali, gente di cinema, ma anche viveur, nobili decaduti, borghesi in cerca di gloria. In un grande affresco, scanzonato ma senza preconcetti, si ritrovano, con i loro tic, speranze e aspirazioni, gli attori famosi – da Sordi a Gassman, da Gina Lollobrigida a Sofia Loren –, i registi – Visconti, Rossellini, Fellini, Antonioni –, gli scrittori, i grandi produttori e le stelline in cerca di gloria che, a volte dimenticati, hanno fatto la fortuna del cinema italiano nel mondo e hanno saputo rappresentare, forse più che in qualsiasi altra epoca, le caratteristiche del “genio italico”. Oriana Fallaci li osserva, li incontra, li intervista, qualche volta ne diviene amica, a volte si fa odiare, ma sempre ce li restituisce vividi e umani, cogliendone i punti deboli e le grandezze, le idiosincrasie e le passioni. Un “dietro le quinte” eccezionale che racconta un’epoca eccezionale attraverso la penna pungente di una grande scrittrice.

La lunga strada di sabbia
Pier Paolo Pasolini
€ 14,00
2017, 127 p., brossura
Guanda (Collana: Narratori della Fenice)

È un Pasolini che si abbandona a momenti di vera e propria gioia quello che tra il giugno e l’agosto del 1959, al volante di una Fiat 1100, percorre la «lunga strada di sabbia», da Ventimiglia a Palmi e poi, spinto da una specie di «ossessione deliziosa», fino al comune siciliano più meridionale, per risalire infine la costa orientale e arrivare a Trieste. A La Spezia, da dove parte per San Terenzo e Lerici, sente che sta per avere inizio una fra le domeniche più belle della sua vita; a Livorno, non lascerebbe mai «l’enorme lungomare, pieno di ragazzi e marinai, liberi e felici»; e, finalmente, al Circeo: «Il cuore mi batte di gioia, di impazienza, di orgasmo. Solo, con la mia mille-cento e tutto il Sud davanti a me. L’avventura comincia». A commissionargli il viaggio è stata la rivista «Successo», che pubblicherà il reportage in tre puntate fra luglio e settembre, e Pasolini, spiaggia dopo spiaggia, incontra amici intellettuali e personaggi noti, si lascia incantare dalla gente semplice dei paeselli più remoti (a Portopalo «la gente è tutta fuori, ed è la più bella gente d’Italia, razza purissima, elegante, forte e dolce») e, portandosi in giro il suo entusiasmo per la scoperta, il suo sguardo emozionato e insieme acuto di futuro regista, annota scorci e impressioni tanto potenti da restituirci un quadro dell’Italia di allora: un’Italia in cui il boom economico, solo presagito, non riesce ancora ad avere la meglio sulla felicità del sogno pasoliniano d’innocenza.

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Il silenzio coprì le sue tracce
Matteo Caccia
€ 16,00
2017, 192 p., brossura
Baldini & Castoldi (Collana: Romanzi e racconti)

Uno straordinario romanzo che racconta l’anima di nostri monti e le storie che hanno ospitato.

Un uomo sale in montagna col proprio cane e non ne scenderà più. Ha con sé una vecchia pistola che sta riportando a casa. Camminando tra valli, coste e villaggi dell’appennino abbandonati dall’essere umano, si lascia alle spalle la sua vita e la civiltà per raggiungere un luogo del padre che ha deciso diventerà suo. durante il viaggio incontra uomini e donne che si sono rifugiati nella parte più selvaggia del nostro Paese, un mondo antico che, proteggendoli, li sfida ogni giorno. Salva un giovane lupo restituendolo alla vita e alla sua libertà. il lupo, la specie più saggia e selvaggia rimasta sulle nostre montagne, lo guiderà alla ricerca di una donna incontrata e subito persa e alla scoperta della parte indomita dell’essere umano. una storia di uomini, boschi, animali e montagne, un romanzo che racconta il ritorno della natura, fuori e dentro di noi, e di quella via selvatica in grado di sconvolgere la quotidianità a pochi passi dalle nostre vite.

Essere Nanni Moretti
Giuseppe Culicchia
€ 17,50
2017, 264 p., brossura
Mondadori (Collana: Scrittori italiani e stranieri)

Prima di rivelare come si comporta il protagonista di questa storia, è necessario fare un passo indietro. Bruno Bruni è uno scrittore di nicchia. Ha esordito come poeta, poi – su consiglio del suo agente – si è dedicato alla narrativa, senza mai sfondare. Ma non si dà per vinto, e, mentre per vivere traduce opere di fantascienza cyber-punk, cerca di scrivere il Grande Romanzo Italiano, quello che farà scattare l’agognato passaparola e correrà allo Strega, quello che tutti – editori, critici e lettori – stanno aspettando. Ma più ci prova più si allontana dalla meta e si deprime davanti al foglio bianco. La sola consolazione nella vita di Bruno è Selvaggia: una ragazza d’oro, che fa la pole dancer in un locale notturno, che è libera e schietta quanto il suo nome. E che continua ad amarlo e a credere in lui ostinatamente. Fino a quando viene licenziata e la situazione si fa ancora più preoccupante. È qui che Bruno si lascia andare e si fa crescere la barba. Gli basta una giornata per rendersi conto che al supermercato, per strada, al ristorante, in palestra, tutti lo scambiano per Nanni Moretti. Sarà Selvaggia a convincerlo a sfruttare le doti da imitatore che ha fin da bambino, a studiare la biografia e l’eloquio del regista e a trasformarsi in un suo clone. Spacciandosi per Moretti e la sua assistente, i due cominciano a girare l’Italia approfittando dell’ospitalità generosamente offerta da sindaci e organizzatori di festival, che non vedono l’ora di far assaggiare loro i piatti tipici del territorio, intrattenerli con gli avvincenti racconti della storia locale e proporsi per una particina nel nuovo film del maestro. Bruno inizia a sentirsi sempre più a suo agio nei panni di Nanni Moretti, ed è sull’orlo di una crisi identitaria che rischia di compromettere i suoi grandi progetti narrativi, quando alla coppia si presenta un’occasione irrinunciabile: un invito alla Mostra del Cinema di Venezia. Essere Nanni Moretti è una lucida ed esilarante satira dei vizi e delle distorsioni dell’industria culturale italiana di questi anni. È una riflessione lieve ma penetrante sull’identità, le aspirazioni, l’ammirazione, l’invidia e l’accettazione di sé. E, infine, è il racconto della vicenda di due irresistibili sconfitti, un po’ imbroglioni un po’ sognatori, di cui è impossibile non innamorarsi.

Anteprima (clicca qui per leggere)

Un incantevole aprile
Elizabeth von Arnim
Traduzione di: S. Terziani
€ 15,00
2017,  250 p., brossura
Fazi (Collana: Le strade)

In un club della Londra anni Venti due signore inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che «lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto»; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l’affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un’anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamento, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l’amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. Un delizioso e irriverente romanzo al femminile che, uscito per la prima volta nel 1922, fu subito un bestseller. Da Un incantevole aprile, uno dei romanzi di maggior successo dell’autrice, sono stati tratti due film.

Il voto alla donna? Inchiesta e notizie
A cura dell’Unione femminile nazionale
€ 18,00
2017, 182 p., brossura
Unicopli (Collana: Prospettive/Ricerche)

Nel 70° anniversario del voto alle donne italiane l’Unione riedita quel prezioso documento storico, per certi versi molto attuale, con la prefazione di Maria Rosa Cutrufelli e la postfazione di contestualizzazione storica a cura di Concetta Brigadeci e Giuliana Franchini.

Storia di artisti e di bastardi
Flavio Caroli
€ 25,00
2017, 240 p. , ill., brossura
UTET

Una divertente controstoria dell’arte contemporanea, un album di ricordi e uno spregiudicato memoir epistolare, ma anche un testamento spirituale che contiene, condensata, l’eredità artistica di un’epoca intera.

«Così, per i tuoi pochi anni, e per i miei che sono cento, cercherò di dirti la verità; non una verità tecnica, che annoierebbe te così come qualunque altro lettore, ma una verità un po’ più ricca, la realtà dell’arte moderna nella vita del nostro tempo: la vita vera, intendo, bellezza e guano equamente miscelati come accade nella vita vera.»

È con queste parole che Flavio Caroli apre Storia di artisti e di bastardi, rivolgendosi alla sua giovane nipote, aspirante storica dell’arte: quasi un breve programma, una premessa che detta il tono, le intenzioni e il passo. Da qui il racconto si muoverà rapido, ripercorrendo gli anni sessanta, settanta e ottanta, in cui per un giovane e appassionato storico dell’arte non era sufficiente lo studio rigoroso e libero degli antichi maestri; bisognava partecipare, e attivamente, alla scena dell’arte contemporanea, quella brillante società mondana fatta di artisti e mecenati, geni e farabutti, attrici, stilisti, Biennali e viaggi. Di pagina in pagina, Caroli alterna ricordi personali e aneddoti, considerazioni sul nostro presente e piccole fulminanti lezioni di critica d’arte. Che ci parli del suo primo incontro con Michelangelo Antonioni, bello e lontano, sul set di Deserto rosso, o della sofferta, consapevole depressione di Van Gogh, che ci racconti i ritrovati e poi perduti dipinti del Guercino o i suoi incontri notturni con Lucio Dalla, che ci riveli le pulsioni di morte di un pasoliniano Andy Warhol o la furia di Marina Abramovic, la sua voce ci arriva sincera e palpitante, immersa nelle storie che narra con la naturalezza del grande storico e divulgatore. Storia di artisti e di bastardi si rivela così forse il suo libro più personale: una divertente controstoria dell’arte contemporanea, un album di ricordi e uno spregiudicato memoir epistolare, ma anche un testamento spirituale che contiene, condensata, l’eredità artistica di un’epoca intera, perché solo chi era presente e l’ha vissuta in prima persona può preservare il fuoco di quella esperienza e tramandarlo intatto e ardente alle nuove generazioni.

Anteprima (clicca qui per leggere)

Poetry Vicenza 2017
A cura di: M. Fazzini
€ 10,00
2017, 172, ill., brossura
ETS (Collana: Diagosfera)

Il festival di poesia e musica Poetry Vicenza, alla sua terza edizione, rinnova la volontà di aprire le frontiere a una varietà sia di lingue sia di culture. In circa due mesi di eventi (dal 17 marzo al 4 giugno 2017), verranno ospitati, nella città del Palladio, poeti, musicisti, poeti-cantautori, artisti e traduttori che hanno saputo leggere la nostra contemporaneità con semplice profondità di scrittura, una dose non indifferente di creatività e la lucidità di chi non vuole e non può vivere offuscato né dai facili consumismi né da certi meccanismi del “fare” comune. Il “fare” poetico è altra cosa, spesso considerato fuori moda, o controcorrente: ma metterlo “in scena” è la nostra sfida, perché la questione morale, civile, umana e artistica è oggigiorno una questione importante, principe per qualsiasi paese che voglia dirsi veramente democratico, e che voglia tentare di passare il testimone alle nuove generazioni con tutta l’instancabile chiarità d’un faro marino nella tempesta dei tempi.  Marco Fazzini

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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