sabato
27 maggio 2017

23:14

LIBRI CONSIGLIATI #324

Vergogna ed esclusione. L’Europa di fronte alla sfida dell’emigrazione
A cura di: Umberto Curi
€ 17,50
2017, 190 p., brossura
Castelvecchi (Collana: I timoni)

Chiacchiere propagandistiche, balbettii inconcludenti, formule astratte: il dibattito politico sul fenomeno dei flussi migratori sembra incapace di uscire dall’orizzonte angusto della disputa puramente ideologica, oscillando fra l’ipotesi odiosa dei “respingimenti” e una troppo generica proposta di “accoglienza”. Analizzare questo fenomeno in termini realistici, studiare i dati oggettivi in cui esso si traduce, inquadrare la questione dell’immigrazione nel contesto della distribuzione delle risorse a livello planetario, descrivere lo scenario economico, demografico e sociologico che ci attende nei prossimi decenni: è questo il “progetto” alla base di questo libro. Studiosi di competenze diverse – dal filosofo al sociologo, dal giurista al demografo, dal magistrato all’esperto di politica internazionale – si confrontano per aprire un terreno di riflessione in larga misura ancora inesplorato. Con l’ambizione di promuovere una discussione che sia all’altezza delle sfide che abbiamo davanti. 

Salva la data: Presentazione del libro Mercoledì 26 Aprile, ore 20.30, Palazzo Festari, Valdagno (VI)

Vivere per qualcosa
José Pepe Mujica, Carlo Petrini, Luis Sepúlveda
€ 12,00
2017, 100 p., brossura
Guanda (Collana: Le fenici rosse)

Tre uomini diversi per storia e provenienza, uniti da un destino e da un impegno comune. Un libro per capire che a muovere il mondo non può esserci altra politica se non quella della condivisione e della dignità. 

Lo sviluppo sostenibile, l’attenzione all’ambiente, una politica della solidarietà e della condivisione, la riscoperta della semplicità. Tre grandi personalità, affascinanti e carismatiche, affrontano alcune delle più urgenti questioni sociali partendo dal presupposto che, se in nome di qualcosa è necessario vivere, questo qualcosa non può che essere la ricerca della felicità: una felicità non personale ma globale, che sia compassione, fraternità, che possa abbracciare la comunità tutta e rintracciare così il senso più vero e autentico di ciò che è «fare politica». Un dialogo che va dritto ai valori fondamentali, in cui si intrecciano il messaggio che un politico fuori dagli schemi come il «presidente povero» José «Pepe» Mujica vuole trasmettere ai giovani, i ricordi e le istanze di uno scrittore militante come Luis Sepúlveda, e le riflessioni del fondatore di Slow Food Carlo Petrini, da sempre impegnato a promuovere un modello di sviluppo equo e sostenibile contro lo strapotere delle multinazionali in campo agro-alimentare.

La grande cecità. Il cambiamento climatico e l’impensabile
Amitav Ghosh
Traduzione di: A. Nadotti, N. Gobetti
€ 16,50
2017,  206 p., brossura
Neri Pozza (Collana: I colibrì)

Il punto di vista di uno dei più grandi narratori contemporanei sul cambiamento climatico.

«La leggerezza e l’agilità della scrittura di Ghosh riescono a mantenere tutta l’urgenza e le ombre di qualcosa che non riusciamo davvero a guardare: il destino dell’umanità»- Giorgio Agamben

«Una riflessione acuta, provocatoria e originalissima dalla penna di uno dei più grandi scrittori indiani» – la Repubblica

«Sono rare le occasioni in cui uno scrittore sfoggia una comprensione così feroce e una capacità narrativa tanto brillante da trasformare un soggetto ben noto portandolo alla luce in questo modo» – Naomi Klein

Nei primi anni del XXI secolo Amitav Ghosh lavorava alla stesura de Il paese delle maree, il romanzo che si svolge nelle Sundarban, l’immenso arcipelago di isole che si stende fra il mare e le pianure del Bengala. Occupandosi della grande foresta di mangrovie che le ricopre, Ghosh scoprì che i mutamenti geologici che ciclicamente vi avvenivano – un argine poteva sparire nell’arco di una notte, trascinando con sé case e persone – stavano diventando qualcos’altro: un cambiamento irreversibile, il segno di un inarrestabile ritrarsi delle linee costiere e di una continua infiltrazione di acque saline su terre coltivate. Che un’intera area sotto il livello del mare come le Sundarban possa essere letteralmente cancellata dalla faccia della terra non è cosa da poco. Mostra che l’impatto accelerato del surriscaldamento globale è giunto ormai a minacciare l’esistenza stessa di numerose zone costiere della terra. La domanda, per Ghosh, nacque perciò spontanea. Come reagisce la cultura e, in modo particolare, la letteratura dinanzi a questo stato di cose? La risposta è contenuta in questo libro in cui l’autore della trilogia della «Ibis» ritorna con efficacia alla scrittura saggistica. La cultura è, per Ghosh, strettamente connessa con il mondo della produzione di merci. Ne induce i desideri, producendo l’immaginario che l’accompagna. Una veloce decappottabile – un prodotto per eccellenza dell’economia basata sui combustibili fossili – non ci attrae perché ne conosciamo minuziosamente la tecnologia, ma perché evoca l’immagine di una strada che guizza in un paesaggio incontaminato; pensiamo alla libertà e al vento nei capelli; a James Dean e Peter Fonda che sfrecciano verso l’orizzonte; a Jack Kerouac e a Vladimir Nabokov. Questa cultura, così intimamente legata alla storia del capitalismo, è stata capace di raccontare guerre e numerose crisi, ma rivela una singolare, irriducibile resistenza ad affrontare il cambiamento climatico. Quando il tema del cambiamento climatico appare, infatti, in una qualche pubblicazione, si tratta quasi sempre di saggistica. La rara e fugace comparsa di questo argomento in narrativa è sufficiente a relegare un romanzo o un racconto nel campo della fantascienza. Che cosa è in gioco in questa resistenza? Un fallimento immaginativo e culturale che sta al cuore della crisi climatica? Un occultamento della realtà nell’arte e nella letteratura contemporanee tale che «questa nostra epoca, così fiera della propria consapevolezza, verrà definita l’epoca della Grande Cecità»? 

L’assedio. Troppi nemici per Giovanni Falcone
Giovanni Bianconi
€ 19,00
2017
Einaudi (Collana: Einaudi. Stile libero big) 

Tragico e coinvolgente, “L’assedio” ci riporta a uno dei periodi più bui della nostra Repubblica, eppure, nonostante tutto, non è la cronaca di una sconfitta: racconta la straordinaria avventura dell’uomo che, con la sua azione, ha segnato il declino di Cosa nostra.

«Per essere credibili bisogna essere ammazzati, in questo Paese?» – Giovanni Falcone

A venticinque anni dall’attentato di Capaci, Giovanni Bianconi ricostruisce, attraverso i documenti e i ricordi dei protagonisti, l’ultimo periodo della vita di Giovanni Falcone. Un’indagine nella Storia, che rivela la condizione di accerchiamento in cui si è trovato il giudice palermitano, stretto tra mafiosi, avversari interni al mondo della magistratura e una classe politica nel migliore dei casi irresponsabile. E individua coloro che, nascosti dietro il paravento del «rispetto delle regole», lo contrastarono, tentarono di delegittimarlo e lo isolarono fino a trasformarlo nel bersaglio perfetto per i corleonesi di Totò Riina. «Non vi è dubbio che Giovanni Falcone fu sottoposto a un infame linciaggio – prolungato nel tempo, proveniente da più parti, gravemente oltraggioso nei termini, nei modi e nelle forme – diretto a stroncare per sempre, con vili e spregevoli accuse, la reputazione e il decoro professionale del valoroso magistrato. Non vi è alcun dubbio che Giovanni Falcone – certamente il più capace magistrato italiano – fu oggetto di torbidi giochi di potere, di strumentalizzazioni a opera della partitocrazia, di meschini sentimenti di invidia e gelosia (anche all’interno delle stesse istituzioni), tendenti a impedirgli che assumesse quei prestigiosi incarichi i quali dovevano, invece, a lui essere conferiti sia per essere egli il più meritevole, sia perché il superiore interesse generale imponeva che il crimine organizzato fosse contrastato da chi era indiscutibilmente il più bravo e il più preparato, e offriva le maggiori garanzie – anche di assoluta indipendenza e di coraggio – nel contrastare, con efficienza e in profondità, l’associazione criminale» – Dalla sentenza della seconda sezione Penale della Corte di Cassazione. Roma, 6 maggio 2004. 

Diverso da tutti e da nessuno. Tiziano Terzani sul campo, nella testimonianza di amici e colleghi
A cura di: A. Terzani Staude
€ 15,00
2017, 258 p., ill., brossura
TEA (Collana: Saggistica TEA)

Il giornalista , lo scrittore, l’uomo: Tiziano Terzani più vivo che mai nelle parole di chi lo conobbe e lavorò con lui.

«Una passione luminosa e ardente animava tutto quel che diceva, ed era chiaro che ciò che diceva era ciò in cui credeva appassionatamente.»

«”Domani andiamo in giro.” Diceva sempre così: “Andiamo in giro”, come se le nostre inchieste fossero casuali, come se tutto fosse avventura.»

Mentre non accennano a sbiadire, nella memoria di chi lo ha amato, le immagini di Tiziano Terzani vestito di bianco che parla della pace, della vita e della morte, più lontana si fa nel tempo la sua figura di reporter, di grande protagonista di una stagione irripetibile del giornalismo. Questo libro ce la riporta davanti agli occhi con magnifica evidenza, quella figura, con la sua vitalità dirompente, il suo rigore professionale, la sua curiosità fenomenale, la sua travolgente risata. Ognuno degli amici e dei colleghi che da tutto il mondo hanno risposto generosamente all’invito di Angela Terzani contribuisce qui – con un flash, con un ricordo più meditato, con qualche prezioso documento, anche inedito – a comporre il ritratto irresistibile di un instancabile cacciatore di storie e di verità. E sono sufficienti soltanto alcuni dei titoli delle testimonianze raccolte in questo volume per capire l’atmosfera che vi si respira: Monsieur Moustache, Viaggiare per il mondo alla ricerca della verità, Da dove arriva, questo?, Partito senza lasciare indirizzo, Il gigante, Con i piedi più che mai piantati nella vita, L’approvato dal cielo… Completa il volume una ricca sezione di «documenti», con alcune lettere, uno scritto di Saskia Terzani e il Dialogo con il Vecchio di Folco Terzani, dedicato alla mitica figura che Terzani raccontò nell’Ultimo giro di giostra. Testimonianze e ricordi di: Abbas, Mara Amorevoli, Elizabeth Becker, Giovanna Botteri, Salomon Bouman, Philip Bowring, Paolo Breccia, Nayan Chanda, Umberto Chapperon, Furio Colombo, Charles-Antoine de Nerciat, Siegmund Ginzberg, Pham Lan Huong, Henry Kamm, Peter R. Kann, Nicholas Leung, Leo Manfrini, Fernando Mezzetti, Michael Nesselhauf, Valerio Pellizzari, Jane Perkins, Jean-Claude Pomonti, Philippe Pons, James Pringle, Ilaria Maria Sala, Orville Schell, William ShawcrossIth Sintahn, Bernardo Valli, Willem van Kemenade, Vasu Dev Das, Jue Wang, Martin Woollacott, Yoichi Yokobori, Giuliano Zincone, E con: le lettere ad Alessandro Berti le lettere a Terence Ward e Idanna Pucciuna, nota di Mukti Datta, uno scritto di Saskia Terzani, il Dialogo con il Vecchio di Folco Terzani.

Hemingway e l’Italia
Richard Owen
Traduzione di: D. De Lorenzo
€ 25,00
2017, 222 p., brossura
Donzelli (Collana: Mele) 

Nel corso degli ultimi vent’anni nulla di nuovo è stato aggiunto alla biografia di uno dei massimi scrittori del Novecento. Eppure non tutto è stato raccontato dell’avventurosa vita di Hemingway, e soprattutto dell’amore che lo ha legato all’Italia, dalle Dolomiti alla Sicilia, al di là degli intensi squarci che dobbiamo alle pagine firmate dalla sua traduttrice Fernanda Pivano. Questo libro ripercorre per la prima volta tutto l’itinerario italiano del grande Ernest – dal suo sbarco a soli diciotto anni come volontario della Croce Rossa sul fronte del Piave durante la prima guerra mondiale alla sua ultima presunta e misteriosa puntata veneziana un anno prima del suicidio. La ricostruzione meticolosa e appassionata di Richard Owen, attraverso le testimonianze raccolte di prima mano e le più svariate fonti bibliografiche, segue passo passo il formarsi di un legame durato oltre quarant’anni e non solo per i continui ritorni di Hemingway sul suolo italiano (il Piave, Torino, Taormina, Bassano del Grappa, Genova, Rapallo, Cortina), ma anche grazie alle sue tante amicizie, alle passioni e alle debolezze: le leggendarie bevute all’Harry’s Bar, le passeggiate lungo i vicoli di Taormina, i soggiorni alla Locanda Cipriani di Torcello, le battute di caccia in montagna. Un legame carsico, quello col Belpaese, che riemerge e s’intreccia di continuo in tutta l’opera dello scrittore: da Addio alle armi, dove la disfatta di Caporetto fa da sfondo al racconto del suo primo innamoramento per Agnes, la crocerossina conosciuta in un ospedale di Milano, fino a Di là dal fiume e tra gli alberi, ispirato al suo ultimo amore italiano, la diciottenne Adriana Ivancich conosciuta a Cortina alle soglie dei cinquant’anni. In Italia Hemingway scrisse di amore e di morte con delicatezza e passione. Fu qui che maturò e affinò lo stile che lo rese celebre e sarebbe stato tanto imitato, ed è per questo, conclude Owen, che «alla storia d’amore tra Hemingway e l’Italia dobbiamo capolavori letterari senza tempo».

Lettera aperta
Goliarda Sapienza
€ 12,00
2017
Einaudi (Collana: Super ET)

Uno scavo interiore che testimonia la bellezza di rinascere dalle proprie ceneri, come la fenice.

Guerresca e pacifica, aggressiva e mite. Cosí è Goliarda Sapienza anche da bambina: una bambina che vive un suo mondo violento, senza nessuna concessione, che piange con lacrime di rabbia, che respira l’aspra bellezza siciliana, che vede i suoi genitori per quello che sono: una madre sindacalista, tenace nel distinguersi da tutte le altre «donnette», un padre siciliano dalla testa ai piedi. E per rimettere ordine tra le bugie dei ricordi, recupera dalla memoria frammenti di sé che a poco a poco si compongono nel percorso di una donna che vuole essere padrona della sua vita e della sua felicità. Innocente, ricco, tenero, delirante, doloroso come solo l’infanzia e l’adolescenza possono essere, Lettera aperta è il prezzo d’amore pagato da chi ha affrontato una realtà incandescente che prima non era in grado di affrontare, lasciandosi cosí alle spalle le «cose brutte che ci sono qua dentro». 

Malgrado tutto, direi che questa vita è stata bella
Jean D’Ormesson
Traduzione di: G. Bogliolo
€ 18,00
2017, 397 p., brossura
Neri Pozza (Collana: I narratori delle tavole)

Con una prosa ironica, ammiccante e fantasiosa, Jean d’Ormesson si svela al lettore attraverso un resoconto autentico e appassionante della sua vita. Un resoconto in cui i ricordi, i rimpianti e i sogni mai realizzati di un grande scrittore si fondono insieme senza nostalgia né patetismi, per offrire il ritratto a tutto tondo di un secolo e di un’intera nazione.

«Fin dalle prime righe, la penna è vigile e ironica. In questo viaggio della memoria, la gioventù rimane eterna, imperiosa, insolente» – Atlantico

«Una prova grandiosa: brillante, allegra, scritta da un autore amato da tutti» – la Croix

«Un libro che mette in scena l’avventura che è stata la lunga vita dello scrittore. Un invito a essere felici» – La vie

Si può ricostruire la propria vita come se si trattasse di un processo il cui giudice altri non è che il proprio Super-Io? In un serrato, folle e avvincente dialogo con se stesso Jean d’Ormesson ripercorre le tappe salienti della sua esistenza, iniziata tra la fine della Prima guerra mondiale e la grande crisi. Incalzato da un Super-Io severo, benevolo e a tratti spietatamente ironico, d’Ormesson parla dei primi viaggi al seguito del padre diplomatico: inizialmente in Baviera, dove impara a parlare tedesco prima di parlare francese, poi in Romania e in Brasile, fino al rientro in Francia nel castello di famiglia. Casato appartenente alla casta irrequieta e orgogliosa della nobiltà di toga, i d’Ormesson danno poca importanza al denaro, ma questo non impedisce al piccolo Jean di crescere circondato da autisti, cuochi, maggiordomi e cameriere, perché vi sono pur sempre gli obblighi imposti dal rango sociale. Il lignaggio impone un codice di comportamento al quale è fuori questione non sottomettersi: si indossa lo smoking, la marsina, il frac e il cappello a cilindro; sono rigorosamente bandite espressioni come «caspita!», «piacere di rivederla», «buon appetito!» o «buon proseguimento », mentre «dopo cena» è preferibile a «le ventidue», riservata ai ferrovieri. Tra governanti inflessibili che lo sculacciano con la spazzola per capelli, autisti che lo scorrazzano per boschi e sagre di paese e zii che gli trasmettono l’amore per la letteratura, Jean cresce come un grande sognatore e un instancabile lettore che legge tutto quello che gli capita tra le mani: i manifesti sui muri, le ricette dei medici, i volantini per strada, da bambino, e Oscar Wilde e Bergson da ragazzo. Pur riconoscendo di essere nato con una camicia di finissima seta, circondato di privilegi, d’Ormesson è però, soprattutto, figlio del suo tempo, un tempo dominato dal nazionalsocialismo di Hitler e da una guerra che, con i suoi campi di concentramento, i bombardamenti a tappeto, il nucleare, le bugie e i delitti diventa pane quotidiano di una realtà a cui è impossibile sfuggire. 

Chi sta male non lo dice
Antonio Dikele Distefano
€ 12,00
2017, 162 p., rilegato
Mondadori

Questa è la storia di Yannick e Ifem, la storia di due ragazzi. Di mancanze, assenze, abbandoni, di come è difficile credere nella vita quando questa ti toglie più di quanto ti dà. Non è però solo un pugno nello stomaco, è soprattutto la storia di come i fiori spuntano anche nel cemento. Di come c’è sempre un modo per salvarsi, l’importante è non rinunciare, non smettere mai di amare la vita. Una storia iniziata in un quartiere dove a cadere a pezzi sono le persone prive di impalcature, schiave delle condizioni economiche al punto di attaccarsi al lavoro rinunciando così alla vita. Dove chi non ci riesce beve fino ad annullarsi e alza le mani sui figli e sulle mogli dietro imposte serrate. Dove la gente sa e non fa nulla. Perché addosso tutti hanno l’odore dei poveri e le scarpe consumate di chi è abituato a frenare in bici coi talloni. Una storia di sogni infranti che i figli ereditano dai genitori, partiti dall’Africa per “na Poto”, l’Europa, senza sapere che questo paese non è pronto ai loro tratti del viso né preparato a sostenere le loro ambizioni. Basta avere la pelle un po’ più scura per essere preso di mira, il taglio degli occhi diverso per sentirsi intruso, un cognome con troppe consonanti per sentirsi gli sguardi addosso. In questa desolazione, Ifem prova a colmare il vuoto che la mangia da dentro con l’amore. Quello per Yannick. Un ragazzo che sembra inarrestabile. “Ifem, non ci fermeremo finché non capiranno che non siamo neri che si sentono italiani, ma italiani neri” le ripete continuamente. Ma pian piano quell’amore, come tutto attorno a lei, svanisce. Ne rimane solo un’ombra sottile nelle linee immaginarie che lei traccia sulle labbra di lui mentre dorme. Uno dei pochi momenti in cui Yannick sembra quieto. Perché a fermare la sua corsa è la cocaina. Iniziata per noia, quasi per caso, perché lui è cresciuto in un quartiere popolare dove tutti almeno una volta hanno provato, anche i preti. E perché per un attimo la polvere bianca riempie qualsiasi vuoto – ti fa sentire come avessi dentro tutto il ferro della torre Eiffel –, ma poi si porta via tutto.

L’ultima estate
Boris Pasternak
Traduzione di: P. Simoneschi, D. Erkeev, A. Pace
€ 6,90
2017, 107 p., brossura
Ripostes (Collana: I tascabili)

Pubblicata nel 1934 e preceduta da frammenti usciti su riviste quest’opera di Pasternak rivela l’intenso lavorìo mentale dell’autore che mira a fondere una scrittura poetica con una prova di romanzo. Nella storia di Serezha in visita alla sorella nell’anno 1916 le immagini di sogno che si avvicendano e che riportano la mente del protagonista agli avvenimenti del passato creano un’atmosfera di poesia e di allusività tipiche dello scrittore russo. Un sogno è il dialogo degli innamorati, immerso a sua volta in un sogno più vasto che intreccia le diverse narrazioni e i diversi tempi in quell’ultima estate (sono gli anni della prima guerra mondiale), in cui la vita pareva ancora dare ascolto agli individui ed era più facile e più naturale amare che odiare.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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1 Commento su "LIBRI CONSIGLIATI #324"

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Alessandra Trevisan
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Grazie mille. Prezioso!

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