domenica
19 maggio 2019

23:27

Giovanna Ricotta alla Giorgio Chinea Art Cabinet

“Sorprendimi – Giovanna Ricotta”, 11 Aprile 2019, ore 18.30, Gall. Cappellato Pedrocchi, Padova

Avevamo lasciato Giovanna Ricotta, o meglio, le sue spoglie artistiche “immortali”, a fine 2015 proprio a Padova, a Palazzo Pretorio di Cittadella. La Fondazione aveva infatti ospitato l’ultimo grande lavoro dell’artista ligure, ma milanese d’adozione, dal titolo: “Non sei più tu – Azione 0”, poi riprodotta al Mambo di Bologna “Non sei più tu. Azione 02” che ne ha anche acquisito l’opera principale, collocandola all’interno del suo percorso museale permanente.

L’eclettica artista – resa celebre dalle sue provocatorie e irriverenti performance, a pieno titolo inserita anche tra i grandi nomi della video arte – ha sempre lavorato sul corpo che nel 2015 consegna al pubblico condensato definitivamente in scultura; anzi, divenuto reliquia: un’elegantissima urna mortuaria nera contenente polvere di grafite.

E su questo nero assoluto, l’artista che viveva “sul tappeto performativo”, fa calare su di sé un lungo sipario di silenzio.

Dopo cinque anni, i riflettori si riaccendono. Torna oggi, più scintillante e glitterato che mai, il nuovo progetto installativo e performativo firmato Giovanna Ricotta, realizzato in esclusiva per la Giorgio Chinea Art Cabinet di Padova.

“Giovanna Ricotta rientra in pieno in quella particolare linea artistica che promuovo – spiega Giorgio Chinea Canale, giovane gallerista e curatore che alloggia i suoi artisti nel bow window dello storico Caffè Pedrocchi, in Galleria Cappellato Pedrocchi a Padova – visto che mi sono specializzato e formato proprio approfondendo quella che a mio avviso è la più estrema e la più contemporanea delle arti visive: la performance”.

Giovanna Ricotta torna quindi a sorprenderci con il suo nuovo progetto artistico, titolato: “SORPRENDIMI”. Un progetto che prevede tre installazioni e un’azione che la ricolloca nuovamente “sul tappeto performativo”.

L’appuntamento è per l’11 aprile alle 18.30: nelle tre vetrine della Giorgio Chinea Art Cabinet, Giovanna Ricotta esporrà tre suoi lavori dedicati all’iconicità assurta a simbolo: la Diva Hollywoodiana. Un lavoro nel quale l’opera si dà a partire dalla sua “cornice”.

Lasciamo il nero del suo penultimo lavoro, torna all’insegna della LUCE il nuovo lavoro di Giovanna Ricotta. Le tre opere sono inscritte all’interno di specchiere, oggetto cult e imprescindibile di ogni diva che si rispetti: lo specchio punteggiato di lampadine.

“Una cornice importante come può esserlo quella di un quadro barocco – spiega l’artista – ma sorprendentemente contemporanea. A sigillare una celebrazione, un ritratto”.

Perché l’immagine che dovrebbe riflettere lo specchio, grazie al cortocircuito concettuale di Ricotta, diventa un ritratto. Lo specchio diventa disegno. Lo specchio si fa disegno e, attraverso il segno, ci rimanda a quel che resta del corpo della diva.

La sua traccia, indelebile, resterà per sempre nel mondo. Come la sua firma – brand: GR.

Ma chi sono le tre dive scelte da Ricotta? “Nasce la scelta di affiancarmi a figure certe – spiega l’autrice – e così mi vengono incontro Anna Magnani, Isadora Duncan e Diamanda Galas”.

Anna Magnani, considerata una delle maggiori interpreti femminili della storia, attrice simbolo del cinema italiano, ha fatto del suo porsi in antitesi ai cliché l’emblema assoluto della diva. Magnani ha lavorato moltissimo sulla fisicità, concentrandovi la sua forza espressiva, che anticipava di gran lunga il corpo performativo dell’arte contemporanea, scevro da stereotipie, nudo, consapevole della sua potenza e portatore eroico di fragilità.

Isadora Duncan è stata invece una danzatrice statunitense. Anche Isadora libera il corpo dalle gabbie stilistiche, la danzatrice è infatti considerata tra le più significative precorritrici della “danza moderna”. Duncan danza la bellezza di una fisicità che si esprime nella sua primitiva potenza, senza cedere al compromesso del rituale estetizzante, recuperandone la primigenia autenticità.

E infine Diamanda Galas a chiudere il cerchio di queste tre antidive, massimamente dive. Diamanda usa la voce per un canto litania all’insegna della ricerca più audace. Le sue esibizioni pianistiche e vocali rientrano di diritto nell’ambito artistico della performance, dove il corpo dell’artista raggiunge quei confini, limiti estremi, che quasi trascendono l’umano.

In queste tre Dive, Giovanna Ricotta si rispecchia. Sono queste le tre dive – per l’artista, quasi dee – che Ricotta convoca al suo cospetto per il suo ritorno, altrettanto evocativo: Sorprendimi!

Immancabile l’azione performativa pensata da Ricotta per una riflessione pensata a compendio delle sue nuove opere. La performance sarà ospitata dalla scalinata della palazzina Pedrocchi, il lungo scalone che dal pronao neo gotico raggiunge il piano Nobile, la scalinata arredata con un sontuoso tappeto rosso.

La performance non poteva che titolare: “Diva”.

Una performance della durata di 11 minuti, accompagnata da un set acustico live creato site specific dal sound designer milanese Tony Light, e che verrà proiettata su grandi schermi grazie ad uno degli sponsor dell’evento, Bang & Olufsen Padova, di modo che tutto il pubblico presente possa goderne nel momento stesso in cui l’artista starà realizzando la sua performance.

Giovanna Ricotta, vestita da Diva, scenderà la scalinata costellata da lampadine, le stesse delle specchiere nelle sue opere. L’azione della performer torna sui lavori precedenti, dove il corpo performativo si muove sempre con gesti meccanici, robotici, scanditi da un tempo immobile che ne rallenta continuamente il movimento, imprimendo quindi grande forza all’azione.

Spiega l’artista: “Il movimento sarà dato da un impedimento, in questo caso avrò in mano un bicchiere da cocktail. E mentre, come una vera DIVA, scenderò le scale, farò anche un’azione SORPRENDENTE!”.

Anche in questa occasione il Birrificio Antoniano sponsorizza il beverage del party che seguirà il vernissage di “Sorprendimi”, l’11 aprile a partire dalle 18.30.

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Testo critico di Giorgio Chinea Canale per “Sorprendimi – Giovanna Ricotta” per la Giorgio Chinea Art Cabinet. 11 aprile 2019 ore 18.30. Ingresso libero

Il mio grande amore per la performance ha radici antiche. Al tempo del Dams ne ho fatto una tesi, incentrando il mio lavoro principalmente sulle azioni di artiste donne, in primis Marina Abramovic, l’artista culto di riferimento assoluto, la grandmother della performance art ( come ironicamente ama definirsi lei ), quella che costringe tutti gli altri performer ad avere a che fare col suo lavoro.

Per me la performance è un’arte eroica, ed è per questo che trovo assolutamente coraggiose le donne che lavorano in quest’ambito, in prima persona, col proprio corpo.

Il corpo è il tema centrale della performance, un corpo che da unico e privato si fa sociale, collettivo: perché tutti abbiamo un corpo, perché il corpo è di tutti.

Era dunque inevitabile che mi imbattessi – fisicamente e spiritualmente – con Giovanna Ricotta, artista performer underground di altissimo livello. Ricotta incarna la mia incondizionata passione per la performance ma anche l’altro mio grande amore: le eroine cinematografiche.

Le performance di Ricotta sono praticamente dei film, il taglio registico di “Fai la cosa giusta” ricorda il grande Quentin Tarantino, quello Pulp e super Cult di “Kill Bill”. In questa azione performativa l’autrice incarna il personaggio iconico e mitologico impersonato dall’attrice Lucy Liu. Vediamo Ricotta indossare un pennello katana e muoversi come un killer pericoloso nel suo “tappeto performativo”, sua privata e personale passerella, magistralmente glamour, vera Diva del Cinema.

Mentre nell’altra strepitosa performance che è “Toilette” la rivedo dentro alle magiche, oniriche, ironiche atmosfere tratteggiate nel 2006 dalla regista Sofia Coppola quando ci racconta di “Marie Antoniette”. Anche la damina cocainomane e ubriacona di “Toilette” che si prende gioco dell’arte contemporanea, è ampollosa e regale nel suo artificioso mondo di pizzi, borotalco, whisky e broccati.

Il marchio registico è poi quel GR, la firma di Giovanna Ricotta, le sue iniziali, quelle che imprime su ogni lavoro: il suo corpo che diventa “brand”, marchio di fabbrica.

Fino all’ultima grande performance, ben oltre di “Viale del tramonto”, quasi un “Le lacrime amare di Petra Von Kant”, dove la divina Ricotta celebra la sua discesa agli inferi seppellendosi dentro un’urna nera, piena di grafite. E il film si chiude su queste note nere. Cala una lunga notte che avvolge l’artista e la fa scomparire dalla ribalta.

Del resto, la stessa Abramovic un giorno ha dichiarato: la differenza tra teatro e performance? Nel teatro il sangue e la spada sono finti. Nella performance il sangue e la spada sono veri. E Giovanna Ricotta è una ragazza che fa sul serio. In quell’urna c’è lei.

Da quest’ultimo totale atto performativo di Ricotta sono passati 5 anni. Ed è per me, come gallerista e curatore, un’emozione pazzesca e una sfida incredibile, poterla avere oggi alla Giorgio Chinea Art Cabinet, riuscire a farla uscire dall’ombra in cui si era auto esiliata e farla tornare a risplendere, solo come una vera Diva può fare.

Nasce così SORPRENDIMI il progetto che Ricotta dedica alle Dive che più rispecchiano Ricotta: la Magnani, la Duncan e la Galas. Un’attrice, una ballerina, una cantante. E quindi le tre grandi arti performative per eccellenza.

Anche in questo caso la scenografia è fondamentale: i tre bow window della Giorgio Chinea Art Cabinet saranno allestiti come delle specchiere, proprio quelle che troviamo nei camerini delle dive. Una cornice di acciaio tempestata di lampadine bianche.

Dentro tre ritratti che Ricotta, amante del bianco e nero, suoi alfieri fedeli, fissa sulla carta.

Davanti alle vetrine, negli spazi dove di solito alloggiavano i manifesti sui quali collocavo altre opere degli artisti che di volta in volta ospitavo nella mia gallery, stavolta ci sarà un enorme specchio con al centro il suo marchio: GR.

Immancabile l’azione performativa collegata alle opere. Punta di diamante di tutto il lavoro.

Durante l’inaugurazione, Ricotta userà il tappetto rosso che scende le scale dal pronao neoclassico fino alle sale nobili del Pedrocchi – che per l’occasione sarà tutto costellato ai lati da tante lampadine bianche, come quelle delle specchiere – per la sua nuovissima, dirompente performance: DIVA.

Con un abito e pettinatura da Diva anni ‘50, uno dei suoi tanti travestimenti che tanto la avvicinano alle artiste contemporanee, pensiamo a Cindy Sherman ad esempio, Ricotta scenderà le scale con quei suoi caratteristici movimenti lentissimi e sincopati da carillon.

L’artista usa sempre il corpo rallentato, la postura artefatta delle damine del carillon, e questo imprime ancora più dinamismo e più forza all’azione performativa.

Ricotta scenderà le scale con un bicchiere da cocktail in mano. Man mano che scenderà le scale romperà delle lampadine.

Essendo le scale molto strette, mi avvarrò di un operatore televisivo che riprenderà l’artista live mentre sta performando e grazie alla Bang & Olufsen Padova, negozio con il quale è nata una importante collaborazione offrendosi loro come supporto agli artisti che promuovo, porteremo un maxischermo nel pronao del Pedrocchi, di modo che tutto il pubblico fuori possa vedere la performance nel momento stesso in cui avviene.

Ricotta ha pensato anche ad un accompagnamento musicale: del resto ogni Diva che si rispetti ha la sua colonna sonora.

Sono certo che questo straordinario lavoro di Ricotta sarà molto conturbante e provocatorio, affascinante e destabilizzante e mi aspetto molta curiosità, e non solo da parte della mia città.

Ricotta gode di fama internazionale, il suo nome è stampato nell’Olimpo delle arti audio visive.

Propone senz’altro opere complesse, ne sono consapevole, ma come Gallerista ho scelto di dare al mio lavoro un taglio preciso, senza compromessi, impegnandomi in prima persona per avvicinare la performance e l’arte contemporanea ai giovani collezionisti della mia generazione.

Grazie a Giovanna Ricotta realizzo anche un mio sogno: quello di poter ospitare e curare una grandissima STAR della performance. Un atto d’amore che devo all’arte, a Giovanna e a me stesso.

Perché l’amore non è mai negoziabile.


My Biography. By Giovanna Ricotta

Giovanna Ricotta, nata a Loano (SV) nel 1970, si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, nel 1994 e in breve tempo si è affermata come Artista e Performer presentando il suo lavoro in rinomati spazi espositivi italiani.

Dal 1997al 2015 ha lavorato con video, installazioni, foto, performance e disegni. Per Ricotta, l’arte è vita e il corpo è oggetto. Ricotta progetta i suoi lavori inserendo sempre un elemento provocatorio. Le sue opere hanno come centro il corpo, che per Ricotta non è altro che un mezzo, un media, per arrivare al concetto finale e alla conclusione di un processo riflessivo articolato e complesso.

Ha collaborato con curatori famosi tra i quali Silvia Grandi, Alessandra Galletta, Alessandra Galasso, Fabiola Naldi, Fabio Cavallucci, Guido Bartorelli, Francesca Alfano Miglietti,  e Renato Barilli; con numerose gallerie (Luciano Inga Pin e Placenta Arte Piacenza, Via Farini, Care of, Studio Ercolani… ) e importanti istituzioni artistiche quali il Mambo di Bologna, Alt Alzano Lombardo di Bergamo, Palazzo Pretorio Cittadella, Museo Remo Brindisi, Lido di Spina Ferrara, Castello di Rivara Torino, Università di Bologna e Fabbrica del Vapore Milano.

È stata docente di disegno all’ACME Accademia di Comunicazione Multimediale Europea a Milano.

Collaborazioni speciali: Lara Facco (Press Media Manager; Fondazione Nicola Trussardi) e Cristian Gangitano (Direttore artistico e Creativo, Curatore e Critico d’arte indipendente. Esperto di culture e arti pop giapponesi).

Molto importanti anche le collaborazioni con il regista Corrado Ravazzini, il fotografo Marcello Medici, il gruppo musicale milanese Riga, i Beautiful e lo scrittore Raoul Montanari.

Tra le sue opere, che prevedono sempre una componente installativa museale e una più dinamica che l’artista attiva con la performance, vanno senz’altro ricordate:

TOILETTE 2008: algida dama incipriata, che tra damina e giudice percorre un tappeto lunghissimo

bianco, con movimenti vezzosi e ottocenteschi. Una ironica e deliziosa critica al mondo dell’arte contemporanea, che si materializza in una INSTALLAZIONE: TOILETTE, finalmente giudice travestito da damina si fa osservare, giudicare e nel mentre giudica finalmente altezzosa e severa con tanto di inchini, arriva alla meta: lo specchio; dove si trucca con cipria, ma su tutto il naso facendo chiaro riferimento all’ uso di sostanze proibite che spesso possono essere utilizzate come maschera e finto potenziamento, poi il profumo se lo spruzza in bocca, come un cocktail, altra alterazione per un ulteriore illusione del non sentire, fino a marchiare lo specchio con il suo logo GR.

Il sottofondo sonoro che accompagna il tragitto è una voce preregistrata che declama parole in latino.

FAI LA COSA GIUSTA, 2010: Fai la cosa giusta è la metafora di un percorso interiore affrontato in tre fasi con relative identità. Il personaggio è una “Moto-Geisha-Samurai”, un corpo che affronta tre differenti passaggi: la coscienza del dover fare qualcosa, la fase intermedia della “follia” creativa e, infine, la disciplina, per arrivare alla meta compiendo la giusta azione. Il corpo-oggetto assume tre valenze diverse e tre differenti gestualità negli stadi della performance, proponendosi in ordine come Moto, come Geisha e come Samurai. Il rigore, la sintesi e la pulizia del gesto fanno riferimento al Giappone anche nel dualismo forte e netto del bianco e nero, mentre il maschile e il femminile appaiono legati insieme in un unico “corpo-macchina”: come una moto da GP questo corpo a tre dimensioni simboliche deve affrontare la pista e al contempo una sfida con sé stesso, come in una gara, per arrivare al traguardo facendo la cosa giusta. (Silvia Grandi)

FALENE, 2012: Il corpo è diviso in capo, torace, addome. L’immagine rappresenta l’insetto adulto che sfarfalla al termine dello sviluppo post-embrionale dall’ultima muta. Durante la vita cambiano radicalmente la struttura del corpo e le abitudini alimentari (Metamorfosi). È un processo di sviluppo per cui l’individuo assume il suo aspetto definitivo dopo una o più fasi in cui le sue sembianze sono completamente diverse, da larva ad adulto. Un corpo elevato a potenza per un cambio di dimensione e di gradi, con la perdita di un ordinamento rigido e con l’acquisizione di libertà e di piani. Nasce Falene.

NON SEI Più TU, 2015; L’oggetto nero (la stampa in 3D di un’urna) divora completamente la materia umana. Tre gigantografie raffiguranti la pelle dell’urna, l’interno: la grafite, la testa: il coperchio dell’ urna. (rimangono solo le iniziali dell’artista: GR). Così come nella società contemporanea il corpo è costretto a diventare virtuale, Giovanna Ricotta saluta il mondo dell’arte, saluta il corpo, per qualche momento, con uno dei suoi lavori più simbolici.

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