giovedì
25 aprile 2019

05:58

Le Università italiane per la libertà accademica

Firmato oggi al Bo il protocollo d’intesa per la fondazione della sezione italiana di Scholars at Risk (SAR)

In risposta agli attacchi sempre più frequenti alle libertà di pensiero, espressione e ricerca contro studiosi e studiose nel mondo, le università italiane fanno fronte comune e danno vita alla sezione italiana della rete internazionale Scholars at Risk (SAR). Nel mondo Scholars at Risk opera da dieci anni e sostiene chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni palesi dei loro diritti fondamentali.

Firmato oggi a Palazzo del Bo, l’atto costitutivo della rete di SAR Italia, che comprende quattordici atenei firmatari (Università di Padova e Trento, promotrici dell’iniziativa, l’Istituto Universitario Europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola Normale Superiore, le Università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona).

Il documento è stato siglato, alla presenza di Sinead O’Gorman – Direttrice di Scholars at Risk Europe, da Rosario Rizzuto, Rettore dell’Università di Padova, Paolo Collini, Rettore dell’Università di Trento, e dai delegati delle università aderenti.

SAR Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi a rischio – e della libertà accademica in generale – attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy. Diverse università nel mondo hanno nel tempo preso coscienza della necessità di fornire risposte a questa situazione, promuovendo strategie collaborative di protezione verso accademici a rischio, come evidenziato dalle attività portate avanti dalla rete internazionale Scholars at Risks (SAR).

«La liberta della persona, la libertà dello studio, la libertà di parola sono valori irrinunciabili per la nostra università – dice Rosario Rizzuto, Rettore dell’Università di Padova -. E l’università è parte importante della società e quindi oggi non potevano non essere qui ad affermare la libertà accademica nel mondo. Abbiamo firmato in una sala , l’Aula Nievo, in cui sono rappresentate attraverso gli stemmi tutte le nationes che a Padova hanno trovato accoglienza. Qui, dopo il Concilio di Trento, hanno potuto studiare e laurearsi gli universitari di tutte le religioni. Se uno studioso chiede di poter venire a Padova per continuare la sua ricerca, perché si trova in una situazione di difficoltà, noi lo accogliamo come nei secoli abbiamo fatto con Galileo Galilei e i medici della grande scuola anatomica.»

«Difendere la libertà di pensiero e ricerca fa parte del ruolo di una università – sostiene il Rettore dell’Università di Trento, Paolo Collini -, dobbiamo essere voci libere che portano il pensiero della scienza all’interno della società. Poter aiutare dei colleghi, membri della società accademica internazionale, ad affrontare una difficoltà che deriva dall’aver esercitato un loro diritto naturale è per noi una cosa importante ed imprescindibile. Con Padova ci siamo fatti promotori delle rete SAR sperando che di poter coinvolgere, come già sta accadendo, molte altri atenei italiani, così da fare dell’Italia un paese ospitale per le persone che si trovano a rischio e non possono esercitare libertà di pensiero e di ricerca.»

SAR nasce all’Università di Chicago nel 1999, da allora decine di università hanno aderito alla rete e hanno contribuito a difendere migliaia di studiosi in tutto il mondo. Dal 2005, SAR e i partner collegati si sono strutturati in “sezioni” e “reti” costruendo una comunità globale impegnata ad aiutare gli studiosi e a promuovere la libertà accademica ovunque. Esistono ad oggi sezioni nel Regno Unito, Paesi Bassi, Irlanda, Norvegia, Canada, Svizzera, Svezia, Germania, Finlandia e Stati Uniti. Non solo, nel 2012 SAR ha lanciato un progetto di monitoraggio della libertà accademica – una collaborazione tra ricercatori che documentano gli attacchi all’istruzione superiore – con lo scopo di denunciare pubblicamente le violazioni e proteggere le persone vulnerabili. Nel 2015 è stato redatto il primo documento (Free to Think) che analizzava 333 attacchi (dal 2011 al 2015) in 65 paesi, dimostrando la pressante necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica. Nel 2018, in un solo anno, gli attacchi sono stati 294 in 47 paesi. Si tratta di violenze da parte di individui armati e gruppi contro campus o singoli studenti e studiosi; di detenzione illecita, pratiche illegali e persecuzioni per limitare ogni libera espressione accademica; di repressione di manifestazioni; di costrizione in campi di rieducazione dove è negata l’assistenza legale e praticata la violenza fisica e psicologica; di pressioni indebite da parte di attori statali e non statali che prevedono reclusione, licenziamenti di massa, azioni penali, restrizioni ai viaggi all’estero, rifiuto mirato di ingresso o uscita dal paese ed espulsioni; di minacce all’autonomia istituzionale, comprese le azioni statali per far chiudere le università e centri di ricerca. L’analisi dimostra che gli attacchi sono condotti da attori statali e non statali, in società democratiche e non: questa violenza non solo danneggia direttamente le persone, ma compromette il sistema di istruzione superiore riducendo il libero spazio di pensiero mettendo in discussione la condivisione di idee in modo libero e sicuro. SAR, anche attraverso il Free to Think, riesce a monitorare la libertà accademica e gli studiosi a rischio con l’obiettivo di proteggere gli individui più vulnerabili.

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