lunedì
27 maggio 2019

11:56

Un libro in rete: Per amor proprio

Lunedì 13 maggio 2019, alle ore 20.30, presso Palazzo Festari, Corso Italia n°63 – Valdagno (VI) il giornalista Federico Fubini, autore del libro “Per amor proprio. Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa (e di vergognarsi di sé stessa” (Longanesi, 2019) in dialogo con l’imprenditore Maurizio Zordan. Introduce e coordina Marco Mari. Evento del Guanxinet

Nel suo ultimo libro Federico Fubini conduce il lettore in un viaggio fra Roma, Budapest, Atene  e la “perfida Albione” abitata dal demone della Brexit. Lo fa partendo dalla sua esperienza personale, quando giovane giornalista precario frequentava Strasburgo, sede di diverse istituzioni europee, tra cui il cui il Parlamento. Fubini racconta come da allora tanto sia cambiato, a partire dalla percezione degli italiani sull’Europa. Un’analisi quasi psicologica, in cui emergono tutti i nostri complessi di inferiorità. In Italia, e non solo, eravamo convinti che l’Unione fosse la panacea di tutti i nostri mali. Inoltre pensavamo che copiando le realtà virtuose come la Germania, anche noi, brutti anatroccoli ci saremmo trasformati in cigni. Al risveglio invece ci siamo ritrovati come eravamo e soprattutto più “cattivi”. “Come Nino Manfredi in Pane e cioccolata – spiega Fubini – [gli italiani] hanno scoperto che non bastava camuffarsi da nordici con i grandi baffi biondi per diventare davvero tali”  e continua “Un modello distante e irraggiungibile crea solo frustrazione”.  E proprio a partire da questa constatazione di impotenza che sono entrati in scena i vari Salvini e Di Maio, i sovranisti e i nazional-populisti. Con tutta la loro mediocrità – di cui peraltro si fanno vanto – hanno portato al potere il politicamente scorretto,  la mancanza di rispetto per le stesse Istituzioni che rappresentano, l’ignoranza del “questo lo dice lei”. Donald Trump, uno dei punti di riferimento dei nuovi barbari, conscio di questo insperato potere, ha affermato candidamente: “Potrei sparare a uno per strada e non perdere consensi”. Dispiace ammetterlo, ma è vero. Salvini, come quando era deputato europeo, continua anche oggi, nelle vesti di ministro, ad essere un assenteista ai più importanti vertici europei a cui è chiamato, anche quando riguardano temi che gli interessano, come quello dell’immigrazione. Conta di più impegnarsi nella perenne campagna elettorale, indossare una nuova felpa, strizzare l’occhio ai nipotini delle camicie nere e scattare selfie piacioni. Nella nuova era sovranista anche la coerenza è morta, lo slogan “Prima il Nord!” si è trasformato in “Prima l’Italia!”, …chissà, magari in futuro diranno strumentalmente “Prima l’Europa!”. Nella tanto vituperata prima repubblica Alcide De Gasperi diceva: “Un buon amministratore pubblico è colui che promette in campagna elettorale un po’ meno di quello che è sicuro di poter realizzare”. Invece nella fantomatica “Terza Repubblica” si promette soprattutto quello che non si può realizzare. Ricordiamo tra le tante promesse miracolistiche il taglio delle accise sulla benzina da proporre al primo Cdm, baluardo elettorale della Lega. Promessa svanita nel nulla ed intanto il prezzo della benzina è salito alle stelle. Ma questo l’elettore, come Alice, non lo sa… o finge di non saperlo; basta infatti una foto al muro – della vergogna aggiungiamo noi – contro i migranti, in compagnia del sodale Orban, o un post contro i rom  per eccitare i più beceri istinti di un popolo alla deriva. L’obiettivo, per conservare il potere, è scatenare la guerra tra i poveri. Nel gioco dello scaricabarile la colpa del proprio insuccesso è sempre di qualcun altro, una volta si chiama sinistra, un’altra volta ebrei, gay, negri o zingari e un’altra volta ancora Europa. Viene in mente la discussione tra il coraggioso ragazzino di Torre Maura Simone che ha avuto il coraggio di dire “no al razzismo” in faccia ad un arrogante esponente di Casapound, che a supporto delle sue tesi discriminatorie ha piagnucolato sulla situazione della moglie che si alza alle quattro e mezzo di notte per andare a lavorare, …come se fosse colpa dei rom. Purtroppo questi fascisti del terzo millennio, come i fascisti del ventennio, sono le solite guardie bianche del potere. La stessa arroganza fascista ha colpito anche la giovane Greta Thunberg, colpevole di essere divenuta un simbolo della cura dell’ambiente, ovvero del futuro di tutti. Una nota giornalista ha dichiarato “La metterei sotto con l’auto”, una cantante del passato: “Mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror” e ciliegina sulla torta il quotidiano Libero ha titolato : “Vieni avanti Gretina. La rompiballe va dal Papa”. In una società gerontocratica essere giovani e pensanti è un peccato imperdonabile. Lo stesso stigma – racconta Fubini nel suo libro – ha colpito Blanka Nagy, liceale ungherese, che è salita agli onori delle cronache per aver gridato in un microfono, durante le proteste contro gli straordinari obbligatori, “Non è la peste, non è l’ebola, non è la mucca pazza, è un po’ tutte queste cose insieme. Noi la chiamiamo Fidesz (il partito di governo del premier Victor Orban, ndr)”. E poi i giovani britannici che in maggioranza hanno votato il “Remain”. E’ proprio il caso di dirlo: I giovani salveranno il mondo! Nel frattempo dobbiamo sopravvivere in questo mondo che si avvicina al peggiore dei mondi possibili. Il concetto di immaturità ormai non è più anagrafico ma civile. Fubini infatti critica sia gli anti-europeisti sia gli europeisti acritici. E fa anche un’onesta auto-critica, ricordando quando evitò di pubblicare un articolo sulla scomparsa di 700 non nati durante la crisi greca, per non essere strumentalizzato dalle parti in causa. Un mea-culpa che ha ridato fiato alle trombe dei tuttologi del web, a quelli che pontificano sui complotti  e i mali del mondo da una spiaggia o senza muovere il culo dalla scrivania. Senza dimenticare le volgari accuse di certi giornalisti, senza arte né parte, frustrati per il successo altrui, il cui unico merito è quello di essere saliti sul carro del vincitore ed aver vinto un seggio al Parlamento, impegnati ad aizzare i loro followers contro il nemico di turno. Il 26 maggio si svolgeranno le elezioni europee e Fubini avverte: “La scelta per l’Italia non è fra accettare l’integrazione europea e restare una nazione sovrana. La scelta è fra Europa e impero: impero degli altri, qualche impero più lontano e meno democratico al quale finiremmo col doverci sottomettere”. 


Federico Fubini, “Per amor proprio. Perché l’Italia deve smettere di odiare l’Europa (e di vergognarsi di sé stessa” (Longanesi, 2019)

Dalla seconda di copertina: La politica nel nostro paese è piena di odio e colpi bassi, ma tutti riconosciamo nell’Italia la nostra identità comune. Dobbiamo accettare che lo stesso valga per l’Europa, perché è la nostra realtà del ventunesimo secolo. Rendere tabù qualunque dubbio sulle scelte di Bruxelles¸ come fanno gli europeisti a ogni costo secondo i quali noi italiani abbiamo sempre torto e gli altri sempre ragione, non ha fatto che regalare il monopolio della critica a chi l’Europa vuole distruggerla. E rendere tabù l’amor proprio nazionale ne ha lasciato l’esclusiva a chi lo usa come una clava. Per l’Italia, invece, la scelta non è fra Bruxelles e la via sovranista, ma fra l’integrazione con gli europei e la sottomissione all’impero degli altri: russi, cinesi, americani o i colossi del Big Tech. Per gli italiani è arrivato il momento di capire che se vogliono davvero fare i propri interessi devono imparare a rivendicarli con forza e determinazione, senza che questo significhi in alcun modo indebolire o distruggere il sistema europeo. Per farlo occorre però prima di tutto togliere l’Europa ai sovranisti e agli europeisti di professione, per restituirla ai nostri figli, e a noi stessi. Senza arroganza, né complessi di inferiorità. Per amor proprio è un saggio sulla crisi d’identità di noi italiani e il bisogno di ritrovare il senso del nostro posto in Europa.


Federico Fubini, è vicedirettore ad personam del “Corriere della Sera”, dove si occupa prevalentemente di economia e finanza. Fra il 2013 e il 2015 è stato inviato ed editorialista di “Repubblica”.

Maurizio Zordan, è Amministratore Delegato di Zordan Srl sb, una delle prime Società Benefit in Italia, e di Woodways International, succursale di Zordan srl situata in Michigan (USA).

Marco Mari, è co-fondatore di Italia Innovation srl, organizzazione internazionale per lo sviluppo dell’economia manifatturiera. Amico del Guanxinet.

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