domenica
19 maggio 2019

08:57

Padova: “La mia Università è stata Auschwitz”, dialoghi con Edith Bruck

La scrittrice e regista di origine ungherese racconta la sua Shoah

Un tatuaggio che resta nell’anima, che segna un’identità ormai persa, non più persone ma semplici numeri nella follia razziale del Nazismo, Edith Bruck, scrittrice e regista di origini ungheresi ma italiana di adozione, porta sulle spalle il fardello della Shoah. Vittima due volte, della storia e dei suoi ricordi, ha sentito per tutta la vita il dovere morale di raccontare e raccontarsi.

Il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova in collaborazione con il Museo della Padova Ebraica e il Centro di Ateneo per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (CASREC), organizza “Dialoghi con Edith Bruck”, un convegno di due giornate dedicate interamente all’autrice.

Lunedì 11 marzo alle 18.30 al Museo della Padova Ebraica, in via delle Piazze 26, si terrà un incontro dal titolo “Raccontare il male, comporre il dolore” al quale presenzierà l’autrice.

I docenti di letteratura italiana dell’Università di Padova, Fabio Magro e Franco Tomasi, presenteranno due volumi: “La rondine sul termosifone” edito nel 2017 da La nave di Teseo, dolce e delicato racconto intimo dell’amore e dedizione per il marito Nelo Risi, scomparso nel 2015 dopo una lunga e straziante malattia; e “Versi vissuti. Poesie (1975-1990)” a cura di Michela Meschini, riassunto attraverso le parole della scrittrice: «Nascere per caso, nascere donna, nascere povera, nascere ebrea, è troppo in una sola vita».

Il secondo appuntamento sarà martedì 12 marzo alle 11.30 nell’Aula CAL 1 del Complesso Calfura, in Piazzetta G. Folena 1 a Padova, con il tema “Memoria, letteratura e cinema”.

Dopo i saluti istituzionali della Direttrice del Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova, Anna Bettoni, del Vicesindaco della città, Arturo Lorenzoni, e del Rabbino Capo Comunità Ebraica Padova, Adolfo Locci, Denis Brotto, di Storia del Cinema, Carlo Fumian, di Storia Contemporanea e direttore del CASREC, e Attilio Motta, di Letteratura Italiana, parleranno del duplice percorso di Edith Bruck come scrittrice e come regista.

«Noi sopravvissuti alla Shoah siamo inchiodati: vorremmo liberarci dal peso insopportabile di ciò che è stato e invece siamo costretti a riviverlo ogni volta. Delegati a testimoniare da chi avrebbe avuto il dovere di evitarcelo: quest’Europa che cancella i suoi sensi di colpa per lo sterminio degli ebrei non parlandone, e scaricando su noi vittime la responsabilità e il dolore della memoria. Una vera follia» racconta la Bruck.

Edith Bruck, autrice poliedrica, nata in una numerosa ma povera famiglia ebrea, venne deportata nei campi di concentramento in età giovanile. Dopo l’attraversamento di ben sette lager in un anno e una marcia della morte durata cinque settimane, fu liberata nel 1945. È scrittrice di numerosi romanzi nei quali racconta l’orrore vissuto, sceneggiatrice e regista. Nel 2018 ha ricevuto la laurea honoris causa in Informazione, Editoria e Giornalismo dall’Università di Roma Tre. «La mia università è stata Auschwitz» ha detto l’autrice.

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