giovedì
21 giugno 2018

04:40

LIBRI CONSIGLIATI #367

Faccio salti altissimi. La mia storia oltre le barriere, tra ruote bucate e amori fuori tempo
Iacopo Melio
€ 18,00
2018, 150 p., rilegato
Mondadori (Collana: Saggi)

“Ho scritto questo libro per sentirmi vivo e per condividere un pezzo di questa mia vita stropicciata. L’ho fatto per ricordare e ricordarmi che non dobbiamo avere paura di sbagliare, che i nostri errori sono solo tentativi per sognare più forte. Che vivo con le ruote per terra, ma faccio salti altissimi.”

Iacopo Melio è un attivista per i diritti umani e civili: presta la voce a chi non ce l’ha, a chi si sente sconfitto in partenza, a chi ha troppa paura per tirarla fuori, usando parole come «libertà» e «uguaglianza», «giustizia» e «dignità». Rompiscatole per natura, a sovvertire regole e previsioni ha iniziato presto, scegliendo la vita. Iacopo ha venticinque anni e la sindrome di Escobar, una malattia genetica talmente rara che, secondo la scarsa bibliografia scientifica esistente, comporterebbe sintomi troppo vari per essere classificati. Essendo nato con la camicia, di sintomi ne ha una gran varietà: tra questi, uno straordinario senso dell’umorismo. Armato di penna e arguzia, e di una pagina Facebook che conta oltre 600.000 followers, rema quotidianamente contro i pregiudizi e i luoghi comuni: bersaglia chi parcheggia nei posti per disabili pensando che siano un inutile favoritismo; chi è convinto che i venticinquenni in carrozzina rimangano bambini per tutta la vita (figuriamoci avere una ragazza); chi dà per scontato che quattro ruote servano per muoversi, ma solo in casa. Per questo, nel 2015 ha fondato #vorreiprendereiltreno, una onlus che si occupa di sensibilizzazione all’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali attraverso progetti sul territorio e un’attività mediatica costante. Faccio salti altissimi è un gioiello di buona scrittura e di autoironia. È un libro in difesa della libertà di essere se stessi, nel rispetto dell’unicità di ciascuno e nel superamento di un fuorviante, oltre che riduttivo, concetto di «normalità», che ci vorrebbe tutti uguali, matrioske prodotte in serie. Ma è anche la storia di un ragazzo come tanti, «pezzi di vita e sogni incollati addosso», con la testa piena di progetti e speranze.

Mujeres
Pino Cacucci, Stefano Delli Veneri
€ 16,00
2018, 144 p., ill. , brossura, graphic novel
Feltrinelli (Collana: Feltrinelli Comics)

“Non ricordateci tristi: ci siamo divertite, nei nostri giorni luminosi. Abbiamo appassionatamente preso a morsi la vita.”

Negli anni settanta, davanti al sontuoso Palacio de Bellas Artes a Città del Messico, una donna anziana vende ai turisti per pochi pesos vecchie foto: sono nudi di donna… Un giovane poeta la riconosce dagli occhi, di un colore e una luminosità irripetibile: è Nahui Olin. Inizia così, attraverso le parole di Nahui, ormai vecchia e dimenticata, il racconto di un’epoca di straordinaria creatività culturale, in cui furono le donne a essere protagoniste della vera rivoluzione: la stessa parola “femminismo” nasce in Messico in quel periodo, quando si formano le prime Ligas Feministas. E quando alcune donne escandalosas – nella doppia accezione di “scandalose” ed “eclatanti” – occupano un posto di rilievo nella vita culturale del paese: Antonieta Rivas Mercado, che getta le fondamenta del teatro moderno messicano; Nellie Campobello, fondatrice del Balletto nazionale; Frida Kahlo, la più giovane tra loro, destinata a diventare la stella più luminosa di quel firmamento; Chavela Vargas, cantante simbolo della ‘mexicanidad’; Elvia Carrillo Puerto, prima deputata al parlamento quando ancora le donne non hanno il diritto di voto; e Tina Modotti, la fotografa italiana, amica di alcune di loro, che proprio nella capitale messicana realizza scatti entrati nella storia mondiale della fotografia. E poi Carmen Mondragón, che cambia il suo nome in Nahui Olin, pittrice, poetessa, scrittrice, pianista, nonché musa e modella di molti artisti, donna di rara bellezza e dal temperamento indomito. Le magnifiche donne ribelli del Messico degli anni venti e trenta rivivono qui in tutto il loro fascino nelle parole di Pino Cacucci e nelle tavole di Stefano Delli Veneri.

Dove nasce il vento. Vita di Nellie Bly
Nicola Attadio
€ 16,00
2018, 204 p., brossura
Bompiani (Collana: Overlook)

La storia di Nellie Bly, pioniera di una figura mai esistita prima: una donna indipendente, artefice del proprio destino, una giornalista intrepida armata solo del proprio sguardo libero e della propria voce.

«Ti hanno preso per pazza quando hanno letto il biglietto in cui dicevi “Me ne vado a New York”. Ti hanno preso per pazza anche qui, in questa città, quando ti sei proposta al “World” di Pulitzer come reporter. Ora da sola, in un mondo tutto al maschile, devi arrivare fino in fondo a questa storia»

Settembre 1887: una ragazza bussa alla porta di John Cockerill, direttore del “New York World” di Joseph Pulitzer. Chiede di essere assunta come reporter. Nessuna donna aveva mai osato tanto. Il suo nome è Elizabeth Cochran, ha ventitré anni, ma già da tre scrive per un quotidiano di Pittsburgh firmandosi Nellie Bly. Una donna reporter non si è mai vista, ma la sua idea di un’inchiesta sotto copertura a Blackwell Island, manicomio femminile di New York, convince Cockerill e Pulitzer ad accettare la sfida. Ne nasce un reportage che farà la storia del giornalismo. Da qui, in un crescendo di popolarità e sotto mille travestimenti, Nellie racconterà l’America agli americani. Diventerà l’incubo di politici e benpensanti, viaggerà in tutto il mondo, vivrà amori e fallimenti. Mentre i grattacieli, i treni, il telegrafo e poi la guerra trasformano la realtà, Nellie Bly si trova a essere pioniera di una figura mai esistita prima: la donna indipendente, artefice del proprio destino, la giornalista intrepida armata solo del proprio sguardo libero e della propria voce.

Le carte segrete del Post. Dai Pentagon Papers al Watergate
Katharine Graham
Traduzione di: G. Moro
€ 15,90
2018, 176 p.
Aliberti

Come si può vedere nel film “The Post”, questa è la vera storia di un grande giornale e di una grande donna: il «Washington Post» e Katharine Graham, la sua editrice in uno dei periodi più turbolenti della storia americana. È la Graham stessa, in queste pagine tratte dalla sua autobiografia, a raccontare i risvolti dei due maggiori scandali politico-giornalistici del dopoguerra: i Pentagon Papers e il Watergate. Storie appassionanti e di un’attualità prepotente: il rapporto fra i media e il potere, la battaglia per la democrazia che non può fare a meno di un’informazione coraggiosa e libera. E il ruolo centrale di una donna, entrata quasi per caso in un universo di potere tutto maschile, ma capace di ribaltare il rapporto fra i sessi con il suo straordinario misto di intraprendenza, durezza, coraggio e dignità. Tratto dall’autobiografia “Personal history. La mia storia”, questo è il racconto di come Katharine “Kay” Graham guidò il «Washington Post» negli scandali dei Pentagon Papers e del Watergate. Dopo aver ereditato la direzione del «Post» alla morte del marito nel 1963, “Kay” Graham si è ritrovata inaspettatamente a giocare un ruolo nella storia contemporanea non solo americana. In queste pagine ci racconta gli episodi salienti e appassionanti che hanno trasformato una donna che aveva da poco perso il marito in una leggenda del giornalismo. Accadde quando Kay decise di sfidare il governo americano: prima pubblicando i Pentagon Papers, le carte segrete sul Vietnam, poi facendo esplodere lo scandalo Watergate. Di queste vicende che sconvolsero l’America, la Graham ci offre uno straordinario punto di vista dall’interno, un resoconto “dietro le quinte” dei dibattiti, degli scontri, della tensione per quel gioco davvero ad alto rischio che lei e i suoi giornalisti scelsero di affrontare. La conclusione non può che essere una potente affermazione della libertà di stampa, come indispensabile baluardo contro gli abusi del potere.

Malacarne. Donne e manicomio nell’Italia fascista
Annacarla Valeriano
€ 28,00
2017, pp. VI-220
Donzelli (Collana: Saggi. Storia e scienze sociali)

Un saggio sull’uso degli ospedali psichiatrici come strumento per attaccare e controllare i comportamenti femminili considerati trasgressivi

«Un lavoro straordinario, quello portato a compimento da Annacarla Valeriano, che ha passato in esame le cartelle cliniche delle ricoverate nel manicomio Sant’Antonio Abate di Teramo, a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento fino al 1950, per definire un “percorso dell’esclusione” assai particolare» – Paolo Mieli, Il Corriere della Sera

A quarant’anni dalla legge Basaglia, che ha sancito la chiusura dei manicomi, riemergono le storie e i volti di migliaia di donne che in quei luoghi hanno consumato le loro esistenze. In questo libro sono soprattutto donne vissute negli anni del regime fascista: figure segnate dal medesimo stigma di diversità che, con le sue ombre, ha percorso a lungo la società, infiltrandosi fin dentro i primi anni del l’Italia repubblicana. All’istituzione psichiatrica fu consegnata, dall’ideologia e dalla pratica «clinica» del fascismo, la «malacarne» costituita da coloro che non riuscivano a fondersi nelle prerogative dello Stato. Su queste presunte anomalie della femminilità, il dispositivo disciplinare applicò la terapia della reclusione, con la pretesa di liberarle da tutte quelle condotte che confliggevano con le rigide regole della comunità di allora. La possibilità di avvalersi del manicomio al fine di medicalizzare e diagnosticare in tempo «gli errori della fabbrica umana» non fece che trasformare l’assistenza psichiatrica in un capitolo ulteriore della politica sanitaria del regime.

La Resistenza in Italia. Storia, memoria, storiografia
A cura di: M. Carrattieri, M. Flores
€ 15,99
2018, 410 p., brossura
goWare (Collana: Sulle orme della storia)

Questo volume, come ricorda nella sua introduzione Marcello Flores, affronta il tema della Resistenza come fenomeno storico ampio e complesso, la cui eredità risiede non soltanto nel contributo alla liberazione dell’Italia e all’imporre una democrazia avanzata nel paese, ma nella memoria che ha lasciato e che ha contribuito a segnare le tappe dello sviluppo storico della Repubblica. I contributi raccolti nel volume ricostruiscono, in modo sintetico ed efficace, ma senza eludere questioni storiche controverse, la storia e i caratteri della guerra partigiana, il ruolo di tedeschi e fascisti, i conflitti interni alle bande partigiane, l’etica e la politica nella Resistenza, gli usi politici della memoria della Resistenza dalla Liberazione fino ad oggi. Ma offre anche una ricca riflessione sul dibattito storiografico, mette a disposizione una trentina di schede tematiche, una ricca cronologia, una serie di mappe e una sitografia, tutti strumenti utili per chi vuole approfondire ulteriormente questo snodo fondamentale della storia italiana ed europea.

Il lungo ’68 in Italia e nel mondo
Marco Boato
€ 21,00
 2018, 384 p.
La Scuola (Collana: Saggi)

Questo libro non è né nostalgico, né celebrativo. Ricostruisce, senza rimpianti e con rigore analitico e storico-critico, non solo cosa fu il ’68 in Italia e nel mondo, ma da cosa nacque, come si caratterizzò il movimento in quell’anno “epocale” e anche che cosa resta a cinquant’anni di distanza. Una analisi critica, senza mitologie e senza demonizzazioni postume, che si rivolge sia alle generazioni adulte o più “anziane” sia alle nuove generazioni. Una testimonianza, ma non solo. Il movimento del ’68 in realtà nasce prima e finisce dopo: per questo il libro si intitola Il lungo ‘68. La ricostruzione storica risale all’inizio degli anni ’60 e si conclude negli anni ’70. Ma il ’68 fu l’anno cruciale, in Italia e nel mondo, che è diventato una data “periodizzante” anche per gli storici, perché ha segnato una svolta e una “frattura” tra il prima e il dopo. Nulla è stato più come prima. Nel movimento del ‘68 ci sono stati anche errori ideologici e contraddizioni politiche, ingenuità e slanci utopici, che poi non si sono realizzati. Mauro Rostagno, uno dei leader del ’68, in occasione del ventennale, nel febbraio 1988, disse: «Per fortuna non abbiamo vinto». Ma pochi mesi dopo, il 26 settembre 1988, venne assassinato a Trapani mentre combatteva la mafia e la corruzione politica. Anche questo suo sacrificio fu un’eredità del movimento del ’68, del suo impegno politico e civile.

Il buono del mondo. Le ragioni della solidarietà
Roberto Escobar
€ 15,00
2018,  200 p., brossura
Il Mulino (Collana: Intersezioni

Solidarietà, empatia, simpatia, compassione: parole di cui oggi nel discorso pubblico e nel linguaggio della politica si è quasi persa traccia. E questo, proprio mentre milioni di uomini e donne chiedono aiuto attraversando mari e tribolazioni, e mentre la povertà e le diseguaglianze crescono anche nel mondo ricco. Perché entrare in contatto con le emozioni altrui è diventato così difficile? E che cosa accade quando un essere umano le vede e le sente, le emozioni dell’altro? È subito spinto a condividerle, a muoversi in aiuto del prossimo in difficoltà, o per decidersi a farlo ha bisogno di un Dio, di una Verità, di un’Ideologia?

Un’eredità che viene dal futuro: don Tonino Bello
Sergio Paronetto
€ 14,50
2018, 122 p., brossura
la meridiana (Collana: Paginealtre)

Un’eredita’ plurale e interconnessa con l’ampia famiglia della pace: Mazzolari, Del Vasto, Capitini, La Pira, Giovanni XXIII, Milani, Luther King, Romero, Garcia Villas, Turoldo, Balducci, Mayr, Langer, Giovanni Paolo II, Bettazzi e papa Francesco.

Per tutti noi don Tonino è un seme, un segno, un sogno. Un seme: ci precede come uno dei protagonisti del Novecento e come moderno padre della Chiesa. Un segno: ci accompagna e ci indica il cammino. E’ presenza intima nel nostr impegno per il disarmo, la giustizia e la cura del creato. E’ lampada per i nostri passi nella notte della violenza e dell’ingiustizia. E’ segno dei tempi. Un sogno: ci aspetta sollecitandoci a camminare, esploratore di una terra inedita, di una nuova frontiera umana. Profeta di primavera, ci viene incontro dal futuro. Don Tonino ci accompagna e ci aiuta a vivere la pace come nuova creazione, a essere diffusori di semi, coltivatori di segni, promotori di sogni diurni. Don Tonino non è solo in mezzo a noi. E’ davanti. Ci viene incontro dal futuro “con i piedi scalzi” per progettare e osare assieme.

Per sfogliare questo libro clicca qui

Una vita da libraio
Shaun Bythell
Traduzione di: C. Palmieri
€ 19,00
2018, 384 p., brossura
Einaudi (Collana: Einaudi. Stile libero extra)

Si può avere una vita avventurosa anche seduti su uno sgabello. Una storia incantevole per chi crede che un libro sia per sempre. 

«Stavo uscendo dalla cucina con la mia tazza di tè quando un tizio in giacca da lavoro e pantaloni di poliestere una spanna piú corti del normale mi è rovinato addosso e me l’ha quasi fatta cadere. – È mai morto nessuno qui? – mi ha chiesto poi. – Nessuno ci ha ancora lasciato le penne cadendo da una scaletta? – Non ancora, – gli ho risposto, – ma speravo proprio che oggi fosse il gran giorno».

Un paesino di provincia sulla costa scozzese e una deliziosa libreria dell’usato. Centomila volumi spalmati su oltre un chilometro e mezzo di scaffali, in un susseguirsi di stanze e stanze zeppe di erudizione, sogni e avventure. Un paradiso per gli amanti dei libri? Be’, piú o meno… Dal cliente che entra per complimentarsi dell’esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d’acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli piú assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wigtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l’esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare. Con l’anticipo dell’edizione italiana, Shaun sta finalmente ricostruendo il tetto della sua libreria.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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