sabato
25 maggio 2019

17:23

Un libro in rete: Il sentiero stretto

Mercoledì 3 aprile 2019, alle ore 20.30, a Valdagno presso Palazzo Festari (Corso Italia n° 63) Pier Carlo Padoan in conversazione con Dino Pesole. Evento del Guanxinet in collaborazione con zordan shaping beauty

L’11 aprile del 2017 l’allora ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan durante il convegno inaugurale del Salone del Risparmio di Milano disse: “Il governo si è mosso dal 2014 nella consapevolezza di dover camminare verso un sentiero stretto, da una parte un debito cresciuto negli anni fino ad oltre il 130%, che richiedeva di essere stabilizzato – ed è stato stabilizzato attraverso un percorso di contenimento del deficit – ; dall’altra l’esigenza di una politica di stimolo all’economia reale che ha subito le conseguenze di una doppia recessione, profonda e prolungata. I progressi compiuti muovendosi su questo sentiero stretto sono incoraggianti e confermano che non esistono scorciatoie rispetto alla strategia intrapresa, a maggior ragione in una fase in cui rimane elevata l’incertezza politica a livello globale e non solo”. Una metafora, quella del “sentiero stretto”, così efficace da diventare il titolo del libro-intervista con Dino Pesole edito da il Mulino.

Padoan tratteggia i quattro anni da ministro dell’Economia prima con il Governo Renzi e poi con il Governo Gentiloni; fa un bilancio della sua esperienza e rivendica i risultati positivi ottenuti: dalla riduzione del debito, alla gestione della crisi bancaria, alla creazione di più di un milione di posti di lavoro, fino all’aver ottenuto maggiori margini di flessibilità dall’Europa.

Nonostante l’orgoglio di aver tirato fuori il Paese dalla crisi e di averlo incamminato verso la crescita, seppur più lenta rispetto ad altri stati europei, non mancano argomenti di autocritica rispetto all’azione di governo, per esempio sulla riforma della Pubblica Amministrazione e quella della “Buona Scuola”.

E allora perché il centrosinistra ha perso le elezioni del 4 marzo?

Padoan individua le ragioni della sconfitta, oltre che in alcuni errori: per esempio non aver saputo comprendere quelle che sono, a torto o a ragione, diventate le priorità degli italiani, vedi sicurezza e contenimento dell’immigrazione, anche nella difficoltà di svolgere una buona comunicazione per chi intraprende la strada riformista. Infatti persino la più grande riforma non si traduce immediatamente in un beneficio percepibile dal cittadino. Ci vorrebbe pazienza, ma questa è una qualità ormai rara in un paese in perenne campagna elettorale.

Noi, a proposito del successo nazional-populista suggeriamo un’altra risposta, ben descritta dal giornalista Christian Rocca nel suo ultimo saggio “Chiudete internet. Una modesta proposta” (Marsilio, 2019). Nel capitolo “Un mondo privo di senno”, sottotitolo “Il rincretinimento generale” scrive: “Un tempo eravamo tutti commissari tecnici della Nazionale e in giro non c’era essere umano che non fosse convinto di saperne di più, molto di più degli allenatori di calcio professionisti in fatto di tecnica e di sistemi di gioco. Non è cambiato niente, va ancora così e in fondo andrebbe anche benissimo se solo ci limitassimo al calcio o ad altri deliziosi passatempi. Il punto è che ci siamo allargati. Siamo diventati anche un popolo di costituzionalisti, biologi, meteorologici, criminologi ed esperti in flussi migratori e di incentivi al lavoro e di mille altre discipline di cui non sappiamo nulla. Ci siamo trasformati in una versione moderna del mussoliniano ‘un popolo di poeti artisti di santi di pensatori di scienziati di navigatori di trasmigratori’. Ma se quella era propaganda di regime, oggi pensiamo davvero di dover spiegare ai virologi come combattere la diffusione dei virus, agli ingegneri come costruire i ponti e ai banchieri centrali i rudimenti della politica monetaria. Il risultato è una religione di tipo nuovo, social, la cui dottrina della fede prevede che i dati di fatto non contino, al contrario delle teorie della cospirazione. […] Da Wikipedia ai ministri dei Cinque Stelle prevale l’ottusità del ‘questo lo dice lei’.”

Rocca non è un luddista e pur riconoscendo le grandi opportunità offerte da internet lancia un duro j’accuse che non può essere più ignorato.

Oggi che abbiamo l’incompetenza al potere si vedono chiaramente i tristi risultati dei cosiddetti “leoni da tastiera”. Con il governo giallo-verde l’Italia è tornata in recessione ed ha perso credibilità internazionale. Le parole in libertà, le sparate e le retromarce, degli esponenti della Lega e dei Cinque Stelle hanno fatto cadere la fiducia delle famiglie e delle imprese, con relativo blocco dei consumi e degli investimenti. Il nuovo governo, non si è limitato ad abbandonare il sentiero riformista, ma con furore barbaro ha cominciato a smontare le riforme dei precedenti governi.

Gli unici due provvedimenti del governo, il reddito di cittadinanza e pensione quota 100, sono confusi, costosi ed inefficaci, quando non dannosi. Per quanto riguarda il sostegno al reddito e le diseguaglianze Padoan afferma: “Vuole sapere qual è la vera arma contro la diseguaglianza? E’ il lavoro non certo i sussidi”. Anche “Pensione Quota 100” si sta rivelando un flop clamoroso, infatti non aumenterà l’occupazione giovanile.

Padoan alla fine indica due scenari futuri di segno opposto. Il destino però sarà anche nelle nostri mani, a partire dalle prossime elezioni europee, dove l’ex ministro auspica la vittoria delle forze progressiste ed europeiste.

Dal nostro punto di vista c’è poco da stare allegri.

Il sentiero stretto – con l’esperimento nazional-populista – si sta trasformando, per gli italiani, in una via Crucis, ma senza alcuna possibilità di resurrezione.  


Il sentiero stretto… e oltre. Conversazione con Dino Pesole (Il Mulino, 2019)

Ho ricevuto critiche da destra e da sinistra. Da destra hanno sostenuto che il debito non è stato ridotto, da sinistra che in realtà c’è stata troppa austerità e le riforme hanno indebolito il lavoro e l’occupazione. Ma proprio per questo confermo che è la strada giusta. Il sentiero stretto è imposto dai vincoli di finanza pubblica e dalle nostre rigidità strutturali, ma appunto ora occorre andare oltre.

Descrizione a cura della casa editrice il Mulino: In un momento di cambiamento delicato per l’Italia, il libro offre una discussione serrata sullo stato e sulle prospettive della nostra economia. Da questo dialogo scaturisce una riflessione aggiornata alla luce delle decisioni di politica economica assunte dal nuovo governo, con la revisione del quadro macroeconomico e la stesura della legge di bilancio. In questo quadro, un’attenzione particolare è dedicata alla compatibilità in termini economici delle misure portanti contenute nel cosiddetto «contratto di programma» Lega/Movimento Cinque stelle: dalla flat tax al reddito di cittadinanza e alla quota 100. Guardando al futuro, quali rischi corre l’economia italiana, quali errori non bisogna commettere, a quali riforme occorrerebbe dare priorità? Come aumentare il potenziale di crescita dell’economia? E come farlo all’interno di un sentiero che resta stretto e che potrebbe essere ancor più angusto, laddove si imboccasse una strada di radicale inversione di marcia rispetto a una attenta e prudente gestione del nostro debito pubblico?


Pier Carlo Padoan è stato professore ordinario di Economia alla Sapienza – Università di Roma, vice segretario generale e capo economista dell’Ocse, direttore esecutivo italiano al Fondo monetario internazionale, con incarichi di consulenza per la Banca mondiale, la Commissione europea e la Banca centrale europea. È stato consigliere economico dei presidenti del Consiglio Massimo D’Alema e Giuliano Amato e inoltre ministro dell’Economia e delle Finanze dei governi Renzi e Gentiloni. Attualmente è deputato eletto a Siena nelle liste del Pd.

Dino Pesole giornalista, editorialista del «Sole 24 Ore», è autore di saggi sulle tematiche dei conti pubblici. È stato responsabile dell’ufficio stampa dell’Autorità garante della Concorrenza e del mercato ed è conduttore per Radio24 della trasmissione «A conti fatti, la storia e la memoria dell’economia».

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