mercoledì
19 dicembre 2018

16:56

Un libro in rete: Marchionne. Lo straniero

Mercoledì 26 settembre 2018, alle ore 20.30, presso Palazzo Festari, Corso Italia n°63 – Valdagno (VI) Paolo Bricco, autore del libro “Marchionne. Lo straniero” (Rizzoli, 2018), in dialogo con  Beniamino Piccone. Evento del Guanxinet in collaborazione con Sitec.

“Marchionne. Lo straniero” non è un instant book di quelli furbescamente confezionati dalle case editrici per determinate occasioni od eventi. Anzi, la repentina e traumatica scomparsa dell’ex amministratore delegato di FCA, ha sconvolto i piani editoriali e costretto l’autore ad una revisione di un lavoro durato ben tre anni. Non si tratta di un particolare di poco conto, infatti il ritratto di Marchionne, tratteggiato da Paolo Bricco, risulta sincero, non viziato dall’emozione del momento.

Semmai è il titolo a risultare limitativo poiché, attraverso Marchionne, Bricco racconta quattordici anni di storia industriale, politica e sociale del mondo globalizzato. Si parte dal 2004 quando uno sconosciuto Marchionne sbarcò a Torino per attuare un durissimo piano di ristrutturazione per evitare il fallimento della Fiat sino all’apoteosi del 2009 con l’acquisizione di Chrysler. Una strada costellata di tanti successi, ma anche di momenti difficili: dal mancato accordo con General Motors, al rapporto conflittuale con la Fiom, alla crisi finanziaria mondiale del 2008 che fece saltare il piano di investimenti produttivi “Fabbrica Italia”.

Manager visionario, stakanovista e vincente, Marchionne, nonostante tutto è sempre stato considerato uno “straniero”. Straniero in Italia, specie per quanto riguarda la realtà e i ritardi del Bel Paese. Straniero negli Usa perché figlio di immigrati italiani in Canada e persino straniero nel settore dell’industria dell’auto per la sua formazione filosofica ed aver svolto in precedenza le attività di commercialista ed avvocato.

La filosofia come chiave per il successo, proprio nel tempio dell’ingegneria. Lo stesso Marchionne riconosceva: “Non so se la filosofia mi abbia reso un avvocato migliore o mi renda un amministratore delegato migliore. Ma mi ha aperto gli occhi, ha aperto la mia mente ad altro”.

Come tutti i grandi personaggi l’uomo con il maglione nero, con tutti i suoi pregi e le sue contraddizioni ha diviso, scatenando giudizi talvolta entusiasti e talaltra rancorosi. Di sicuro Marchionne non si fece influenzare da niente e da nessuno, tirando sempre dritto. Anche recentemente, senza quella pietà e quel rispetto dovuti di fronte alla morte, un polemico scrittore-economista lo ha definito un servo del capitale che non ha portato nessuna innovazione. Eppure Marchionne, pur facendo legittimamente gli interessi della proprietà, ha saputo scardinare vecchie logiche otto-novecentesche. Per esempio la rottura con la Fiom è stata riequilibrata dalla spiazzante ed inattesa uscita da Confindustria. Marchionne ha portato un po’ di organizzazione americana in Italia e il gusto del bello e ben fatto negli USA.

Universalmente riconosciuta invece la sua abilità nel muoversi nel mondo della politica, dove è riuscito a stabilire solidi legami di collaborazione e stima con ben due presidenti USA, di diverso colore politico, il primo Barack Obama con cui portò avanti l’operazione del risanamento della Chrysler. “Ottimo lavoro Sergio!” esclamò Obama durante una visita allo stabilimento Chrysler di Detroit e poi con Donald Trump che lo definì il suo “preferito” per gli investimenti della FCA negli Stati Uniti e alla sua morte lo ricordò come “tra i più brillanti dopo Henry Ford”.

Fu vera gloria? I conti dicono di sì e pure le poderose manifestazioni di affetto dimostrate dalle maestranze durante la messa di commemorazione. Lo scorso 14 settembre bus carichi di tute blu hanno raggiunto da tutta Italia il Duomo di Torino per rendere omaggio all’ex amministratore delegato. Marchionne che si definiva un metalmeccanico alla fine si è scoperto meno straniero proprio tra gli operai del gruppo che hanno compreso che i sacrifici richiesti non erano un semplice capriccio padronale, ma erano necessari per far “rinascere” l’azienda  e soprattutto per non rimanere tutti a casa. 

Nonostante potesse vantare tanti successi, quello a cui Marchionne teneva di più era di non aver ascoltato esperti ed analisti che gli consigliavano di chiudere qualcuno dei cinque stabilimenti italiani, se non tutti, vista la marginalità del mercato italiano.

Dopo l’arrivo di Marchionne tutto è cambiato, la Fiat si è trasformata; sedi legali, giuridiche e fisiche sono state trasferite all’estero, ma Marchionne il rivoluzionario, il rottamatore, ha mantenuto la promessa, giacché il cuore antico della vecchia Fiat continua a pulsare forte sotto altre forme, regalando comunque benefici economici all’Italia, inoltre ha valorizzato e fatto conoscere nel mondo il saper fare italiano. Una ricca eredità da non disperdere. Tutti abbiamo sempre parlato del suo maglione nero, invece lui focalizzava l’attenzione sul piccolo tricolore cucito sul polsino, probabilmente con il desiderio di non sentirsi “straniero”. 


Marchionne. Lo straniero

Dalla seconda di copertina: Sergio Marchionne, figlio di un carabiniere abruzzese emigrato in Canada, è l’uomo che ha preso in mano la Fiat nel delicato momento di transizione dopo la morte di Gianni e Umberto Agnelli, ne ha evitato il fallimento, l’ha condotta all’acquisto e alla riorganizzazione di un gigante decaduto dell’industria americana come Chrysler e ha fatto nascere il gruppo internazionale Fca. In questo libro, Paolo Bricco scrive con ricchezza di documenti e testimonianze la biografia di un manager unico: le sue radici tra gli italoamericani di Toronto, l’arrivo, da straniero, nella Torino in declino di inizio XXI secolo, prima l’idillio e poi gli scontri senza quartiere con il sindacato, il rapporto con Barack Obama, i sogni e i compromessi con la realtà, fino all’improvvisa scomparsa nel luglio 2018. Allo stesso tempo, racconta l’America della grande crisi dell’auto e la sua trasformazione tra Midwest e Silicon Valley, il destino dell’Italia, le peripezie di icone come Fiat e Alfa Romeo, Maserati e Ferrari. È la storia dell’industria globale tra crolli e innovazione, con la centralità della finanza, le mutazioni del lavoro e delle relazioni politiche e sindacali, la metamorfosi di luoghi come Torino, Pomigliano d’Arco e Detroit, dove la crisi e la rinascita delle fabbriche hanno segnato il paesaggio umano e la sorte di centinaia di migliaia di famiglie. 


Paolo Bricco, inviato speciale del “Sole 24 Ore”, è autore di inchieste, reportage e analisi sull’industria dell’auto, la manifattura europea e internazionale e le politiche industriali. Ha un dottorato di ricerca conseguito all’Università di Firenze ed è fellow del Cami  “Center for Automotive and Mobility Innovation”  dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il suo ultimo saggio è L’Olivetti dell’Ingegnere (il Mulino 2014).

Beniamino Piccone, Storico dell’economia e Private banker, insegna Sistema Finanziario presso l’Università Carlo Cattaneo-LIUC di Castellanza. È l’animatore di Faust e il Governatore, apprezzato blog di economia, finanza e spirito civico. Ha curato quattro volumi su Paolo Baffi, di cui è il massimo conoscitore sul territorio italiano: Paolo Baffi, Via Nazionale e gli economisti stranieri, 1944-1953, (Aragno, 2017); Paolo Baffi, Servitore dell’interesse pubblico. Lettere 1937-1981 (Aragno, 2016); Paolo Baffi e Arturo Carlo Jemolo, Anni del disincanto. Carteggio 1967-1981 (Aragno, 2014); con Sandro Gerbi, Paolo Baffi Parola di Governatore (Aragno, 2013).


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