venerdì
18 gennaio 2019

20:05

Veneti in controluce

E’ uscito nelle librerie il nuovo romanzo del sociologo veneto Giuseppe Ausilio Bertoli pubblicato da Fernandel editore

Recensione di Roberto Brumat

Villaggi della memoria, più che ambienti di un presente che fotografa città d’arte e di commerci. E’ il fondo di questo affresco di Veneti in controluce, l’ultimo libro del sociologo e scrittore vicentino Giuseppe Ausilio Bertoli, da poco nelle librerie (Fernandel Editore, pagg. 128, 12 euro).

L’autore descrive i veneti di oggi: stanchi e disillusi, ma anche affannati e insicuri, aggrappati a sogni di stentate passioni più che alla vita che dovrebbe fluire come ruscello trasparente.

E’ un flash che illumina il Veneto, non quello patinato che appare in secondo piano, ma quello dei diseredati, delle lucciole, dei sognatori da terno al Lotto. E’ l’indice del cambiamento, delle trasformazioni culturali che ci rimanda un presente diverso da quello di una ventina di anni fa, ci presenta i nuovi arrivati e guarda indietro in cerca di una memoria di ciò che non è più, o che per lo meno è diverso da prima.

I protagonisti di queste 18 storie hanno nomi come Giuly, David, Rachele, Ljiljana, Alex, vivono un’estate appiccicaticcia e lontana dal mito quasi dimenticato del Miracolo del Nordest fatto di migliaia dipiccoloèbello. Il loro è un mondo di seccanti incidenti, ventilatori rotti, bellone e ragazzine in leggings, scacciatrici di malocchi, vecchi in attesa dell’inevitabile, dove la memoria dei grandi cantori veneti del recente passato come Goffredo Parise e Giovanni Comisso fa delle brevi, nostalgiche, incursioni: forse l’augurio di un riscatto.

Ogni provincia viene scrutata, frequentata com’è da quella manciata di universo globale fatto di friulani, nigeriani, croati e marocchini; slip e magliette issati a granpavese nelle grigie periferie tutte uguali. Poliziotti e donne col chador, studenti e vecchi in bici, ragazzotti tatuati in canottiera, imminenti mamme, preti di campagna e osti ruffiani: tutti sembrano affacciati alle finestre di una casona di campagna del primo dopoguerra; negli occhi il disagio di vivere oggi l’unico tempo possibile, sempre incerto. Sullo sfondo le bellezze di Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Belluno, il Polesine.

Il colpo di clacson, la puzza di mafia locale… “E’ uscito l’80 sulla ruota di Venezia?”


Giuseppe Ausilio Bertoli, sociologo della comunicazione e della devianza, e pubblicista, scrive testi di narrativa e di saggistica. Vive nel Vicentino, dov’è nato, e a Padova. Le sue ultime pubblicazioni sono il romanzo L’amore altro.Un’odissea nel Kosovo (2009), il reportage narrativo Rosso Africa (2011), il romanzo L’istinto primo (2014) e il romanzo Un mondo da buttare (2017).

Di lui Giorgio Bàrberi Squarotti ha scritto: «Bertoli sa delineare perfettamente il personaggio protagonista e collocarlo poi in una situazione, in una breve vicenda, a contatto con altri personaggi, studiandone e narrandone le reazioni. Ne vengono fuori ritratti quanto mai incisivi e un mondo di provincia colto molto felicemente». Mentre Elvio Guagnini: «Il suo linguaggio è aderente a una quotidianità dalla quale, talvolta, emergono reperti gergali e una babele linguistica corrispondente alla condizione dei nuovi attori internazionali della scena provinciale».

Per la sua opera letteraria ha ricevuto diversi riconoscimenti.

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