domenica
16 dicembre 2018

12:39

La Storia del Veneto. Dalle origini ai giorni nostri: Presentazione del libro di Francesco Jori

Padova, Sala Paladin di Palazzo Moroni. 5 dicembre 2018, ore 18.00

“Il Veneto, tremila anni di storia alle spalle, riuscendo sempre a riscattarsi da ogni calamità. Questo libro li ripercorre, tra grande storia e storie quotidiane”.

Il libro di Francesco Jori “La Storia del Veneto. Dalle origini ai giorni nostri” (Edizioni Biblioteca dell’Immagine) verrà presentato mercoledì 5 dicembre 2018 alle ore 18, in Sala Paladin a Palazzo Moroni, via VIII febbraio 6 Padova.

Programma:

Saluto di Andrea Colasio, Assessore alla Cultura del Comune di Padova

Ne discutono

Paolo Possamai, Direttore de Il Mattino di Padova – La Tribuna di Treviso – La Nuova Venezia e Mestre – Il Corriere delle Alpi

Mario Bertolissi, Professore ordinario di Diritto Costituzionale Università di Padova

Pietro Del Negro, Professore emerito di Storia Università di Padova

Francesco Jori, Autore del volume e giornalista

Dall’Età del Bronzo a quella della Rete: è un percorso lungo tremila anni, quello che viene proposto nel libro “La storia del Veneto – Dalle origini ai giorni”, in una sequenza di vicende e di trasformazioni che hanno visto alternarsi periodi di splendore ad altri di decadenza, di benessere ad altri di miseria. Il testo prende le mosse dai primi insediamenti protostorici, e dall’arrivo di una popolazione straniera, quella dei Veneti, che scalza gli abitanti originari, gli Euganei, per delineare i tratti fondanti di una civiltà, quella venetica, in cui realtà emergenti come Atheste-Este e Patavium-Padova raggiungono un ruolo da protagonisti mentre Roma è ancora un modesto villaggio sulla sponda sinistra del Tevere. Già in quella fase emerge una delle caratteristiche fondamentali della regione di stretta attualità: la vocazione imprenditoriale e all’export, testimoniata da insediamenti come Frattesina in Polesine, e da altri nuclei urbani di primo piano, da Verona a Opitergium-Oderzo, da Adria a Eraclea.

Ma è con la “caput mundi” che il Veneto e l’intero Nordest assurgono a una posizione di assoluto rilievo, nella X Regio Venetia et Histria, come snodo strategico dello scacchiere militare e commerciale verso il centro-est europeo: l’impronta romana si coglie non solo nei tessuti urbani, ma anche nella realizzazione di una rete infrastrutturale il cui impianto rimane visibile ancor oggi. I “secoli bui” delle invasioni barbariche, che usano il Nordest come un corridoio di attraversamento, fanno letteralmente terra bruciata di questo straordinario patrimonio. Ma a cavallo dell’anno Mille parte una paziente quanto illuminata ricostruzione, che tra il Duecento e il Trecento darà vita alla fertile stagione dell’autonomia comunale e a signorìe di assoluto rilievo come gli Scaligeri e i Carraresi. Il grande protagonista è comunque il leone di San Marco: partita da modesto villaggio di pescatori, profughi dall’entroterra sotto la spinta dei barbari, Venezia diventa una grande potenza, che dopo essersi assicurata il controllo dei mari passa a conquistare la terraferma, lasciandovi un’impronta plurisecolare e dando vita a una straordinaria crescita non solo economica ma anche culturale.

Dopo la caduta della Serenissima, il Veneto passa attraverso una devastante alternanza tra francesi e austriaci, ma al tempo stesso è uno dei focolai dello spirito risorgimentale, fino a fare il suo ingresso nel neonato Stato italiano. E’ tuttavia una fase caratterizzata da una straordinaria miseria, che mette in moto una colossale ondata migratoria tale da svuotare la regione. Che peraltro riesce a ripartire grazie a una classe imprenditoriale di assoluto livello, specie nel manifatturiero. Due guerre mondiali in trent’anni la mettono in ginocchio; ma il dinamismo economico fa sì che nel giro di un paio di decenni il Veneto sappia passare dalla miseria al benessere, con numeri da assoluto primato. La crisi dell’inizio del terzo millennio rimette tutto in discussione, mentre la regione conosce un cambio di pelle e di identità tuttora in atto: sia perché diventa terra di immigrazione, con 170 etnìe oggi presenti, sia perché l’anagrafe la condanna a un progressivo invecchiamento. Il libro arriva fino ai giorni nostri, con le pulsioni autonomistiche e il referendum del 2017, cercando di gettare uno sguardo conclusivo sul futuro per intravedere gli scenari possibili.

(Francesco Jori – “La storia del Veneto – Dalle origini ai giorni nostri”; Edizioni Biblioteca dell’Immagine).

Francesco Jori, padovano, classe 1946. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Padova, è giornalista professionista dal 1967. Ha iniziato a lavorare al “Resto del Carlino”, quindi è stato capo ufficio stampa della Provincia di Padova. Nel 1978 ha fatto parte del gruppo di fondatori del nuovo quotidiano “il Mattino di Padova”; quindi è passato al “Gazzettino”, dove è stato inviato speciale e successivamente vicedirettore. Dal 2006 è editorialista dei quotidiani locali del gruppo “L’Espresso”. Ha pubblicato, tra gli altri, i libri Di Nordest non ce n’è uno. Dalla Liga alla Lega e Senza politica (Marsilio), Racconti d’impresa (Laterza), L’ultimo dei barcari, Storia di Padova, Storia di Vicenza, Il Sud del Nord, Ne uccise più la fame e 1516, il primo ghetto (Biblioteca dell’Immagine). Per Il Poligrafo ha pubblicato con Paolo Giaretta La Padova del sindaco Crescente (1947-1970) (Padova 2017).

(Fonte: http://lafieradelleparole.it/autore/jorifrancesco/).

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

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