venerdì
19 aprile 2019

07:13

Un libro in rete a Valdagno: Prove tecniche di resurrezione

Appuntamento venerdì 18 gennaio 2019, alle ore 20.30, presso Palazzo Festari (Corso Italia n°63), Valdagno (VI). Antonio Polito, autore del libro “Prove tecniche di resurrezione. Come riprendersi la propria vita” (Marsilio, 2018) in dialogo con Fabrizio Fusco, medico. Evento del Guanxinet

C’è un momento nella nostra vita in cui, magari guardandosi allo specchio, ci si accorge che non si è più quelli di prima, che qualcosa è cambiato o meglio che qualcosa in noi è morto. Non si tratta solamente di un naturale decadimento fisico o degli effetti di un male oscuro, ma il segnale che siamo in “riserva”, che siamo giunti all’ultimo miglio della nostra esistenza terrestre. Che fare? Il noto giornalista Antonio Polito nel suo ultimo libro propone, sin dal titolo, un’operazione davvero ardita, al limite della blasfemia: ovvero risorgere. Finora c’è riuscito solo Uno, oltre duemila anni fa. Per tutti gli altri resta la promessa – consolatoria – che il dono della vita oltre la morte toccherà in premio solo alla fine dei tempi.

Al di là del temerario e forse provocatorio accostamento religioso, Polito intende la resurrezione come una rinascita, un cambiamento radicale. Infatti, secondo l’autore, è illusorio e patetico rincorrere quello che si era prima o peggio cercare di ritardare e camuffare il passare degli anni con il ricorso alla chirurgia estetica o all’esasperazione di pratiche di wellness (si parla addirittura di trapianto fecale). Per questo diventa “rivoluzionario” tenersi la barba bianca, che vuol dire avere piena consapevolezza della propria età, non aver paura del futuro.

Il libro di Polito si rivolge in particolare ai suoi coetanei, i sessantenni che generalmente, in un linguaggio edulcorato, vengono chiamati Baby Boomer, al massimo giovani anziani, over o tardo-adulti. Tutte formule per rimuovere, per non affrontare di petto la propria condizione e continuare ad inseguire il mito dell’eterna giovinezza.

Sarebbe riduttivo ed ingiusto definire l’ottimo saggio di Polito una sorta di manuale di “auto-aiuto”. Probabilmente è stato un libro terapeutico per l’autore, che infatti l’ha scritto in seguito a dolorosi eventi della propria vita privati, in particolare la scomparsa del padre, ma la riflessione è intima. Il fatto che sia stata condivisa dobbiamo considerarlo come un regalo ai lettori.

In ogni caso dal libro possiamo ricavare alcune “dritte” per riprenderci la nostra vita, consigli che valgono per tutte le età:

Fare pulizia: Dobbiamo imparare a selezionare solo quello che merita. Non solo riguardo agli oggetti ma anche nelle relazioni sociali.

Mollare i figli: Può apparire un atteggiamento crudele nel paese più “mammone” del mondo, ma tagliare il cordone ombelicale con la prole è un atto di emancipazione che porta benefici ad entrambe le parti.

Imparare a disimparare: I nuovi mezzi tecnologici e l’intelligenza artificiale costituiscono un valido supporto per i vuoti di memoria. Non si tratta di delegare ai robot il compito di pensare per noi, ma di fare spazio nel nostro cervello per imparare cose nuove.

Ricordarsi della morte: La morte è il più grande tabù della nostra epoca, l’abbiamo praticamente rimossa, allontanata e confinata in anonimi ospedali, coperta da un lenzuolo bianco e segregata dietro una tendina di plastica. Bisogna affrontare – quando le circostanze lo permettono – il tema della morte, per prepararsi con serenità, senza alcuna tragicità, all’ineluttabile evento.

Cercare la felicità: Negli Stati Uniti il diritto alla ricerca della felicità è addirittura inserito nella Costituzione. La felicità si può trovare solo in una vita buona e giusta, nel fare del bene al prossimo, e anche nel sesso che alla giovanile voracità ed alla ginnastica dei corpi preferisce la lentezza e la qualità del rapporto.

Piccoli consigli o prove tecniche da seguire, passo dopo passo, perché grazie al metodo riformista, caro a Polito, si può anche risorgere

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