sabato
15 dicembre 2018

15:03

“Il Capitano di Bastur”, un autentico caso letterario

Se è vero che ogni romanziere assorbe inevitabilmente influssi dai grandi scrittori che in qualche modo hanno formato il suo patrimonio letterario personale, è altrettanto vero, come nel caso del romanzo di Claudio Alvigini, Il capitano di Bastur, edito in questi giorni da Macabor, che più di influssi veri e propri si tratta, sfogliando le pagine che accolgono la storia raccontata, di un’atmosfera, chiaramente con le normali differenze, che vagamente ricorda Il deserto dei tartari di Dino Buzzati e Il castello di Kafka.

Qui, a differenza del tenente Drogo nel romanzo di Buzzati, e del signor K del romanzo di Kafka, Basin, il giovane protagonista del romanzo, ( a proposito, è un caso che il paese di Basin viene indicato soltanto con l’iniziale di K. o voleva essere, da parte di Avigini, un chiaro riferimento a il Castello?) viene attratto dal fascino irresistibile di un mistero che aleggia al di là delle montagne che cingono il suo paese.

Ma per meglio respirare l’atmosfera del romanzo di Alvigini, riportiamo integralmente la splendida e suggestiva quarta di copertina del romanzo:

“Altissime, insuperabili montagne di liscia pietra cingono d’ogni lato il paesino di K. e la Valle delle montagne chiuse in cui esso si trova. Al di là d’esse non c’è mondo né vita. È questo ciò che ha sempre sentito ripetere Basin, un ragazzino la cui storia sarà al centro delle vicende narrate. Chiuso dal padre nella casa di Cardelio, sommo Maestro delle “Lettere d’eleganza”, lo vedremo impegnato nel lungo, disorientante e ipnotico cammino per divenirne il successore. Nel paesino c’è un’unica osteria. E si mormora che lì, ogni notte, si riuniscano certi misteriosi vegliardi dall’incredibile, ottima salute. E che proprio di questo ogni notte fantastichino: spazi senza fine al di là degli insormontabili bastioni. Si dice anche che a volte, seduti attorno al grande camino, pronuncino in un soffio il nome, proibitissimo, delle mitiche Terre Rosse e quello, addirittura blasfemo, del Capitano di Bastur…”

Questo romanzo di Alvigini, fortemente ispirato, si colloca sulla scia di questi due romanzi che abbiamo citato all’inizio, e già da questo è facile intuire, che ci troviamo di fronte ad un autentico caso letterario.


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