domenica
19 maggio 2019

23:03

Il fiato caldo del paese nel nuovo libro di Angelo Gaccione

La cadenza o il gesto, o meglio quella voce che viene da lontano, quel respiro e quei suoni splendidamente sospesi sull’orlo di mondo così legato agli affetti e ai luoghi rendono estremamente vivo questo libro di poesie in dialetto di Angelo Gaccione, Lingua Mater (Macabor Editore, 2018).

Il dialetto è quello acrese (Acri è un comune calabrese situato ai piedi della Sila) ed è ricco di fermenti tenaci che danno tono al discorso poetico che si sviluppa  sulla pagina.

“Questa poesia di Angelo Gaccione – scrive Dante Maffia nell’introduzione al libro – ha qualcosa di meravigliosamente carnale, di lievemente carnale, come se le immagini, e perfino i suoni, prendessero vita dal fiato caldo del paese. Non c’è una sola composizione che soffra di astrazione, tutte sono dense, anzi direi pregne, di un calore e di una coralità che, senza straripare in ripiegamenti nostalgici, trova il modo diretto di affabulare, fare sentire la necessità che lo ha spinto a cercare la lingua madre. Gaccione non ha mai bleffato nelle sue opere, basti pensare al suo teatro ricco e capace di destare interesse universale, e quindi non poteva accadere diversamente in questi versi. Del resto non è la lingua che fa lo scrittore, ma lo scrittore che fa la lin-gua e, se così non fosse, non si spiegherebbero certi capolavori scritti in yiddish o in napoletano.”

In tutto ciò che sottolinea Maffia, stanno, a nostro parere i pregi, di questo libro di Gaccione.

Macabor Editore (clicca qui)

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