sabato
02 dicembre 2017

12:07

LIBRI CONSIGLIATI #356

Viaggi ad alta voce (1968-1979)
Fernanda Pivano
A cura di: E. Rotelli
€ 18,00
2017, 288 p., brossura
Bompiani (Collana: Overlook)

In queste pagine rivivono lo spirito di Fernanda Pivano, il desiderio di conoscere artisti e popoli lontani, gli incontri con i tanto amati autori americani: un sorprendente diario vocale

Giappone, Papua e le isole dei Mari del Sud, India, Nepal, Spagna, Tunisia, Marocco. E gli Stati Uniti, naturalmente. Sono solo alcuni dei viaggi che Fernanda Pivano ha compiuto tra il 1968 e il 1979, spesso in compagnia del marito Ettore Sottsass. Questo libro nasce dal ritrovamento nell’archivio Pivano delle registrazioni realizzate in quelle occasioni: Nanda infatti non si allontanava mai da casa senza avere con sé un piccolo registratore giapponese, dei nastri su cui incidere e le batterie. Un modo per prendere nota di tutto, paesaggi, incontri, dialoghi, riflessioni e ricordi. Appunti carichi d’ironia e di meraviglia, l’ironia di una mente che ha sprovincializzato l’Italia e la meraviglia di chi ha scoperto luoghi che in quegli anni pochi potevano dire di aver visitato.

Io ed Ernest. Pivano-Hemingway sul filo di un amore
Guido G. Guerrea
€ 12,00
2017, 128 p., brossura
Minerva Edizioni (Collana: Ritratti)

Sullo sfondo c’è lei, Fernanda Pivano, sottilmente innamorata per essere traduttrice e testimone della vita privata e professionale di Ernest Hemingway. Si tratta di un sentimento profondo e lasciato allo stato puro dal rispetto per se stessa e nei riguardi di cose contingenti che non possono essere mutate a nessun costo. Questa è una biografia romanzata nata dalla personale amicizia tra Nanda e l’autore Guerrera. La svariate testimonianze fornite nel corso di nove anni di frequentazione lo hanno indotto a farne un racconto ‘in prima persona’ cercando di conferire lo stile di una atmosfera, molto ‘flou’ , priva di una severa consecutio spazio-temporale, pur attingendo a fatti assolutamente veri. Con un andamento ‘circolare’, il romanzo parte dall’incontro tra lei e Hemingway a Venezia e dopo aver toccato tappe salienti a Cuba si chiude nella stessa città in un clima di memorie nostalgiche e bilanci di una vita.

Le mie indipendenze
Kamel Daoud
Traduzione di: V. Vega
€ 21,00
2017, 446 p., brossura
La nave di Teseo (Collana: I fari)

Daoud è riuscito nell’impresa di fare della cronaca un vero e proprio genere letterario, offrendo ai suoi contemporanei uno specchio per interrogarsi, giorno dopo giorno – grazie o malgrado l’attualità – sugli uomini, sulla religione, sulla libertà.

Kamel Daoud è considerato una delle voci più importanti e indipendenti della cultura europea e mediorientale. Da quindici anni scrive per “Le Quotidien d’Oran”, tra i maggiori quotidiani algerini, collaborando inoltre con diversi media e giornali stranieri. Dal 2010 al 2016 ha firmato circa duemila pezzi – all’inizio destinati al pubblico del suo paese, poi, vista la sua crescente popolarità, letti nel mondo intero – e più di quattrocento sono confluiti in questa raccolta, in cui il ritmo e il respiro della sua scrittura costruiscono un’estetica d’insieme coerente e compatta. Sia che affronti le questioni politiche dell’Islam, la radicalizzazione religiosa – denunce che gli sono costate una fatwa e l’esilio dal paese – o le delinquenze del regime algerino, sia che abbracci la speranza suscitata dalle primavere arabe, o che difenda i diritti delle donne, la sua è una penna originale, visionaria, impegnata e penetrante. Daoud è riuscito nell’impresa di fare della cronaca un vero e proprio genere letterario, offrendo ai suoi contemporanei uno specchio per interrogarsi, giorno dopo giorno – grazie o malgrado l’attualità – sugli uomini, sulla religione, sulla libertà.

L’ultima ragazza. Storia della mia prigionia e della mia battaglia contro l’Isis
Nadia Murad, Jenna Krajeski
Traduzione di: M. Faimali
€ 20,00
2017, X-348 p., ill. , brossura
Mondadori (Collana: Soggettive)

Oggi Nadia è una donna libera, che ha scelto con coraggio di denunciare al mondo intero il genocidio subito dal suo popolo.

“Da quando la conosco, Nadia non ha soltanto trovato la sua voce, è diventata la voce di tutti gli yazidi rimasti vittime di questo genocidio, di tutte le donne abusate, di tutti i rifugiati abbandonati a se stessi. Chi era convinto di ridurla al silenzio con la crudeltà si sbagliava. Nadia Murad ha mantenuto intatto il suo spirito, e non si lascerà zittire. Al contrario, da questo libro la sua voce emerge più forte che mai”

Nell’agosto 2014 la tranquilla esistenza di Nadia Murad, ventunenne yazida del Sinjar, nell’Iraq settentrionale, viene improvvisamente sconvolta: con la ferocia che li contraddistingue, i militanti dello Stato Islamico irrompono nel suo villaggio, incendiano le case, radunano i maschi adulti uccidendone 600 a colpi di kalashnikov e rapiscono le donne, caricandole su autobus dai vetri oscurati. Per Nadia e centinaia di ragazze come lei, giovanissime e vergini, inizia un vero calvario. Separate dalle madri e dalle sorelle sposate, scontando l’unica colpa di appartenere a una minoranza che non professa la religione islamica, vengono private di ogni dignità di esseri umani: per i terroristi dell’ISIS saranno soltanto sabaya, schiave, merce da vendere o scambiare per soddisfare le voglie dei loro padroni. L’abisso della prigionia, gli stupri selvaggi, le torture fisiche e psicologiche, le continue umiliazioni, insieme al dolore per la perdita di quasi tutti i parenti, vengono raccontati da Nadia – miracolosamente sfuggita agli artigli dei suoi aguzzini – con parole semplici e dirette, e proprio per questo di straordinaria efficacia. Le tremende sevizie le hanno lasciato cicatrici indelebili sul corpo e nell’anima, ma anziché ridurla al silenzio, cancellandone l’identità, l’hanno spinta a farsi portavoce della sua gente e di tutte le vittime dell’odio bestiale dell’ISIS. Oggi Nadia è una donna libera, che ha scelto con coraggio di denunciare al mondo intero il genocidio subito dal suo popolo, non per invocare vendetta, bensì per chiedere giustizia, affinché i colpevoli compaiano di fronte alla Corte penale internazionale dell’Aia e vengano giudicati e condannati per i loro orrendi crimini contro l’umanità. Ma il suo messaggio è soprattutto un pressante invito a non lasciarsi sopraffare dalla violenza e a conservare intatta, sempre e comunque, la fierezza delle proprie radici, e una struggente lettera d’amore a una comunità e a una famiglia distrutte da una guerra tanto assurda quanto spietata.

Scrivere lettere nel Novecento
A cura di: G. Sandrini
€ 10,00
2017, 118 p., ill. , brossura
Cierre Edizioni

Studi sui carteggi di Elody Oblath e Scipio Slataper, Giani e Carlo Stuparich, Antonia Pozzi e Dino Formaggio, Goffredo Parise e Vittorio Sereni

Voce dell’io, aperta, illimitata, affettiva, la scrittura epistolare è stata una componente fondamentale, anche se spesso nascosta, della letteratura del Novecento. Questo libro, risultato di ricerche condotte su testi per la maggior parte inediti, ne mette in luce quattro casi esemplari. I primi due arrivano dalla Trieste degli anni che precedono la Grande Guerra: le lettere di Elody Oblath a Scipio Slataper testimoniano l’ansia espressiva di una giovane donna a confronto con il brillante autore de “Il mio Carso”, quelle di Giani e Carlo Stuparich ci fanno entrare nel dialogo tra due fratelli impegnati nella costruzione della loro coscienza umana e letteraria. Con il carteggio tra Dino Formaggio e Antonia Pozzi, un’altra giovane donna inquieta, destinata a fama postuma grazie alle poesie di Parole, ci spostiamo nella Milano fascista del 1937-38; approdiamo infine agli anni ’60 con le tre appassionate lettere di Goffredo Parise (riprodotte nel volume) all’amico Licisco Magagnato, direttore a Verona del Museo di Castelvecchio, e con il carteggio tra lo stesso Parise e Vittorio Sereni, in rappresentanza dell’editore Mondadori, per la pubblicazione di un romanzo epocale come “Il Padrone”.

Guida tascabile per maniaci dei libri
The Book Fools Bunch
€ 12,00
2017, 512 p., brossura
Edizioni Clichy (Collana: Beaubourg)

Un libro che si propone come una sorta di indispensabile «bibbia» per i veri lettori forti, gli instancabili e inarrestabili «maniaci» dei libri. Impossibile elencare tutto ciò che questa anomala guida contiene, tra mille rimandi e richiami tra l’una e l’altra sezione. A titolo puramente di esempio: i mille libri fondamentali: dall’Epopea di Gilgamesh (il libro più antico del mondo, 1700 a.C.) a Harry Potter, con autore, paese e anno di edizione; le vite: brevi cenni biografici in pillole dei più grandi scrittori e poeti di sempre; gli incipit dei più grandi capolavori di sempre; i premi: con gli elenchi dei vincitori dei premi più importanti (Nobel per la letteratura, Man Booker Prize, National Book Award, Pulitzer, Goncourt, Médicis, Renaudot, Goethe, Strega, Viareggio, Campiello, Cervantes…); i best seller: i maggiori di sempre, le serie best seller, i best seller anno per anno dal 1900 a oggi; le stroncature più celebri e più strane, i libri-film: i più importanti libri trasformati in film; le curiosità intorno ai libri; cibo e alcool: cocktail e ricette della letteratura; le più commoventi e divertenti frasi sui libri; una breve storia dell’editoria, da Gutenberg a oggi. Un catalogo, un repertorio, una enorme serie di elenchi, nomi, titoli, richiami. Un modesta guida verso il paradiso per chi ama leggere.

Voci di Montagna. Le parole, gli sguardi, i silenzi
Silvia Granata
€ 16,00
2017, 240 p., brossura
Le Château Edizioni (Collana: Sulle montagne)

Il libro offre una visione panoramica, non consueta, sul significato dato oggi alla montagna, e ogni intervistato è una voce che racconta la sua, sia nella narrazione delle proprie esperienze, sia nel definirne valori e significati; una sintesi paradigmatica su come si possano guardare, descrivere e narrare oggi le terre alte. I protagonisti di questo volume, scelti tra non professionisti della montagna, hanno indagato, stimolati dalle domande poste, su questi temi e descritto il loro personale punto di vista. Ne è scaturita una polinarrazione sulle montagne quali luoghi fondamentali di esperienze fisiche e spirituali, il cui significato, per statuto e da sempre, trascende. Raccontare è anche tramandare; tutti i ricordi e i valori importanti hanno bisogno di essere fissati, ripetuti, ri-raccontati in una condivisione delle esperienze che da personali diventano assolute e pertanto degne di essere trasmesse.

Moi, ma vie
Yves Montand
Traduzione di: S. Turato
€ 19,00
2017, 264 p., brossura
Edizioni Clichy (Collana: Beaubourg)

Il 9 novembre 1991 Yves Montand ci ha lasciati. Eppure, in queste pagine, la sua voce risuona e ci porta dolcemente nel suo mondo. In questa raccolta di suoi scritti inediti, confidenze, interviste, Montand racconta cinquant’anni di una inarrestabile carriera, dai primi passi sui palcoscenici di Marsiglia fino ai suoi ultimi film e a tutte le sue battaglie, spesso aspre, in politica. Un libro che permette di scoprire o riscoprire la verve unica, la lucidità e la sincerità di questo genio del music-hall diventato nel tempo uno dei mostri sacri del cinema, un artista fuori da ogni regola che fu anche un insaziabile militante della libertà. Piaf e Prévert, il socialismo, Marilyn, Romy Schneider, Catherine Deneuve, Claude Sautet, i figli e ovviamente Simone Signoret. Yves Montand si rivela, spiega, si diverte, si confessa, seguendo il ritmo dei suoi successi e dei suoi dubbi, delle sue passioni e delle sue disillusioni, tornando a farci compagnia, mostrandoci l’attualità del suo pensiero e del suo amore per la vita e per gli esseri umani.

Uomo Faber
Fabrizio Càlzia, Ivo Milazzo
€ 19,90
2017, 107 p., ill. , rilegato
Nicola Pesce Editore

Dalla matita di Iva Milazzo e dalla penna di Fabrizio Càlzia nasce Uomo Faber, l’appassionato omaggio di due maestri del fumetto al grande cantautore genovese Fabrizio De André. Un viaggio sognante nel mondo e nel passato di Faber (soprannome che gli fu dato dal suo amico Paolo Villaggio), tra gli episodi e le esperienze che maggiormente ne hanno segnato la vita e la produzione artistica. Uno sguardo intimo e profondo sull’uomo De André, imperdibile omaggio della grande letteratura a fumetti a un mito indimenticabile della nostra musica.

Detto tra noi
Alessandro Del Piero
€ 18,00
2017, 149 p., rilegato
Mondadori (Collana: Vivavoce)

“Mi sono ritrovato lì, in campo, a combattere contro me stesso allontanando il pensiero che fosse finita, che non avrei più giocato in quello stadio e con quella maglia. Nessuno, me per primo, si era ancora reso conto che quel momento potesse arrivare davvero. I titoli di coda del film del quale ero il protagonista stavano per scorrere e io non avevo idea di come sarebbe stata l’ultima scena. Sapevo soltanto che la partita contro l’Atalanta doveva essere una festa, e una festa è stata. Questa contraddizione tra i due opposti – l’euforia per il trionfo e la tristezza per l’addio – è stata forse la chiave della straordinarietà di quel finale. In quella partita ho anche fatto gol, volevo farlo. È l’unica cosa che, in qualche modo, ero riuscito a mettere in conto, che avevo programmato. E mi è andata bene. Da quel momento in poi è successo qualcosa di unico, inedito e irripetibile, come solo ciò che è improvvisato, spontaneo e naturale sa essere. Ho trovato, ripensandoci, delle similitudini forti tra quanto è accaduto quel giorno e il mio modo di giocare nei tanti anni trascorsi correndo dietro a un pallone. Le cose migliori sono sempre arrivate quando la genuinità, l’istinto e la mia libertà hanno preso il sopravvento sulla dimensione razionale, pur sempre presente (a volte anche troppo). Il modo in cui si è materializzata quella spremuta di cuori, allo Stadium, mi ha davvero ricordato quando, nelle tante battaglie con la maglia della Juve, il senso del gioco che avevo dentro mi guidava oltre ciò che prima potevo soltanto immaginare ma che poi, magicamente, si concretizzava su quel prato verde. Ecco, la gente mi ha restituito questo, con la stessa naturalezza e la stessa empatia, come se la mia dimensione calcistica si fosse quasi trasformata in un sentimento condiviso. Io mi sforzavo di continuare a pensare al cerimoniale per la celebrazione dello scudetto, alla consegna del trofeo che avevo tanto sognato di sollevare ancora una volta, l’ultima volta. Ma i tifosi no, loro volevano altro. Volevano un momento tutto per noi. Solo loro e io: il resto non doveva contare più nulla. C’erano soltanto la mia storia e tutti noi che l’abbiamo vissuta insieme.” Il 13 maggio del 2012 il pianeta Calcio si è fermato per celebrare uno dei suoi più grandi campioni: Alessandro Del Piero. Quello struggente, clamoroso e poetico addio si è trasformato in un bellissimo “arrivederci” a tutte le persone capaci di riconoscere nella parabola sportiva e umana dell’ex capitano juventino i tratti del fuoriclasse assoluto, in campo e fuori dal campo. Ora, dopo le fantastiche esperienze come ambassador in Australia e in India, in questo dialogo social con i suoi fan, Del Piero svela passato, presente e futuro, confermando che la sua passione per il calcio è rimasta come quella di un bambino: perché certi amori non finiscono mai.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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