sabato
25 novembre 2017

11:06

LIBRI CONSIGLIATI #355

Un giorno a Venezia con i dogi. In giro per la serenissima accompagnati dagli uomini che la resero grande
Alberto Toso Fei
€ 12,00
2017, 317 p., ill., rilegato
Newton Compton (Collana: Quest’Italia)

Per oltre mille anni, fino alla fine del Settecento, la Serenissima è stata comandata da un doge, la massima autorità cittadina. La sua residenza era Palazzo Ducale, dal momento della nomina a quello della morte (era l’unica carica dello Stato veneziano che durava tutta la vita), e ancora oggi i tanti visitatori possono ammirare le sale in cui il governo della Repubblica esercitava il potere. Ciò che forse è meno noto sono i luoghi che il doge – spesso accompagnato dalla dogaressa – visitava per celebrazioni o altri doveri istituzionali. In giro per Venezia, le raffigurazioni dei dogi sono generalmente occultate all’interno di altre opere per aggirare il divieto di avere una propria immagine esposta in un luogo pubblico, visto che la Serenissima non ammetteva il culto della personalità. E dove abitavano prima di essere eletti? Facendo parte delle famiglie più facoltose della città, i loro palazzi sono ancora in gran parte visitabili, essendo divenuti uffici pubblici oppure alberghi. Alberto Toso Fei riesce dovizia di particolari a trasmette l’atmosfera che si viveva allora a Venezia, una Repubblica che è stata per lungo tempo al centro di grandi trasformazioni economiche e sociali.

Dalla terra all’Italia. Storie dal futuro del Paese
Maurizio Martina
€ 18,00
2017, 163 p., rilegato
Mondadori (Collana: Frecce)

Alle sfide epocali rappresentate dallo sviluppo sostenibile e dalla democrazia del cibo una risposta seria e credibile può essere trovata proprio ripensando la centralità dei modelli agricoli, alimentari e ambientali.

Fra le principali sfide aperte nel nostro Paese c’è l’urgenza di guardare ad agricoltura, alimentazione e ambiente da una nuova prospettiva. Non si tratta infatti solo di riscattare il settore primario dal ruolo marginale cui è stato progressivamente e colpevolmente relegato nel corso degli ultimi decenni, ma di assumere insieme queste tre prospettive come forze motrici di una nuova idea dello sviluppo economico, sociale e culturale dell’Italia. Un primo, concreto passo in questa direzione lo compie il ministro Maurizio Martina con un libro dichiaratamente ottimista in cui racconta la passione, la fatica e la voglia di farcela di tanti giovani che stanno rilanciando l’agricoltura e l’alimentazione in un’ottica moderna e innovativa, sensibile alle istanze ecologiche e ai princìpi di cittadinanza e solidarietà. Nel contempo, egli mostra come le politiche avviate negli ultimi anni dal suo dicastero, oltre a sostenere e incoraggiare tali iniziative (start up e progetti che quasi sempre si avvalgono delle risorse del digitale), siano mirate a combattere gli sprechi, a contrastare la fragilità idrogeologica del territorio e a valorizzarlo sfruttandone al meglio le enormi potenzialità. Senza trascurare l’impegno legislativo per debellare vecchie e nuove forme di criminalità che vorrebbero mantenere la nostra agricoltura nell’arretratezza, violando i diritti di chi ci lavora. A fondamento di queste scelte c’è la convinzione che terra e cibo, con le ricche – talvolta uniche – tradizioni in ambito agricolo e alimentare, così come le straordinarie qualità naturali, paesaggistiche e artistiche che costituiscono il tratto distintivo dell’Italia nel mondo, siano le chiavi per guardare al futuro; un futuro da costruire anche incoraggiando e promuovendo la ricerca in tanti settori cruciali per la coltivazione e l’allevamento, dove l’Italia è già stata spesso all’avanguardia. Alle sfide epocali rappresentate dallo sviluppo sostenibile e dalla democrazia del cibo, questioni cruciali la cui importanza geopolitica è destinata a diventare sempre più evidente e pressante, una risposta seria e credibile, suggerisce Martina, può essere trovata proprio ripensando la centralità dei modelli agricoli, alimentari e ambientali e investendo su di essi per creare non solo nuova economia ma anche nuova cittadinanza.

Una certa idea di Europa
George Steiner
Traduzione di: O. Ponte Di Pino
€ 4,90
2017, 89 p., brossura
Garzanti Libri (Collana: I piccoli grandi libri)

Per George Steiner l’Europa è i suoi caffè, dove si conversa, si discute, si scrive; le sue vie e le sue piazze intitolate a poeti, artisti, scienziati; il suo paesaggio modellato da mani e piedi d’uomo: un «luogo di memorie» dove convivono l’eredità di Atene e quella di Gerusalemme. In questo saggio l’intellettuale che meglio incarna lo spirito dell’umanesimo moderno mette a fuoco l’identità di un continente che della diversità culturale ha fatto il tratto distintivo. E si interroga su come proteggere questo patrimonio di bellezza e umanità dal risorgere di antiche minacce – l’odio etnico, lo sciovinismo nazionalista, i regionalismi sfrenati – e da un nuovo incombente pericolo: l’omologazione culturale frutto della globalizzazione.

Uomini contro. Tra L’Iliade e la grande guerra
Camerotto, M. Fucecchi, G. Ieranò
€ 22,00
2017, 325 p., ill., brossura
Mimesis (Collana: Classici contro)

A cent’anni dalla ‘Grande Guerra’ il distacco è buono per riflettere. Andiamo a rileggere libri, a rivedere immagini, film, a riascoltare musiche: facciamo risuonare insieme tutte queste voci, accostiamo le Tempeste d’acciaio alla città in guerra dello scudo di Achille, le risposte del soldato Svejk al progetto utopico di Lisistrata. I diari delle trincee staranno accanto allo scudo abbandonato di Archiloco, la rotta di Caporetto insieme alla disfatta degli Ateniesi in Sicilia. La strage della Ilioupersis nel grande vaso di Mykonos del VII sec. a.C. potrà dialogare con cadaveri massacrati dei disegni di Otto Dix. È questa la migliore coscienza dell’Europa di oggi. Come un simbolo, gli Uomini contro di Francesco Rosi si intrecciano allora nei nostri pensieri con le Troiane di Euripide. È un dio antico che lo dice, un dio del quale gli uomini non possono più servirsi per giustificare le loro guerre: «Stolto tra i mortali è colui che porta la guerra e distrugge le città, i templi e le tombe degli altri».

La peonia del Carso
Alojz Rebula
Traduzione di: A. Foraus
€ 20,00
2017, 328 p., brossura
La nave di Teseo (Collana: Oceani)

La peonia del Carso racchiude gli elementi più importanti della prosa di Alojz Rebula: il mondo classico, la ricerca costante di uno sguardo interiore e la capacità di ritrarre il paesaggio carsico in tutta la sua unicità. 

Nel tragico clima tra le due guerre, durante il quale il fascismo sta tentando di cancellare l’identità degli sloveni e dei croati della Venezia Giulia, Amos Borsi, un fiorentino di madre ebrea, viene mandato a Trieste per conto del regime. L’incontro con una realtà diversa da quella immaginata, il dialogo che intreccerà con il giovane poeta Stanko Križnik e con la sua famiglia, la ricerca dell’ideale femminile e la scoperta di una cultura sconosciuta, lo porteranno a interrogarsi nel profondo sulle ragioni e i sentimenti di ribellione dei giovani antifascisti sloveni. La peonia del Carso racchiude gli elementi più importanti della prosa di Alojz Rebula: il mondo classico, la ricerca costante di uno sguardo interiore e la capacità di ritrarre il paesaggio carsico in tutta la sua unicità. Un romanzo dal ritmo avvincente, in cui alla grande prova di narratore di Rebula sempre si accosta una tensione ideale per la libertà e la giustizia, in un continuo ritorno alla sua sorgente letteraria e culturale.

La terra scivola
Andrea Segre
€ 17,50
2017, 255 p., brossura
Marsilio (Collana: Romanzi e racconti)

E scavi, scavi ancora un po’ dentro la terra, che magari arrivi dall’altra parte del mondo e lì c’è di nuovo casa

Un grande buco, una voragine, si apre una notte, silenziosamente, in una strada di Torpignattara, a Roma, proprio di fronte al condominio dove abitano Francesca e Yasmine. Francesca viene da Padova e occupa l’appartamento di sua zia Ada, che sta male ed è in ospedale: è scesa a Roma per poterla finalmente conoscere, prima che sia troppo tardi. Yasmine, moglie e madre, è arrivata anni prima dal Bangladesh. Le due si incontrano, si parlano, diventano amiche. Il grande buco intanto rimane lì, sotto la loro casa. Gli abitanti del quartiere ci guardano dentro, cauti: ma che cosa ci sia sotto, ma dove porti, non si capisce. All’inferno? Dall’altra parte del pianeta? Francesca e Yasmine provano a capirlo insieme. Nella vita di entrambe ci sono dei vuoti, delle mancanze, dei buchi. Qualcosa si svelerà, non tutto. Anche la voragine là fuori, in strada, non racconterà tutti i suoi segreti. Ma le vite troveranno un nuovo e un ulteriore senso. L’intero quartiere di Torpignattara, una folla di personaggi che provengono da tutto il mondo, e tutto il mondo ricreano a Torpignattara, è convocato: quasi come un coro, infimo e sradicato, ma dal canto potente.

L’amico perduto
Hella S. Haasse
Traduzione di: F. Ferrari
€ 16,00
2017, 141 p., brossura
Iperborea

Una novella perfetta, una storia di formazione ambientata nelle Indie Olandesi che racconta l’intensa vicenda di un’amicizia impossibile tra un giovane e il figlio di un sorvegliante giavanese

Due ragazzi crescono insieme nella natura lussureggiante e incantata di Giava, uniti da un mondo di avventure, esplorazioni e sogni tra i verdi campi di tè e le terrazze di risaie, i sentieri di terra rossa e i misteri delle foreste vergini del Preanger. L’uno è il figlio del direttore di una piantagione olandese e ama l’Indonesia e la sua gente come il luogo dell’anima dove è nato e a cui sente di appartenere. L’altro è Urug, figlio di un lavorante indigeno che grazie a una serie di circostanze fortuite riesce ad accedere agli studi e a seguire l’amico fino a Giacarta. Ma l’innocenza e la libertà dell’infanzia non tardano a essere travolte da avvenimenti inaspettati: il movimento di liberazione indonesiano, la Seconda guerra mondiale e la guerra coloniale rendono ineludibile una scelta di campo e portano i due giovani a guardarsi con occhi nuovi, a scoprirsi estranei, e a seguire i loro destini inconciliabili: l’uno ritrovandosi sradicato di fronte alla fine del proprio mondo con la consapevolezza di non avere mai conosciuto veramente quella che considerava la sua terra; l’altro alla ricerca di un’identità, di una rivalsa, di un nuovo inizio per sé e per il suo Paese. Considerato uno dei grandi classici della letteratura olandese, “L’amico perduto” è una delicata storia di amicizia che sfocia nel drammatico disvelamento di una lontananza, un romanzo di formazione attraversato da una nostalgia struggente che ancora oggi ci tocca per la sua forza profetica nell’affrontare l’eredità del colonialismo, la necessità di interrogarsi sul passato, quell’incomprensione che continua a minare un autentico dialogo tra diversi.

Confabulazioni
John Berger
A cura di: M. Nadotti
€ 20,00
2017, 139 p., brossura
Neri Pozza (Collana: I narratori delle tavole)

Un sorprendente Autoritratto in cui a essere propriamente ritratta non è la persona dello scrittore, ma la lingua

«John Berger sembra ispirarsi alla maestria di poeti come Bashō o Buson, per elaborare scritture minime e folgoranti. Generate da barlumi di mondo, da aneddoti di cronaca, da quadri, da fotografie. Abitate da paure, da speranza, da indignazioni. Caratterizzate da un sapiente utilizzo delle parole: prosciugate, depurate e accostate in virtù di significati, di metafore o di ritmi, fino a suggerire “confabulazioni” e assonanze» – La Lettura-Corriere della Sera

«Leggendo e rileggendo queste pagine ci si accorge che, accanto ai temi di un’orfanità che accomuna, di una non appartenenza che avvicina, dell’odio netto e senza eccezioni per il potere, torna più volte, come un motivo, l’idea del “cavarsela”. Farcela, resistere, sopravvivere, arrivare a sera, come l’Omino disegnato da Chaplin, con tenacia e humor.» – Maria Nadotti

«John Berger: uno dei più importanti intellettuali del Novecento.» – la Repubblica

«Scrivo da circa ottant’anni. Da principio lettere, poi poesie e discorsi, più tardi storie, articoli e libri, adesso appunti». È l’incipit di questa raccolta di scritti, l’ultima curata da John Berger, scomparso il 2 gennaio 2017, ed è anche la frase inaugurale del testo che apre il libro, un sorprendente Autoritratto in cui a essere propriamente ritratta non è la persona dello scrittore, ma la lingua. Lo scrittore è, nelle sue pagine, soltanto colui che, con qualche riga posta su un foglio, lascia che «le parole tornino in punta di piedi dentro la loro creatura-lingua». L’idea che la lingua sia «un corpo, una creatura vivente» in cui le parole accolgono perennemente altre parole in una interna e continua confabulazione, mostra quale rapporto John Berger intrattenga con la scrittura e, in generale, con l’universo dei segni. Una relazione con una infinita, misteriosa potenzialità che attraversa tutti i linguaggi, quelli articolati, ma anche quelli inarticolati; quelli verbali, ma anche quelli non-verbali, gli idiomi parlati dall’insieme degli esseri viventi. Il disegno, che puntualmente accompagna le parole nei testi di Berger, non è affatto, da questo punto di vista, un ornamento della scrittura, ma la forma forse più alta di fedeltà al corpo della lingua così intesa. Come scrive Maria Nadotti, nella postfazione in cui ripercorre il suo lungo sodalizio con l’autore, «il disegno, attività prediletta, probabilmente vocazionale, di JB, è forse proprio la decifrazione paziente – acustica, olfattiva, tattile, oltre che visiva – di questi segni destinati e non-destinati a noi. Lì, in sé, a portata di mano e tuttavia indipendenti da noi, una foglia, un campo, il movimento ondivago dell’erba ci rimandano a una misteriosa, potenziale unità».

Rodin
Octave Mirbeau
Traduzione di: M. De Pascale
A cura di: P. Martore
€ 10,00
2017, 58 p., brossura
Castelvecchi (Collana: Cahiers)

Auguste Rodin (1840-1917) riconosceva in Octave Mirbeau il più fedele dei suoi sostenitori. E in effetti Mirbeau ha svolto un lavoro prezioso per l’opera dello scultore francese, segnalandone tempestivamente e con fermezza l’assoluto valore. Nei testi qui riuniti si può non solo apprezzare l’acume di Mirbeau, ma anche scoprire la storia delle controversie sul monumento per Victor Hugo, dello scandaloso “caso Balzac”, dei retroscena della grande Esposizione del 1900. Anche Rodin ha avuto «l’onore doloroso e forse corroborante di essere contestato dalla mediocrità e perseguitato dall’odio degli sciocchi». Mirbeau però lo ha acclamato campione del genio individuale in un’epoca di pensiero massificato, scagliandosi contro l’ipocrisia di accademici, burocrati e moralisti. Il genio può essere infastidito, mai demolito.

Umberto Boccioni. Arte-vita
Roberto Floreani
€ 22,90
2017, 250 p., ill., rilegato
Mondadori Electa

Il primo saggio su Boccioni scritto da un altro artista. Umberto Boccioni ha elaborato le ragioni di un nuovo modo di concepire l’arte e il mondo, facendo coincidere la natura dell’uomo con la sua espressione artistica. Ha affermato così l’assoluta novità dell’arte-vita, che tanto rilievo avrà nelle personalità di artisti quali Andy Warhol, Carmelo Bene e Mario Schifano, e nel movimento dell’arte povera. Ricco di spunti e riferimenti storiografici, questo volume ne ristabilisce la corretta data della morte, dettaglia la distruzione dolosa di gran parte delle sue sculture, analizza gli aspetti della sua complessa personalità e i rapporti conflittuali con gli altri artisti, la madre, le amanti.

*descrizione a cura delle rispettive case editrici.

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