mercoledì
19 dicembre 2018

16:42

I sovranisti e il welfare caritatevole

di Luigi Pandolfi

Dal 27 settembre non facciamo che parlare di deficit, di miliardi qua, di miliardi là.

Invero, parliamo di niente, perché né il 27 settembre né il 3 ottobre si è definito alcunché sui vari capitoli della manovra che verrà. Ipotesi (che vengono smentite di ora in ora), indiscrezioni, eccetto l’innalzamento dell’asticella del deficit sul Pil e le ottimistiche previsioni sulla crescita contenute nella Nadef (la Nota di aggiornamento non è la manovra di bilancio).

Dei provvedimenti core (reddito di cittadinanza, pensioni, fisco) e del modo in cui gli stessi verranno finanziati, per il 2019, ma anche, e soprattutto, per gli anni successivi, daranno conto, nello specifico, la legge di bilancio ed i cosiddetti “collegati” (ne sono stati annunciati dodici).

Una cosa è certa, nondimeno: la manovra non potrà essere finanziata tutta in deficit (l’aumento dei tassi di interesse rende incerta, peraltro, anche questa partita) e servirà sforbiciare tra i capitoli del bilancio per trovare le risorse necessarie a coprire le nuove partite di spesa (già si parla di nuovi tagli alla scuola).

Cosa e dove si andrà a tagliare per diminuire le tasse ai più abbienti ed alle società di capitali, ai liberi professionisti, e per coprire tutta la spesa prevista per quello che ormai, più che un “reddito di cittadinanza”, sembra una tessera del pane 3.0 (un amico mi ha suggerito un paragone con i vecchi Enti Comunali di Assistenza, istituiti nel 1937, assorbendo le Congregazioni di carità)?

E’ compatibile questa manovra con il mantenimento degli attuali livelli di spesa per la sanità, l’istruzione, la ricerca? Basterà l’impegno sulle privatizzazioni per tenere in piedi l’impianto della stessa?

Mi sembrano domande utili, al di là dello spread, del decimale in più o in meno, del tutto teorico, sull’indebitamento netto in rapporto al Pil.

Ben oltre il braccio di ferro con l’Europa, in ogni caso, è la “qualità” della manovra che si annuncia ad essere insopportabile.

C’è un disegno preciso dietro le scelte che il governo si appresterebbe a compiere: continuare con lo smantellamento dello stato sociale universalistico e con le politiche “dal lato dell’offerta” largamente praticate in questi anni (meno tasse a chi sta in alto ed alle imprese, anche a quelle che hanno fatto grandi profitti con l’export giocando sulla svalutazione dei salari, privatizzazioni), creare un’anagrafe di disgraziati, dotati di una “tessera annonaria” digitale condizionata (con promessa del carcere per chi sbaglia), funzionali allo sviluppo di un mercato del lavoro ancora più flessibile, precario, parcellizzato.

E’ il modello di tutti i “sovranisti” al governo, dalla Polonia all’Ungheria tanto cara alla Lega. Sovranità, “padroni a casa nostra”, per mettere fine al modello sociale europeo e sostituirlo con un nuovo welfare caritatevole, precluso ai migranti, più consono ad una economia ed una società maggiormente organizzate secondo la logica del mercato.

Quello che chiamano cambiamento, in fondo è un altro modo, più pericoloso, di intendere la continuità.

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Avvisami