lunedì
19 novembre 2018

12:27

Il ’68 e dopo: Seminario di studio a Lendinara

Appuntamento a Lendinara sabato 17 novembre 2018, a partire dalle ore 17.15, presso il Circolo Auser “Il Casale”. Evento promosso dall’Istituto di Studi e Ricerche Storiche “Bonaventura Gidoni”. Prenotazione obbligaria

Il ’68 non è stato un evento emerso casualmente nel corso della storia del Novecento, ma l’esito di una nuova fase politica che, con poche eccezioni, ha caratterizzato quasi ovunque gli anni sessanta in tutto il mondo: è stato il risultato di una tendenza crescente alla partecipazione politica. E’ il coinvolgimento della società nelle scelte politiche di largo respiro preteso e richiesto con sempre maggiore forza, sia che si tratti di politica urbanistica, di politica dell’istruzione o di politica sociale. Il profondo sommovimento iniziato in quell’anno durerà infatti oltre un decennio, e coinciderà con una radicale modernizzazione complessiva del paese. Nel mirino della contestazione ci sono soprattutto la connotazione classista del sistema dell’istruzione, denunciata anche da una parte del mondo cattolico a partire da don Lorenzo Milani, autore del severo atto d’accusa Lettera a una professoressa, e l’autoritarismo accademico, interpretato come addestramento a un consenso e a una passività globali, per nulla limitati allo specifico universitario.

Nella cultura del movimento confluiscono i diversi filoni di pensiero critico e di protesta sociale che avevano costellato gli anni ’60: l’elaborazione delle riviste della sinistra non istituzionale e quella dei vari gruppi cattolici dissenzienti; la critica alla società dei consumi elaborata dalla Scuola di Francoforte e da Herbert Marcuse nel suo celebre L’uomo a una dimensione e i fermenti terzomondisti innescati dalle lotte di liberazione e dalla guerra del Vietnam; l’antipsichiatria praticata da Franco Basaglia nell’ospedale di Gorizia e il movimento libertario giovanile sviluppatosi negli anni del beat italiano, inizialmente meno visibile, ma destinata ad affermarsi sempre di più negli anni successivi, sino a mettere in discussione l’intera impostazione politica del movimento, è l’originale versione del femminismo impostata da alcune studiose italiane.

Nel ’69 sono gli operai a impedire che il movimento degli studenti declini come nel resto d’Europa. Tra maggio e giugno, alla Fiat, una serie di scioperi spontanei e improvvisi, proclamati al di fuori del controllo sindacale, paralizza la produzione per oltre 50 giorni. In prima fila ci sono gli operai meno qualificati e meno sindacalizzati, spesso immigrati dal meridione, che danno vita a un’assemblea congiunta con gli studenti. L’autunno caldo segna il momento di massimo scontro sociale nell’Italia del dopoguerra. Gli operai rinnegano la suddivisione della forza lavoro in fasce diversamente qualificate e chiedono che il salario sia svincolato dalla produttività. Nascono in questi mesi i principali gruppi della sinistra extraparlamentare, mentre i sindacati, in un primo momento colti di sorpresa dalle dimensioni dell’agitazione operaia, danno vita a strutture unitarie di base, i Consigli di fabbrica. In un clima di asprezza senza precedenti, il 12 dicembre a Milano una bomba, deposta nella Banca Nazionale dell’Agricoltura di piazza Fontana, uccide 12 persone. E’ l’inizio della strategia della tensione, una sanguinosa catena di stragi che si ripeteranno per tutti gli anni ’70 e i cui colpevoli non verranno mai scoperti. Sull’onda della strage di Milano, della quale viene accusato un gruppo di anarchici poi assolti, i contratti vengono firmati prima della fine dell’anno.

Lo scontro sociale però si inoltrerà nei successivi anni ’70 allargandosi ulteriormente, sino a coinvolgere oltre agli operai e agli studenti, praticamente tutti i settori della società civile. Negli anni successivi, sotto l’impatto delle grandi mobilitazioni operaie e della radicalizzazione di magistrati, giornalisti, poliziotti, ecc. furono approvate leggi importanti che erano state rinviate per anni, come la creazione delle Regioni, lo Statuto dei diritti dei lavoratori, le leggi sul divorzio e sull’interruzione di gravidanza, la riforma sanitaria con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale e i Decreti delegati nella scuola, l’obiezione di coscienza e la cancellazione della legge sul delitto d’onore. Pur con profonde contraddizioni, quella stagione contribuì a migliorare e a modernizzare il Paese, sperimentando una democrazia dal basso – ad esempio con i referendum – , che per alcuni anni mantenne il livello della partecipazione politica ai livelli oggi difficilmente immaginabili. Una stagione che declinerà in un lento ma inarrestabile riflusso favorito, in particolare, dallo sviluppo del terrorismo rosso che culminò nel ’78 con l’assassinio di Aldo Moro e della sua scorta da parte della Brigate Rosse.

Il portato del ’68 si ripone per un lungo periodo, ben oltre il suo inizio, informando – per almeno un decennio – la storia politica e sociale del nostro Paese. Cosa resta di quella stagione? E’ una domanda a cui gli organizzatori e i relatori del seminario tenteranno di dare una risposta.


La quota di partecipazione al seminario (cena compresa) è di 20 euro. La sede che ospita il seminario ha posti limitati, chi vuole partecipare deve confermare la propria adesione entro e non oltre mercoledì 14 novembre con una mail al seguente indirizzo:

info.isers@gmail.com

La sede del seminario è presso il Circolo AUSER “Il Casale” via Sabbioni alti n°2 Lendinara (dietro la pizzeria “La Casetta”)


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