venerdì
20 luglio 2018

22:03

LIBRI CONSIGLIATI #384

Diario 1999
Valentino Zeichen
€ 18,50
2018, 332 p., brossura
Fazi (Collana: Le strade)

Con questo libro, la Fazi avvia la pubblicazione dei diari di Valentino Zeichen, testi finora inediti di grandissima importanza sia dal punto di vista umano che culturale. In “Diario 1999”, annotazioni, pensieri, poesie ma anche piccole recensioni di film e sogni, stanno insieme a dettagliati resoconti di serate mondane, cene e incontri, cui Zeichen partecipò assiduamente per tutta la vita e che nel tempo gli permisero di collezionare una cerchia di amicizie davvero d’eccezione: un corpus di scritti prezioso e variegato, dunque, ricco di notizie sull’attività di letterati, poeti, artisti, noti e meno noti, vissuti a Roma a cavallo del Millennio. Scritto sul limitare di un secolo decisivo, il diario del 1999 offre un assaggio significativo di quella che è stata la capacità d’osservazione di Zeichen che, unita al suo spirito critico e talvolta pungente, mostrava sempre un punto di vista originale sul mondo. Nomi, fatti, aneddoti, commenti personali e giudizi senza peli sulla lingua, spesso spiazzanti, caustici, feroci, in puro stile Zeichen, rendono bene l’idea di quelli che sono stati i protagonisti dell’intellighenzia italiana in un determinato giro di anni. Amarezze, piccole gioie, riflessioni sulla vecchiaia e sul passare del tempo sono al centro di questo volume insieme alla constatazione degli spietati meccanismi del sistema culturale nostrano, spesso capace di emarginare o accogliere con disinvolta leggerezza. Un libro prezioso per capire l’uomo ma anche l’ottica originale di un poeta che è stato uno dei protagonisti assoluti della Roma intellettuale fra vecchio e nuovo millennio, fino a diventare figura di culto e quasi paradigma di ciò che vuol dire vivere di poesia oggi.

Il fabbricante di storie. Vita di Giorgio Scerbanenco
Cecilia Scerbanenco
€ 23,00
2018, 288 p., rilegato
La nave di Teseo (Collana: I fari)

La vita di Scerbanenco, ricostruita in questo libro per la prima volta dalla figlia Cecilia attingendo a un’ampia mole di documenti dall’archivio di famiglia, ha il ritmo della sua scrittura: instancabile, multiforme, tagliente nell’indagare le sottigliezze dell’animo umano.

«Scerbanenco siede davanti alla sua macchina per scrivere. È l’ora in cui tanti operai, tanti impiegati, iniziano il loro lavoro. Infila un foglio nel rullo della macchina. Poi guarda il foglio, la macchina, guarda il gatto che imperversa su poltrone e tappeti di casa: pensa. La trama di un suo romanzo sta tutta in una cartellina, al massimo due, si tratta di rapidi appunti sommari, appena un abbozzo di quello che dovrà accadere. Tutto il resto Scerbanenco l’ha in testa.» – Oreste del Buono

“Narratore, autentico e instancabile, della razza di un Georges Simenon”, come lo definì fulmineo Oreste del Buono, Giorgio Scerbanenco veniva da lontano, da quella Russia zarista che lasciò ancora in fasce e che lo accompagnerà per sempre nel suono di un cognome diventato il marchio del maestro indiscusso del noir italiano. La vita di Scerbanenco, ricostruita in questo libro per la prima volta dalla figlia Cecilia attingendo a un’ampia mole di documenti dall’archivio di famiglia, ha il ritmo della sua scrittura: instancabile, multiforme, tagliente nell’indagare le sottigliezze dell’animo umano, illuminata dall’ironia. Una scrittura al servizio dei lettori dapprima nelle redazioni dei giornali e dei periodici con cui collabora dagli anni ’30, segnalato da Cesare Zavattini che aveva intuito il talento di quel giovane che batteva sui tasti della macchina da scrivere. Negli anni ’60 arriva finalmente il successo in libreria con la serie di romanzi con protagonista Duca Lamberti, che gli valgono la consacrazione internazionale: dopo una vita nell’ombra, spesso scrivendo sotto pseudonimo, la stella di Scerbanenco poteva finalmente brillare. L’autore di Venere privata e Milano calibro 9 rivive in queste pagine nelle sue molteplici scritture, dal rosa al giallo, dalla radio al cinema, e in un’inedita dimensione privata, piena di sorprese e inquietudini come la trama di uno dei suoi romanzi.

Di terra e mare
Raffaele La Capria, Silvio Perrella
€ 14,00
2018, 92 p., brossura
Laterza (Collana: I Robinson. Letture)

«Ciò che chiamiamo il principio è spesso la fine. E segnare una fine è segnare un inizio.» – Thomas Stearns Eliot

Muovendo da pensieri che vengono da lontano, Raffaele La Capria e Silvio Perrella intrecciano le loro voci sulla felicità e il rimpianto, sull’amore e il desiderio, sul perdersi e il ritrovarsi, sulle parole e i silenzi, sul mare e l’abbandono. Ne scaturisce un dialogo insieme ironico e malinconico, che potrebbe essere scambiato per le battute di un romanzo tratto direttamente dal disordine della vita.

Piuttosto che morire m’ammazzo
Guido Catalano
€ 13,00
2018, 160 p., brossura
BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (Collana: Best BUR)

Quindi senza dubbio è un poeta, anche se lui direbbe che piuttosto di fare il poeta preferisce scrivere poesie. A volte la sua voce bestemmia un po’ e biascica, a volte cerca di baciare bene con le parole, oltre che con la bocca, ma non è detto che gli riesca. Nei suoi componimenti ritroviamo l’impaccio di un malato del cuore e la lucidità di un portatore sano di sarcasmo. Perché per innamorarsi bisogna aver imparato a ridere, altrimenti meglio morire ammazzati. Tutta la potenza deflagrante di Guido Catalano è racchiusa in questa raccolta cult, in cui le sue non-rime cercano di dribblare gli strepitosi pericoli dell’amore. Un libro con un sacco di vita e speranza, dentro e fuori. Nonostante il titolo.

Battaglie e trionfi. Quarant’anni di ricordi
P.T. Barnum
A cura di: A. Asioli
€ 15,00
2018, 403 p., ill., brossura
Sellerio Editore Palermo (Collana: La memoria)

L’inventore del circo moderno, il pioniere dell’industria dell’intrattenimento, in un’autobiografia ricca di verve, avventura e immaginazione che contagia e ammalia il lettore.

Nella prima metà dell’Ottocento, P. T. Barnum (così preferiva essere chiamato) è stato l’inventore dello «spettacolo più grande del mondo», il pioniere dell’industria dell’intrattenimento, forse anche la prima persona a intuire praticamente come un evento può essere usato nella società di massa per orientare l’opinione comune. Ha fatto questo prima con il suo Museo Americano, dove esibiva animali strani e umani «diversi», alcuni reali, alcuni solo artefatti, dopo con il suo proverbiale Circo che rimarrà in giro per il mondo per i successivi 147 anni. Esagerato, rinomato per le sue trovate pubblicitarie, fu anche un impresario enormemente famoso ed influente, un vero self-made man nato povero diventato milionario e un astuto talento d’affari capace di efficaci colpacci divertenti per chi non ne era vittima, il tutto condito da un esplicito propagandismo di rettitudine cristiana. Questa autobiografia è scritta con lo stesso immaginoso impeto con cui viveva e divenne ai suoi tempi un immediato bestseller. È un manuale su come si diventava ricchi in un paese giovane e avventuroso, un’analisi di psicologia dell’intrattenimento, oltre che il racconto di una vita perfettamente a proprio agio nei suoi tempi. Si è detto dei suoi freaks che rimitizzavano della natura ciò che la scienza andava disincantando. Di certo P. T. Barnum ha insegnato agli americani a unire il divertimento con lo stupore per lo straordinario – qualcosa di simile a ciò che accadeva in letteratura con la narrativa «gotica» -: una forma di spettacolarità che poi gli americani hanno insegnato al mondo, con Hollywood e la televisione. Iniziava così una tendenza oggi imperante, quella della meraviglia che distrugge se stessa con l’eccesso di meraviglia.

La casa sul Bosforo
Pinar Selek
Traduzione di: A. Tosatti C. Diez
€ 20,00
2018, 314 p., brossura
Fandango Libri

Una Istanbul da fiaba quella narrata da Pinar Selek attraverso i ricordi della sua infanzia e giovinezza nella “Casa sul Bosforo”. Nell’arco di vent’anni, seguiamo l’intreccio amoroso di due coppie, quella della studentessa rivoluzionaria Elif e del musicista Hasan, e quella di Sema in cerca di se stessa e di Salih l’apprendista falegname. Ma il personaggio principale è il quartiere di Yedikule, carico di storia, di tradizioni, che conserva la sua autenticità nonostante lo scorrere del tempo. Tutti i personaggi che gravitano intorno ai quattro eroi principali sono vivi, tangibili, di tutti conosciamo l’origine, la vita quotidiana, il mestiere, le minuzie. E tuttavia è una fiaba non priva di ombre, il libro comincia con la denuncia del colpo di Stato del 1980 e descrive personaggi assetati di libertà e giustizia sociale, tentati dal terrorismo o spinti all’esilio. È una fiaba rosa dove le donne, romantiche e appassionate, prendono tutte in mano il loro destino mandando in frantumi i nostri pregiudizi. E in ultimo è una fiaba utopista e di confine, popolata da minoranze curde, armene e greche ben visibili: la resistenza curda è attiva, la cultura armena presente, i pogrom contro i greci nel 1955 e durante la crisi di Cipro vengono evocati. Può esistere un luogo dove persone di origini diverse s’incontrano e si aiutano reciprocamente?

Beata solitudine. Il potere del silenzio
Vittorino Andreoli
€ 18,50
2018, 288 p., rilegato
Piemme

Una riflessione affascinante – che non disdegna di soffermarsi anche sulle scelte radicali del monachesimo in tutte le religioni – in cui lo psichiatra Vittorino Andreoli ci avverte che il silenzio è l’unica azione rivoluzionaria che può riportare equilibrio al nostro vivere.

“Osservando il mondo, così rumoroso, inquieto, e così folle, mi viene voglia di silenzio, e di guardare ai monaci, che sono scappati dal mondo per capire il mondo.” Vittorino Andreoli

L’uomo è l’unico tra i viventi ad avere la peculiarità di “guardarsi dentro”. E in questa sua capacità di “introspezione” giunge alla consapevolezza di essere lo straordinario frammento di una gigantesca realtà che sconfina nell’infinito. Si rende conto non solo di essere fragile, ma di essere «un frammento di polvere fragile». In tempi di ipertrofia dell’informazione e di spreco delle parole, «il silenzio parla, proprio perché non dice, e se in esso non si conosce tutta la verità, tuttavia si giunge alla certezza che la verità esiste». Solitudine e silenzio sono dunque necessari per un’igiene della psiche, per un’ecologia dello spirito, per nutrire una relazione feconda con se stessi, ritrovando così, nei rapporti con gli altri, quell’armonia spesso compromessa da aggressività e violenza, abusi e nevrosi. Andreoli denuncia il delirio delle metropoli contemporanee, mettendo in guardia dai danni dell’eccessiva mondanità, dell’ipocrisia delle relazioni, dell’iper-connessione virtuale. Ecco allora l’assoluta necessità di ritrovare una dimensione contemplativa della vita per riacciuffare il senso delle nostre esistenze e per dare spazio «a quel monaco che si nasconde nel profondo di ciascuno di noi, al suo bisogno di solitudine e di mistero, perché una vita pienamente umana non può fare a meno dell’invisibile».

Storia del camminare
Rebecca Solnit
G. Agrati M. L. Magini
€ 19,50
2018, 447 p., brossura
Ponte alle Grazie (Collana: Saggi)

Il saggio di una pensatrice libera e autorevole, scritto con il consueto stile arguto e sferzante, privo di pregiudizi e ricco di originali spunti di riflessione.

“Un saggio raffinato che trascende discipline e generi, seguendo un percorso attraverso filosofia, palenteologia, politica, religione e critica letteraria” – The New York Times

“Quando ci concediamo ai luoghi, essi ci restituiscono a noi stessi e, più arriviamo a conoscerli, più vi seminiamo l’invisibile messe delle memorie e delle associazioni che saranno lì ad aspettarci quando vi ritorneremo, mentre luoghi nuovi ci offriranno pensieri nuovi e nuove opportunità. Esplorare il mondo è uno dei modi migliori per indagare la mente, e il camminare percorre entrambi i terreni”

Durante una marcia di protesta, in una località dal paesaggio incantevole o in una metropoli: andare a piedi può assumere significati molto diversi. In questa sua prima storia generale del camminare, Rebecca Solnit indaga la vasta gamma di possibilità racchiuse in questo atto primario e si concentra su alcuni personaggi che attraverso questo gesto hanno plasmato la nostra cultura, dai filosofi, ai poeti, agli alpinisti. Traccia i profili di alcuni tra i camminatori più significativi della storia e della narrativa, da Wordsworth a Kierkegaard, da Rousseau a Martin Luther King, alla ricerca della profonda relazione tra camminare e pensare, tracciandone l’evoluzione e spiegandone ogni sfumatura. Scopriamo così che camminare «ci permette di essere nel nostro corpo e nel mondo senza esserne sopraffatti» e «ci lascia liberi di pensare senza perderci totalmente nei pensieri», ci dispone, insomma, nello stato d’animo ideale per lasciare libera l’immaginazione. Il saggio di una pensatrice libera e autorevole, scritto con il consueto stile arguto e sferzante, privo di pregiudizi e ricco di originali spunti di riflessione.

Le infradito di Buddha. Guida orientale per disorientati
Zap Mangusta
€ 10,00
2018, 335 p., brossura
TEA (Collana: Saggistica TEA)

«Grazie per aver aperto questo libro. Che c’è dentro? Non lo saprete mai, se non lo leggete. Ma vi daremo qualche piccola indicazione. Giusto per disorientarvi un po’. Se non siete disposti a deragliare di un millimetro dalle vostre rassicuranti abitudini, dal primo caffè mattutino all’ultimo film prima di andare a letto, questo libro non vi serve. Se non vi solletica l’idea di incontrare sui sentieri meno battuti dell’Himalaya filosofi orientali demolitori dell’Io, architetti della Supermente, maestri della deprogrammazione razionale, virtuosi dello zen e pensatori straordinariamente originali e spiazzanti, questo non è il vostro libro. Se non sentite il richiamo delle leggende indiane, dei punti di vista radicalmente opposti e non siete attratti dall’inatteso, rimettete pure il libro sullo scaffale. In giro troverete qualcosa di più interessante. Se invece siete curiosi, amate gli sguardi inediti e vi attira l’idea che una cultura agli antipodi della nostra possa condurci per mano in un’eccitante ricerca di prospettive nuove, allora questo libro fa al caso vostro. Date fiducia alla vostra mente, se volete che essa ricambi.» (Zap Mangusta)

Un’utopia concreta. Le montagne del Kurdistan e la rivoluzione in Rojava: un diario di viaggio
Lower Class Magazine
A cura di: Rete Kurdistan
€ 16,00
2018, 213 p., ill., brossura
Red Star Press (Collana: Unaltrastoria)

Nel nord della Siria, nel mezzo di una delle guerre più crudeli dei nostri tempi, centinaia di migliaia di persone stanno conquistando, insieme a istituzioni basate sulla democrazia consigliare e la parità tra uomo e donna, meccanismi di convivenza pacifica tra tutte le etnie e gli orientamenti religiosi del Medio Oriente. Nella primavera del 2017 alcuni redattori di «Lower Class Magazine» hanno viaggiato dalla Germania al Kurdistan e, dopo un soggiorno nella zona montuosa sul confine turco-irakeno, sono entrati nelle pianure del Rojava per mettersi a disposizione della rivoluzione in corso e, soprattutto, per imparare da questa esperienza straordinaria. Così, vivendo sulle montagne insieme alla guerriglia, sperimentando in prima persona il funzionamento del confederalismo democratico nella Siria del Nord, costruendo case e pascolando pecore, indagando sulla provenienza delle armi europee usate contro la popolazione civile e combattendo a Raqqa contro lo Stato Islamico, ha preso corpo questo libro: un diario di viaggio che entra nel vivo dei profondi cambiamenti in corso e che mostra in presa diretta come la Rivoluzione del Rojava stia salutando l’avvento di un’utopia concreta. Prefazione di Anja Flach.

*descrizioni a cura delle rispettive case editrici.

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